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“Cani Liberi e Accuditi”: conclusa la prima fase operativa assieme ai comuni di Tivoli e Guidonia

L'obiettivo è un modello di convivenza che permetta ai cani di vivere liberi, accuditi e in sicurezza.

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Ultimo aggiornamento

venerdì 02 ottobre 2026

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Quella appena conclusa è soltanto la prima fase

50 cani, 23 femmine e 27 maschi. Sono i cani liberi delle cave di Tivoli e Guidonia che abbiamo sterilizzato durante la prima fase operativa del progetto, dal 24 settembre al 1° ottobre. Per ciascuno di loro il nostro intervento non si è limitato alla sterilizzazione. Ogni cane è stato visitato, identificato, sottoposto ai trattamenti veterinari previsti e seguito durante il risveglio e per le successive 24-48 ore, prima di tornare nel proprio territorio.

Ma lavorare con cani nati e cresciuti liberi richiede modalità diverse da quelle che utilizzeremmo con un cane abituato alla vita in famiglia.

Dalla cattura alla visita veterinaria

Una volta catturati, i cani sono stati trasportati al campo base, dove avevamo allestito una struttura veterinaria da campo per poter effettuare in sicurezza tutte le procedure sanitarie.

Per ogni cane abbiamo creato una scheda sanitaria individuale, registrando le caratteristiche dell'animale, le condizioni al momento dell'arrivo, la zona e il punto di cattura e, successivamente, tutti i farmaci e i trattamenti somministrati. Ogni cane è stato inoltre identificato con microchip intestato al Comune di appartenenza e con una marca auricolare, che permette di riconoscere anche a distanza gli animali già censiti e sterilizzati.

Le marche auricolari saranno registrate in un apposito registro comunale e associate al numero di microchip che identifica individualmente ciascun cane nell'anagrafe canina. Questo significa che i cani che tornano liberi sul territorio non sono cani “di nessuno abbandonati a loro stessi”: sono animali censiti, identificati e riconoscibili, dei quali conosciamo provenienza e storia sanitaria.

Sterilizzazione, prevenzione e controllo sanitario

Tutti i 50 cani sono stati sottoposti a sterilizzazione chirurgica. A tutti è stato somministrato un antibiotico a lungo rilascio e sono stati somministrati farmaci antinfiammatori e antidolorifici, sia in concomitanza con l'intervento sia prima della reimmissione sul territorio.

Nei casi in cui durante la visita o l'intervento sono state riscontrate condizioni che richiedevano un'attenzione ulteriore – come mucometra, piometra o presenza di feti ritenuti in addome – è stato somministrato un ulteriore antibiotico a lungo rilascio, con una copertura di circa due settimane.

Tutti i cani hanno inoltre ricevuto un trattamento antiparassitario a lunga durata, con protezione fino a un anno.

Le condizioni generali della popolazione che abbiamo incontrato sono risultate nel complesso buone: sono stati osservati pochissimi casi di parassiti esterni o di magrezza marcata. Il 16% dei cani è risultato positivo al test per la Leishmania. La positività all'infezione non equivale automaticamente a malattia clinica: la valutazione e l'eventuale trattamento dipendono dalle condizioni del singolo animale e dagli ulteriori accertamenti necessari.

Per questo anche questi cani saranno inseriti nel percorso di monitoraggio sanitario previsto dal progetto. Come ogni procedura chirurgica che preveda un’anestesia, anche la sterilizzazione comporta un margine di rischio, che deve sempre essere valutato e bilanciato con i benefici attesi.

Nel caso di questi cani, significa considerare anche ciò che comporterebbe non intervenire: gravidanze e parti ripetuti, allattamenti, accoppiamenti, possibili infezioni, nuove cucciolate e un progressivo aumento della popolazione, con conseguenze sul benessere degli animali e sulla possibilità di garantire loro una gestione sostenibile sul territorio.

