La sfida è creare le condizioni perché i cani che possono vivere liberi sul territorio riducendo le situazioni di rischio sia per loro sia per le persone.
Dopo mesi di lavoro con Comuni e Servizio Veterinario, il nostro progetto entra nella fase operativa. L’obiettivo non è semplicemente catturare e sterilizzare i cani, ma costruire un modello di convivenza che permetta loro, quando le condizioni lo consentono, di continuare a vivere liberi, tutelati e in sicurezza nell’ambiente e nei gruppi sociali di cui fanno parte da anni.
Nell’area delle cave tra Tivoli e Guidonia vive da anni una popolazione di cani liberi. La maggior parte sono nati e cresciuti lì, si sono organizzati in gruppi sociali e hanno sviluppato competenze che consentono loro di vivere in quell’ambiente mantenendo una notevole distanza dalle persone.
Il censimento che abbiamo commissionato e realizzato sia nel febbraio scorso che nell’ultima settimana ha stimato una popolazione complessiva di circa 60 animali, compresi alcuni cani di proprietà lasciati liberi di vagare. L’osservazione sul campo ha evidenziato, per molti dei cani liberi, caratteristiche tipicamente ferali, con distanze di fuga anche di 30-40 metri e buone competenze comunicative all’interno dei gruppi.
È da questa realtà, da questi cani, dalle loro caratteristiche e dal territorio in cui vivono, che nasce il nostro progetto “Cani liberi e accuditi”, presentato pubblicamente nel febbraio scorso. Da allora abbiamo lavorato per superare le criticità amministrative e normative emerse e per definire insieme agli enti competenti le condizioni necessarie alla sua realizzazione. Oggi siamo finalmente prossimi all’avvio della fase operativa.
Gestire una popolazione di cani liberi, non cancellarla dal territorio
Quando si parla di cani vaganti, la soluzione apparentemente più immediata può sembrare quella di catturarli e portarli tutti in canile. Ma togliere i cani dal territorio non significa necessariamente tutelarli.
Molti dei cani delle cave sono ferali o semiferali, non sono abituati alla stretta convivenza con le persone e vivono da anni all’interno di gruppi sociali e in un ambiente che conoscono. Per un cane con queste caratteristiche, la prospettiva di essere catturato e trascorrere il resto della propria vita in un box, con possibilità di adozione estremamente ridotte o inesistenti, può significare una condizione permanente di confinamento incompatibile con le sue necessità etologiche. Il canile, quindi, non può essere considerato automaticamente una messa in sicurezza. Per un cane ferale si trasforma in una reclusione a vita.
La sfida è un’altra: creare le condizioni perché i cani che possono vivere liberi sul territorio e possano continuare a farlo in una popolazione stabile, controllata e accudita, riducendo le situazioni di rischio sia per loro sia per le persone.
La sterilizzazione è uno degli strumenti fondamentali di questa gestione. Un intervento intensivo, rivolto a una quota molto elevata della popolazione, permette di limitarne la crescita attraverso nuove nascite e di mantenerne nel tempo una consistenza numerica sostenibile. Il progetto è stato costruito proprio secondo un approccio di gestione della popolazione canina basato su censimento, sterilizzazione, identificazione, controllo sanitario e monitoraggio. Perché i cani vengono reimmessi
La reimmissione non è il ritorno alla situazione precedente all’intervento. Ed è soprattutto importante non confonderla con l’abbandono. I cani che, dopo le valutazioni sanitarie e comportamentali, risulteranno idonei a continuare a vivere liberi saranno riportati sul territorio, nel gruppo sociale di provenienza. Questa scelta consente di preservare relazioni, competenze e riferimenti costruiti dagli animali nel corso degli anni. Le procedure prevedono infatti che il rilascio avvenga nel luogo di cattura proprio per favorire il reintegro nel gruppo familiare e ridurre il rischio di dispersione. Da quel momento quei cani saranno parte di un sistema organizzato di gestione.
Saranno sterilizzati, identificati con microchip e registrati all’Anagrafe Canina. Saranno riconoscibili anche visivamente grazie ad apposite marche auricolari e inseriti in un programma continuativo di monitoraggio sanitario e comportamentale. I volontari incaricati controlleranno la presenza degli animali, il loro stato di salute, eventuali criticità e l’arrivo di nuovi soggetti. Essere liberi non significa essere lasciati soli.
Anche alimentare correttamente significa tutelare
Un altro elemento fondamentale è la gestione dell’alimentazione. Lasciare cibo in maniera incontrollata in molti punti diversi non significa necessariamente prendersi cura dei cani. In un progetto di gestione di una popolazione libera, scegliere con cura i punti di alimentazione è essenziale per poterli tutelare, osservare, controllarne le condizioni, accorgersi dell’arrivo di nuovi soggetti e, soprattutto, orientarne la presenza verso luoghi sicuri.
