Test su animali: le alternative secondo i vivisettori

L’Istituto Mario Negri si vanta di essere in prima linea nella promozione dei metodi alternativi, ed ha organizzato nei giorni scorsi anche un convegno sull’evoluzione dei metodi in silico (al computer) e la loro  concreta applicazione per simulare e comprendere gli effetti delle sostanze chimiche, le loro proprietà tossicologiche e ambientali.

Purtroppo però, nel nostro Paese, chi parla di metodi alternativi e coloro che utilizzano animali sono gli stessi soggetti, che esprimono quindi un parere di parte e forniscono informazioni prive di oggettività, considerati gli ovvi interessi vincolati al lavoro che fanno. 

E’ fondamentale che si parli di alternative, cosa prevista oltretutto dalla legge, ma sarebbe corretto dare voce a chi lavora in questo campo e non sentire, sempre e solo, la “campana” di chi fa vivisezione. Come per i numerosi convegni su questo tema, dove il palco di relatori è costituito solo da chi lavora, ben che vada, sulla riduzione del numero di animali, lasciando i modelli più innovativi, totalmente senza animali, relegati nell’angolo come fossero rappresentanti di una scienza di serie B.

Lo stesso Garattini (Direttore dell’Istituto organizzatore), nel comunicato ufficiale relativo al convegno, afferma “Gli animali utilizzati ogni anno nel nostro stabulario sono passati dagli oltre 120.000 di qualche decennio fa, a meno di 15.000” e una domanda sorge spontanea, quindi per tutti questi anni si potevano risparmiare centinaia di migliaia di vite, uccise e torturate solo per pressapochismo?

Atteggiamento in linea con quanto avvenuto recentemente relativamente a centinaia di topi dell’Istituto di Santa Maria Imbaro (Chieti) che sarebbero stati soppressi dopo l’annuncio di crisi economica e occupazionale della struttura (link alla notizia sul sito)
 

Michela Kuan
Biologa responsabile LAV Vivisezione