Senza un controllo delle nascite, inoltre, molti dei cuccioli rischiano, come successo molte volte in passato, di essere prelevati dal territorio e di finire in canile.

Perché i cani sono rimasti in degenza per 24-48 ore?

Dopo l’intervento, ogni cane è stato trasferito nell’area di degenza post-operatoria e sorvegliato costantemente per un periodo compreso tra le 24 e le 48 ore, in base alle sue condizioni e alla valutazione veterinaria.
I cani non sono mai rimasti soli: anche durante la notte erano sempre presenti almeno due persone incaricate di controllare il risveglio dall’anestesia, il comportamento e le condizioni generali. Al termine del periodo di degenza e dopo aver verificato le condizioni del singolo animale, i cani sono stati riportati esattamente nelle aree dalle quali erano stati prelevati.

Perché non trattenerli più a lungo? Perché più tempo in cattività non significa necessariamente maggiore tutela.
Questi non sono cani abituati a vivere in casa, a essere manipolati dalle persone o a uscire al guinzaglio. Sono cani semi-ferali, alcuni con una distanza dall’essere umano ancora maggiore, nati e cresciuti liberi e abituati a muoversi autonomamente all’interno del proprio territorio e del proprio gruppo sociale.

Trattenerli per giorni all’interno di una gabbia o di un box significherebbe sottoporli a una condizione per loro fortemente innaturale. E non possiamo gestirli come faremmo con un cane di famiglia: non possiamo semplicemente mettere loro pettorina e guinzaglio e portarli fuori per camminare, urinare e defecare.

Questo ha conseguenze molto concrete anche sul recupero post-operatorio. Molti cani con queste caratteristiche, infatti, tendono a non fare i propri bisogni all’interno dello spazio ristretto nel quale sono temporaneamente contenuti. Lo abbiamo osservato direttamente durante questa prima fase: al momento della reimmissione, molti cani hanno urinato a lungo non appena usciti dalla gabbia, in alcuni casi anche per circa un minuto.

Dopo un’anestesia e un intervento chirurgico è importante favorire il progressivo ritorno alle normali funzioni fisiologiche, compresi movimento, minzione, idratazione e alimentazione. Una permanenza prolungata in un ambiente confinato può invece diventare controproducente per animali che vivono questa condizione con un livello di stress molto elevato.

Lo stress può infatti incidere anche sull’assunzione di acqua e cibo: cani semi-ferali sottoposti a una contenzione prolungata possono rifiutarsi di alimentarsi e, in alcuni casi, bere poco o non bere affatto, rallentando così proprio quel recupero che si vorrebbe favorire trattenendoli più a lungo.

Per questo, nella gestione post-operatoria è necessario bilanciare le esigenze cliniche con quelle comportamentali e di benessere del singolo animale. Una volta superata in sicurezza la fase immediatamente successiva all’intervento, completato il periodo di osservazione e verificate le condizioni cliniche, prolungare la permanenza in gabbia in assenza di una necessità sanitaria non avrebbe significato necessariamente proteggere maggiormente il cane: avrebbe potuto, al contrario, aumentarne lo stress e ostacolare il ritorno alle sue normali funzioni fisiologiche.

È un principio ben conosciuto anche nella medicina degli animali selvatici e degli animali che vivono liberi sul territorio: le modalità e i tempi di gestione devono tenere conto non soltanto della procedura sanitaria, ma anche delle particolari esigenze legate alla cattura, alla contenzione, al recupero e alla successiva liberazione.

Anche sui lupi liberi, ad esempio, sono documentati interventi chirurgici di sterilizzazione eseguiti sul campo, seguiti dal ritorno degli animali alla vita libera. Il paragone non significa naturalmente che un cane semi-ferale sia un lupo: serve a comprendere perché la gestione di un animale non abituato alla manipolazione umana non possa essere semplicemente sovrapposta a quella di un cane di famiglia.