Per questo, dopo la reimmissione, cibo e acqua saranno distribuiti da volontari autorizzati in punti individuati insieme agli enti coinvolti, mantenendo un’adeguata distanza da abitazioni, viabilità e altre aree sensibili.
Nella fase preparatoria alle catture, inoltre, la gestione dell’alimentazione ha una funzione specifica. Per circa 30 giorni i sistemi di cattura vengono lasciati disattivati e i cani vengono gradualmente abituati, con il supporto dei volontari locali, a entrare al loro interno per alimentarsi. Fototrappole e sistemi di monitoraggio permettono di verificare quali animali entrano e quali rimangono più diffidenti. Solo nell’imminenza della cattura la quantità di alimento viene temporaneamente ridotta secondo un protocollo prestabilito.
Non significa affamare i cani. Significa creare le condizioni per catturare animali estremamente diffidenti nel modo meno invasivo e traumatico possibile, limitando il ricorso a tecniche più rischiose come la telenarcosi, che il progetto prevede infatti di utilizzare solo quando strettamente necessario.
Ogni cane avrà il percorso più adatto alle sue esigenze
Reimmettere i cani che possono continuare a vivere liberi non significa, però, stabilire a priori che tutti debbano tornare nelle cave. Ogni animale catturato sarà sottoposto a valutazione sanitaria e comportamentale. Saranno considerate le sue caratteristiche individuali, le modalità di relazione con le persone e con gli altri animali, il grado di socializzazione, la risposta alla manipolazione, il contesto di vita e l’appartenenza al gruppo sociale di provenienza.
Da queste valutazioni potranno derivare percorsi diversi.
I cani idonei saranno reimmessi. Quelli che necessitano di cure urgenti resteranno in strutture adeguate per il tempo necessario. Gli individui che, dopo un’effettiva valutazione professionale, risulteranno in difficoltà a vivere liberi sul territorio e compatibili con un percorso di vita in famiglia saranno avviati all’affidamento e all’adozione. Per i cani che presentano condizioni incompatibili con la reimmissione saranno individuati percorsi adeguati alle loro specifiche necessità.
Non basta che un cane si avvicini a una persona o accetti del cibo per poter concludere che sia pronto per una vita domestica. Allo stesso modo, vivere libero non significa necessariamente vivere male. La tutela deve partire dall’individuo: dalla sua storia, dalle sue competenze, dalle sue relazioni e da ciò che può davvero garantirgli una buona qualità di vita.
Cani liberi e accuditi: una convivenza possibile
Il progetto, quindi, non finirà con l’ultima sterilizzazione. La popolazione continuerà a essere monitorata nel tempo. Saranno verificati il numero e la presenza dei cani, le loro condizioni di benessere, eventuali nuovi ingressi. Le procedure potranno essere aggiornate sulla base dei risultati e delle criticità riscontrate in questa prima fase operativa.
L’obiettivo è arrivare a una popolazione numericamente stabile, identificata e conosciuta, accudita attraverso punti di alimentazione e abbeveraggio controllati e monitorata affinché i gruppi possano permanere in aree compatibili con la loro presenza e lontane, per quanto possibile, da strade e altre situazioni di pericolo.
Non vogliamo sostituire la libertà con un box quando non è necessario. Vogliamo creare le condizioni perché questi cani possano continuare a vivere nell’ambiente che conoscono, mantenendo i propri gruppi sociali e le proprie competenze, ma con una tutela che fino a oggi è mancata: sterilizzazione, cure, identificazione, alimentazione controllata e monitoraggio.
Siamo alla vigilia dell’avvio operativo del progetto dedicato ai cani liberi che vivono da anni nell’area delle cave di Tivoli e Guidonia. Dopo mesi di lavoro per costruire, insieme agli enti coin... LEGGI I DETTAGLI
Siamo alla vigilia dell’avvio operativo del progetto dedicato ai cani liberi che vivono da anni nell’area delle cave di Tivoli e Guidonia. Dopo mesi di lavoro per costruire, insieme agli enti coinvolti, un intervento che ne tuteli il benessere e la libertà, sul territorio è già iniziata, con la collaborazione dei volontari, la fase preparatoria alle catture.
Da alcune settimane abbiamo posizionato delle gabbie di cattura che vengono lasciate aperte e inattive, con il cibo al loro interno, affinché i cani possano abituarsi gradualmente a entrarvi senza paura. È un passaggio fondamentale: quando inizieranno le operazioni, ci permetterà di catturare animali ferali e molto diffidenti riducendo al minimo stress e modalità di intervento più invasive.
Nei giorni scorsi, però, due di queste gabbie sono state rimosse dalla loro posizione, gettate in un fosso e danneggiate.