La scelta della reimmissione dopo 24-48 ore di osservazione ha quindi tenuto insieme entrambi gli aspetti del benessere: la sicurezza del decorso post-operatorio e la necessità di restituire quanto prima il cane al proprio ambiente e alle proprie normali attività, quando le sue condizioni lo consentivano.

Il monitoraggio, inoltre, non si è concluso con la reimmissione. Nei giorni successivi abbiamo continuato a osservare i cani sul territorio anche attraverso le telecamere installate sulle gabbie e sui recinti utilizzati per le catture, in collaborazione con i professionisti di Stray Dogs International Project. Questo ci ha permesso di verificare a distanza il loro ritorno alle normali attività e di proseguire l'osservazione anche dopo il rilascio.

Reimmettere non significa abbandonare

Quando un cane viene riportato nel territorio in cui è nato e ha sempre vissuto, non viene abbandonato. Torna nel proprio ambiente e, per quanto possibile, nel proprio gruppo sociale, ma da quel momento è un cane identificato, sterilizzato, censito e inserito in un sistema di monitoraggio.

È questa la logica dell'intero progetto: costruire un modello in cui la tutela dei cani liberi non coincida automaticamente con la loro cattura e la reclusione permanente in canile, ma possa significare anche permettere loro di continuare a vivere liberi in condizioni controllate e più sicure, riducendo progressivamente le nascite e garantendo sorveglianza e assistenza quando necessarie.

E adesso?

Quella appena conclusa è soltanto la prima fase.
Entro la fine di novembre realizzeremo una formazione dedicata ai volontari del territorio, con particolare attenzione alle corrette modalità di alimentazione. Concentrare la somministrazione del cibo in punti individuati e gestirla in maniera coordinata è fondamentale sia per monitorare i cani sia per prepararci alla fase successiva.

A dicembre è prevista una seconda sessione di sterilizzazioni: potremo così intervenire anche sui cani che in questa prima fase non erano sterilizzabili per età o condizioni fisiologiche, oltre che sui cani che non siamo ancora riusciti a raggiungere.

Il lavoro, quindi, continua. E continuerà anche dopo le sterilizzazioni, perché l'obiettivo non è semplicemente "operare dei cani", ma costruire insieme ai Comuni e al volontariato locale un sistema stabile di gestione, alimentazione e monitoraggio della popolazione.

Un modello che parte da un principio semplice: per tutelare davvero questi cani dobbiamo conoscerli per quello che sono, rispettarne le caratteristiche e costruire gli interventi intorno ai loro bisogni, non costringerli ad adattarsi ai nostri.

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martedì 29 settembre 2026

“Cani Liberi e Accuditi”: è iniziata la fase operativa assieme ai comuni di Tivoli e Guidonia

Si è tenuta oggi al Grand Hotel Duca d’Este di Tivoli Terme la conferenza stampa sul progetto “Cani Liberi e Accuditi”, nato dal protocollo sottoscritto tra noi di LAV e i Comuni di Tivoli e Guidonia Montecelio, con l’obiettivo di costruire una gestione stabile e rispettosa della popolazione di cani che vive da anni nell’area delle cave.

Alla conferenza erano presenti il Sindaco di Guidonia Montecelio Mauro Lombardo, il Sindaco di Tivoli Marco Innocenzi, i rispettivi Delegati al Benessere Animali Laura Rossetti e Antonello Livi, rappresentanti della ASL Roma 5 e del GOS-Protezione Civile. Per LAV Alessandra Ferrari, Responsabile Area Animali Familiari e Beatrice Rezzaghi, Responsabile Unità di Emergenza.

Dopo mesi di lavoro con le amministrazioni e il Servizio Veterinario, è partita ufficialmente nei giorni scorsi la fase operativa del progetto. Dal 24 settembre 2026 abbiamo allestito un ospedale da campo veterinario con aree di degenza pre e post-operatoria per la sterilizzazione dei cani. Il censimento realizzato nel febbraio scorso e aggiornato la scorsa settimana da Stray Dogs International Project ha stimato circa 60 cani presenti nell’area. I cani liberi dell'area delle cave mostrano caratteristiche ferali o semiferali e vivono da anni all’interno di gruppi sociali, mantenendo una notevole distanza dalle persone.