Non si tratta semplicemente del danneggiamento di due attrezzature. Interferire con questa fase significa ostacolare un lavoro costruito proprio per proteggere i cani e rendere le operazioni di cattura il più possibile rispettose del loro benessere. Significa mettere a rischio mesi di preparazione proprio mentre il progetto sta per entrare nella sua fase operativa.
Il nostro obiettivo è chiaro: tutelare questi cani permettendo, quando le loro condizioni lo consentono, che continuino a vivere liberi nel territorio che conoscono da anni e nei loro gruppi sociali, anziché essere condannati a una vita in canile. Per farlo occorre però gestire questa popolazione: sterilizzare e identificare i cani, garantire loro alimentazione e monitoraggio sanitario, mantenere i gruppi in aree sicure e lontane dai pericoli e intervenire quando un animale ha bisogno di cure o di un percorso diverso.
È un progetto complesso, che richiede collaborazione, competenza e rispetto. Danneggiare gli strumenti necessari a realizzarlo non aiuta i cani: rende più difficile tutelarli.
Noi continueremo il lavoro avviato, insieme alle istituzioni, ai professionisti e ai volontari che stanno collaborando sul territorio, per difendere la possibilità che questi cani continuino a vivere liberi, ma finalmente tutelati e accuditi.
Presentato oggi a Tivoli presso
la Sala Consiliare del Comune il progetto “Cani liberi e
accuditi” frutto del protocollo sottoscritto tra il Comune stesso... LEGGI I DETTAGLI
Presentato oggi a Tivoli presso
la Sala Consiliare del Comune il progetto “Cani liberi e
accuditi” frutto del protocollo sottoscritto tra il Comune stesso e
LAV.
Il progetto si occuperà di censire,
prelevare, sterilizzare e rilasciare i numerosi cani
liberi stanziali nel territorio comunale, in particolare nella zona delle cave.
Presenti in conferenza stampa il Sindaco di Tivoli Mario Innocenzi, l'Assessore all’Ambiente Gianfranco Osimani, il
Presidente della Commissione Ambiente Massimiliano Asquini e il Delegato
alla Tutela Animali Antonello Livi, per LAV Ilaria Innocenti
responsabile Ufficio rapporti istituzionali, Alessandra Ferrari responsabile
area animali familiari e Beatrice Rezzaghi responsabile unità di emergenza
LAV, per Stray Dogs International Project che ha curato il primo censimento
dei cani Lorenzo Niccolini.
Insieme a LAV stiamo affrontando il tema del randagismo canino. Ringrazio tutti i membri dell'Amministrazione, gli uffici comunali ed i rappresentanti dell'associazione per aver condiviso insieme un percorso che oggi abbiamo presentato alla cittadinanza. Una convenzione senza oneri per il Comune, al fine di avviare un programma strutturato di cattura, identificazione, sterilizzazione e successivo rilascio dei cani liberi accuditi, nel pieno rispetto della normativa vigente. Un modello che punta sulla prevenzione, sul contenimento delle nascite e su una gestione controllata e monitorata del fenomeno, riducendo nel tempo le criticità legate alla convivenza e alla sicurezza. Un passo concreto, costruito con serietà, per affrontare un problema reale con strumenti adeguati e con una visione di lungo periodo Mario Innocenzi, Sindaco di Tivoli
Siamo felici di questo protocollo e dell’avvio del progetto, che ha l'obiettivo di intervenire in una situazione critica e nota da anni al fine di migliorare le condizioni di vita e di accudimento dei cani liberi e contenerne il numero tramite la sterilizzazione, così da evitare il loro accalappiamento e la detenzione in canile a discapito del loro benessere. Si tratta infatti di cani non socializzati con le persone, quindi difficilmente adottabili, che verrebbero condannati ad una vita di reclusione e deprivazione in gabbia, con mantenimento a carico del ComuneAlessandra Ferrari,
responsabile Area animali familiari di LAV
La letteratura scientifica internazionale è chiara: per stabilizzare e poi ridurre una popolazione canina non conta quanti cani sterilizzi in totale, ma in quanto tempo lo fai. Il nostro obiettivo è un tasso di sterilizzazione dell'70/75%. Per effettuare questa operazione, complessa per morfologia del territorio e diffidenza da parte dei cani, è necessario introdurre un sistema logistico che comprende anche tecnologie avanzate.Beatrice Rezzaghi, responsabile dell’Unità di Emergenza
LAV.
L’inizio delle attività è previsto per fine marzo
e verrà allestito un ospedale da campo che permetterà ad operatori e
personale medico veterinario di operare ad alti volumi in poco
tempo.
Con il Comune di Tivoli auspichiamo la buona riuscita
dell'iniziativa per cui sarà necessaria la collaborazione dei volontari locali
e di tutti i cittadini sensibili perché i cani possano vivere sul
territorio seguiti e correttamente accuditi.