In meno di una settimana sono stati sterilizzati 42 cani, di cui 19 maschi e 23 femmine, e già reimmessi 34 cani.

Con questo progetto siamo riusciti a risolvere un problema annoso. Siamo partiti dalla delibera di gennaio, con l’approvazione degli indirizzi e dello schema di convenzione con LAV, poi abbiamo costruito un percorso condiviso con la Regione Lazio, il Comune di Guidonia Montecelio, la ASL Roma 5 ed il Gruppo Operativo Soccorso. Abbiamo definito una procedura precisa: censimento, cattura, valutazione sanitaria e comportamentale, sterilizzazione e identificazione. Vedere i primi cani tornare nel loro territorio dopo essere stati curati è stata una grande emozione. Adesso verificheremo i risultati nel tempo, consolidando questo modello. Abbiamo dimostrato che, con progettualità, regole chiare e collaborazione tra enti, anche una situazione complessa può essere gestita. È un’esperienza virtuosa che vogliamo portare all’attenzione anche fuori da Tivoli, in Italia e in Europa. Marco Innocenzi, Sindaco di Tivoli
L'iniziativa 'Cani liberi e accuditi' rappresenta un'importante occasione di confronto e condivisione tra istituzioni, operatori del settore e associazioni impegnate nella tutela degli animali. La corretta cura e gestione dei cani presenti sul territorio rappresenta soltanto un dovere normativo, ma un indicatore del livello di civiltà di una comunità. Iniziative come questa consentono di mettere in rete competenze, esperienze e buone pratiche, favorendo percorsi che uniscono benessere animale, sicurezza e sensibilizzazione dei cittadini. È attraverso la collaborazione tra istituzioni e associazioni che si costruiscono risposte concrete e durature. Mauro Lombardo, Sindaco di Guidonia Montecelio

Il progetto prevede censimento, cattura, valutazione sanitaria e comportamentale, sterilizzazione, microchippatura, iscrizione all’Anagrafe Canina, applicazione di marca auricolare e monitoraggio nel tempo. I cani che, dopo le valutazioni, risulteranno idonei a vivere liberi saranno reimmessi nel luogo di cattura e nel gruppo sociale di provenienza. Gli animali che necessiteranno di cure saranno invece ospitati in strutture adeguate e reimmessi successivamente.

La reimmissione non significa abbandono. I cani saranno riconoscibili anche attraverso le apposite marche auricolari e inseriti in un sistema continuativo di monitoraggio sanitario e comportamentale. I volontari autorizzati ne seguiranno la presenza e le condizioni, segnaleranno eventuali criticità e controlleranno l'eventuale arrivo di nuovi individui.

Anche l’alimentazione sarà parte integrante del progetto: cibo e acqua saranno distribuiti dai volontari autorizzati in punti individuati con gli enti coinvolti, lontani per quanto possibile da strade, abitazioni e altre aree sensibili.

L'obiettivo non è semplicemente catturare e sterilizzare i cani, ma costruire un modello di gestione che permetta agli animali idonei di continuare a vivere liberi, tutelati e in sicurezza nel territorio che conoscono e all’interno dei loro gruppi sociali. Alessandra Ferrari, Responsabile LAV Area Animali Familiari
Abbiamo messo in campo tutte le competenze acquisite in questi anni di gestione delle emergenze dove siamo intervenuti e abbiamo sviluppato un metodo in accordo con il personale tecnico veterinario che consente di ridurre al minimo lo stress dei cani per sterilizzarli in sicurezza, così da concedere agli animali di tornare in libertà il prima possibile. Beatrice Rezzaghi,  Responsabile LAV Unità di Emergenza

Il progetto proseguirà anche dopo la fase di cattura e sterilizzazione: la popolazione sarà monitorata nel tempo, verificando numero, presenza, condizioni di benessere ed eventuali nuovi ingressi, così da garantire una gestione stabile e sostenibile della presenza dei cani sul territorio.

“Non vogliamo sostituire la libertà con un box quando non è necessario. Vogliamo creare le condizioni perché questi cani possano continuare a vivere nell’ambiente che conoscono, mantenendo i propri gruppi sociali e le proprie competenze, ma con una tutela che fino a oggi è mancata".

Noi di LAV e i Comuni di Tivoli e Guidonia Montecelio auspicano la collaborazione dei volontari locali e dei cittadini per la buona riuscita del progetto e per garantire ai cani una presenza sul territorio correttamente gestita e accudita.

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giovedì 24 settembre 2026

Cani liberi nelle cave di Tivoli e Guidonia: un progetto per tutelarli nel territorio in cui vivono

Dopo mesi di lavoro con Comuni e Servizio Veterinario, il nostro progetto entra nella fase operativa. L’obiettivo non è semplicemente catturare e sterilizzare i cani, ma costruire un modello di convivenza che permetta loro, quando le condizioni lo consentono, di continuare a vivere liberi, tutelati e in sicurezza nell’ambiente e nei gruppi sociali di cui fanno parte da anni.

Nell’area delle cave tra Tivoli e Guidonia vive da anni una popolazione di cani liberi. La maggior parte sono nati e cresciuti lì, si sono organizzati in gruppi sociali e hanno sviluppato competenze che consentono loro di vivere in quell’ambiente mantenendo una notevole distanza dalle persone.

Il censimento che abbiamo commissionato e realizzato sia nel febbraio scorso che nell’ultima settimana ha stimato una popolazione complessiva di circa 60 animali, compresi alcuni cani di proprietà lasciati liberi di vagare. L’osservazione sul campo ha evidenziato, per molti dei cani liberi, caratteristiche tipicamente ferali, con distanze di fuga anche di 30-40 metri e buone competenze comunicative all’interno dei gruppi.

È da questa realtà, da questi cani, dalle loro caratteristiche e dal territorio in cui vivono, che nasce il nostro progetto “Cani liberi e accuditi”, presentato pubblicamente nel febbraio scorso. Da allora abbiamo lavorato per superare le criticità amministrative e normative emerse e per definire insieme agli enti competenti le condizioni necessarie alla sua realizzazione. Oggi siamo finalmente prossimi all’avvio della fase operativa.

Gestire una popolazione di cani liberi, non cancellarla dal territorio

Quando si parla di cani vaganti, la soluzione apparentemente più immediata può sembrare quella di catturarli e portarli tutti in canile. Ma togliere i cani dal territorio non significa necessariamente tutelarli.

Molti dei cani delle cave sono ferali o semiferali, non sono abituati alla stretta convivenza con le persone e vivono da anni all’interno di gruppi sociali e in un ambiente che conoscono. Per un cane con queste caratteristiche, la prospettiva di essere catturato e trascorrere il resto della propria vita in un box, con possibilità di adozione estremamente ridotte o inesistenti, può significare una condizione permanente di confinamento incompatibile con le sue necessità etologiche. Il canile, quindi, non può essere considerato automaticamente una messa in sicurezza. Per un cane ferale si trasforma in una reclusione a vita.

La sfida è un’altra: creare le condizioni perché i cani che possono vivere liberi sul territorio e possano continuare a farlo in una popolazione stabile, controllata e accudita, riducendo le situazioni di rischio sia per loro sia per le persone.

La sterilizzazione è uno degli strumenti fondamentali di questa gestione. Un intervento intensivo, rivolto a una quota molto elevata della popolazione, permette di limitarne la crescita attraverso nuove nascite e di mantenerne nel tempo una consistenza numerica sostenibile. Il progetto è stato costruito proprio secondo un approccio di gestione della popolazione canina basato su censimento, sterilizzazione, identificazione, controllo sanitario e monitoraggio.

Perché i cani vengono reimmessi

La reimmissione non è il ritorno alla situazione precedente all’intervento. Ed è soprattutto importante non confonderla con l’abbandono. I cani che, dopo le valutazioni sanitarie e comportamentali, risulteranno idonei a continuare a vivere liberi saranno riportati sul territorio, nel gruppo sociale di provenienza. Questa scelta consente di preservare relazioni, competenze e riferimenti costruiti dagli animali nel corso degli anni. Le procedure prevedono infatti che il rilascio avvenga nel luogo di cattura proprio per favorire il reintegro nel gruppo familiare e ridurre il rischio di dispersione. Da quel momento quei cani saranno parte di un sistema organizzato di gestione.

Saranno sterilizzati, identificati con microchip e registrati all’Anagrafe Canina. Saranno riconoscibili anche visivamente grazie ad apposite marche auricolari e inseriti in un programma continuativo di monitoraggio sanitario e comportamentale. I volontari incaricati controlleranno la presenza degli animali, il loro stato di salute, eventuali criticità e l’arrivo di nuovi soggetti. Essere liberi non significa essere lasciati soli.

Anche alimentare correttamente significa tutelare

Un altro elemento fondamentale è la gestione dell’alimentazione. Lasciare cibo in maniera incontrollata in molti punti diversi non significa necessariamente prendersi cura dei cani. In un progetto di gestione di una popolazione libera, scegliere con cura i punti di alimentazione è essenziale per poterli tutelare, osservare, controllarne le condizioni, accorgersi dell’arrivo di nuovi soggetti e, soprattutto, orientarne la presenza verso luoghi sicuri.

Per questo, dopo la reimmissione, cibo e acqua saranno distribuiti da volontari autorizzati in punti individuati insieme agli enti coinvolti, mantenendo un’adeguata distanza da abitazioni, viabilità e altre aree sensibili.

Nella fase preparatoria alle catture, inoltre, la gestione dell’alimentazione ha una funzione specifica. Per circa 30 giorni i sistemi di cattura vengono lasciati disattivati e i cani vengono gradualmente abituati, con il supporto dei volontari locali, a entrare al loro interno per alimentarsi. Fototrappole e sistemi di monitoraggio permettono di verificare quali animali entrano e quali rimangono più diffidenti. Solo nell’imminenza della cattura la quantità di alimento viene temporaneamente ridotta secondo un protocollo prestabilito.

Non significa affamare i cani. Significa creare le condizioni per catturare animali estremamente diffidenti nel modo meno invasivo e traumatico possibile, limitando il ricorso a tecniche più rischiose come la telenarcosi, che il progetto prevede infatti di utilizzare solo quando strettamente necessario.

Ogni cane avrà il percorso più adatto alle sue esigenze

Reimmettere i cani che possono continuare a vivere liberi non significa, però, stabilire a priori che tutti debbano tornare nelle cave. Ogni animale catturato sarà sottoposto a valutazione sanitaria e comportamentale. Saranno considerate le sue caratteristiche individuali, le modalità di relazione con le persone e con gli altri animali, il grado di socializzazione, la risposta alla manipolazione, il contesto di vita e l’appartenenza al gruppo sociale di provenienza.

Da queste valutazioni potranno derivare percorsi diversi.

I cani idonei saranno reimmessi. Quelli che necessitano di cure urgenti resteranno in strutture adeguate per il tempo necessario. Gli individui che, dopo un’effettiva valutazione professionale, risulteranno in difficoltà a vivere liberi sul territorio e compatibili con un percorso di vita in famiglia saranno avviati all’affidamento e all’adozione. Per i cani che presentano condizioni incompatibili con la reimmissione saranno individuati percorsi adeguati alle loro specifiche necessità.

Non basta che un cane si avvicini a una persona o accetti del cibo per poter concludere che sia pronto per una vita domestica. Allo stesso modo, vivere libero non significa necessariamente vivere male. La tutela deve partire dall’individuo: dalla sua storia, dalle sue competenze, dalle sue relazioni e da ciò che può davvero garantirgli una buona qualità di vita.

Cani liberi e accuditi: una convivenza possibile

Il progetto, quindi, non finirà con l’ultima sterilizzazione. La popolazione continuerà a essere monitorata nel tempo. Saranno verificati il numero e la presenza dei cani, le loro condizioni di benessere, eventuali nuovi ingressi. Le procedure potranno essere aggiornate sulla base dei risultati e delle criticità riscontrate in questa prima fase operativa.

L’obiettivo è arrivare a una popolazione numericamente stabile, identificata e conosciuta, accudita attraverso punti di alimentazione e abbeveraggio controllati e monitorata affinché i gruppi possano permanere in aree compatibili con la loro presenza e lontane, per quanto possibile, da strade e altre situazioni di pericolo.

Non vogliamo sostituire la libertà con un box quando non è necessario. Vogliamo creare le condizioni perché questi cani possano continuare a vivere nell’ambiente che conoscono, mantenendo i propri gruppi sociali e le proprie competenze, ma con una tutela che fino a oggi è mancata: sterilizzazione, cure, identificazione, alimentazione controllata e monitoraggio.


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mercoledì 23 settembre 2026

Alla vigilia dell’avvio operativo del progetto, sono stati danneggiati gli strumenti necessari alle operazioni.

Siamo alla vigilia dell’avvio operativo del progetto dedicato ai cani liberi che vivono da anni nell’area delle cave di Tivoli e Guidonia. Dopo mesi di lavoro per costruire, insieme agli enti coin... LEGGI I DETTAGLI

Siamo alla vigilia dell’avvio operativo del progetto dedicato ai cani liberi che vivono da anni nell’area delle cave di Tivoli e Guidonia. Dopo mesi di lavoro per costruire, insieme agli enti coinvolti, un intervento che ne tuteli il benessere e la libertà, sul territorio è già iniziata, con la collaborazione dei volontari, la fase preparatoria alle catture.

Da alcune settimane abbiamo posizionato delle gabbie di cattura che vengono lasciate aperte e inattive, con il cibo al loro interno, affinché i cani possano abituarsi gradualmente a entrarvi senza paura. È un passaggio fondamentale: quando inizieranno le operazioni, ci permetterà di catturare animali ferali e molto diffidenti riducendo al minimo stress e modalità di intervento più invasive.

Nei giorni scorsi, però, due di queste gabbie sono state rimosse dalla loro posizione, gettate in un fosso e danneggiate.

Non si tratta semplicemente del danneggiamento di due attrezzature. Interferire con questa fase significa ostacolare un lavoro costruito proprio per proteggere i cani e rendere le operazioni di cattura il più possibile rispettose del loro benessere. Significa mettere a rischio mesi di preparazione proprio mentre il progetto sta per entrare nella sua fase operativa.

Il nostro obiettivo è chiaro: tutelare questi cani permettendo, quando le loro condizioni lo consentono, che continuino a vivere liberi nel territorio che conoscono da anni e nei loro gruppi sociali, anziché essere condannati a una vita in canile. Per farlo occorre però gestire questa popolazione: sterilizzare e identificare i cani, garantire loro alimentazione e monitoraggio sanitario, mantenere i gruppi in aree sicure e lontane dai pericoli e intervenire quando un animale ha bisogno di cure o di un percorso diverso.

È un progetto complesso, che richiede collaborazione, competenza e rispetto. Danneggiare gli strumenti necessari a realizzarlo non aiuta i cani: rende più difficile tutelarli.

Noi continueremo il lavoro avviato, insieme alle istituzioni, ai professionisti e ai volontari che stanno collaborando sul territorio, per difendere la possibilità che questi cani continuino a vivere liberi, ma finalmente tutelati e accuditi.


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giovedì 26 febbraio 2026

Tivoli (RM) Cani liberi e accuditi: progetto LAV e Comune per i cani delle cave

Presentato oggi a Tivoli presso la Sala Consiliare del Comune il progetto “Cani liberi e accuditi” frutto del protocollo sottoscritto tra il Comune stesso... LEGGI I DETTAGLI

Presentato oggi a Tivoli presso la Sala Consiliare del Comune il progetto “Cani liberi e accuditi” frutto del protocollo sottoscritto tra il Comune stesso e LAV.  

Il progetto si occuperà di censire, prelevare, sterilizzare e rilasciare i numerosi cani liberi stanziali nel territorio comunale, in particolare nella zona delle cave.

Presenti in conferenza stampa il Sindaco di Tivoli Mario Innocenzi, l'Assessore all’Ambiente Gianfranco Osimani, il Presidente della Commissione Ambiente Massimiliano Asquini e il Delegato alla Tutela Animali Antonello Livi, per LAV Ilaria Innocenti responsabile Ufficio rapporti istituzionali, Alessandra Ferrari responsabile area animali familiari e Beatrice Rezzaghi responsabile unità di emergenza LAV, per Stray Dogs International Project che ha curato il primo censimento dei cani Lorenzo Niccolini. 

Insieme a LAV stiamo affrontando il tema del randagismo canino. Ringrazio tutti i membri dell'Amministrazione, gli uffici comunali ed i rappresentanti dell'associazione per aver condiviso insieme un percorso che oggi abbiamo presentato alla cittadinanza. Una convenzione senza oneri per il Comune, al fine di avviare un programma strutturato di cattura, identificazione, sterilizzazione e successivo rilascio dei cani liberi accuditi, nel pieno rispetto della normativa vigente. Un modello che punta sulla prevenzione, sul contenimento delle nascite e su una gestione controllata e monitorata del fenomeno, riducendo nel tempo le criticità legate alla convivenza e alla sicurezza. Un passo concreto, costruito con serietà, per affrontare un problema reale con strumenti adeguati e con una visione di lungo periodo Mario Innocenzi, Sindaco di Tivoli
Siamo felici di questo protocollo e dell’avvio del progetto, che ha l'obiettivo di intervenire in una situazione critica e nota da anni al fine di migliorare le condizioni di vita e di accudimento dei cani liberi e contenerne il numero tramite la sterilizzazione, così da evitare il loro accalappiamento e la detenzione in canile a discapito del loro benessere. Si tratta infatti di cani non socializzati con le persone, quindi difficilmente adottabili, che verrebbero condannati ad una vita di reclusione e deprivazione in gabbia, con mantenimento a carico del ComuneAlessandra Ferrari, responsabile Area animali familiari di LAV
La letteratura scientifica internazionale è chiara: per stabilizzare e poi ridurre una popolazione canina non conta quanti cani sterilizzi in totale, ma in quanto tempo lo fai. Il nostro obiettivo è un tasso di sterilizzazione dell'70/75%. Per effettuare questa operazione, complessa per morfologia del territorio e diffidenza da parte dei cani, è necessario introdurre un sistema logistico che comprende anche tecnologie avanzate.Beatrice Rezzaghi, responsabile dell’Unità di Emergenza LAV.   

L’inizio delle attività è previsto per fine marzo e verrà allestito un ospedale da campo che permetterà ad operatori e personale medico veterinario di operare ad alti volumi in poco tempo.  

Con il Comune di Tivoli auspichiamo la buona riuscita dell'iniziativa per cui sarà necessaria la collaborazione dei volontari locali e di tutti i cittadini sensibili perché i cani possano vivere sul territorio seguiti e correttamente accuditi. 



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