Avorio, un traffico senza fine. Ancora sequestri in Uganda

La scorsa settimana, in Uganda, un cittadino italiano sarebbe stato arrestato per possesso di avorio. La notizia, comparsa su alcune testate africane (Red Pepper, Shift Media News, The Bridge; Observer), finora non è stata ripresa in Italia. Non siamo in grado di confermare la notizia, e in ogni caso vige il principio di innocenza fino ad eventuale condanna definitiva, ma se i fatti riportati dalla stampa rispondessero a verità sarebbe un caso molto grave.

L’arresto sarebbe scattato a seguito di una perquisizione della sua abitazione, nell’ambito di un’indagine sul commercio di avorio che avrebbe portato al fermo anche di sua moglie, cittadina ugandese, e di un’altra persona.

Nel corso della perquisizione sarebbero stati recuperati 3,75 kg di pezzi d’avorio lavorati. Secondo The Bridge, l’italiano avrebbe dichiarato: “Non vendo avorio. Sono qui da più di 10 anni. Ho comprato queste cose da un venditore ambulante qui a Kampala”. Le accuse formulate a suo carico sarebbero di possesso illegale di esemplari di fauna selvatica protetta e di traffico illegale di esemplari di specie protette. Altri due chili e mezzo di avorio sarebbero stati sequestrati al cittadino ugandese fermato nel corso della stessa operazione. In totale oltre 5 chili e mezzo.

Gli esperti che hanno esaminato tutti i reperti sequestrati nel corso delle operazioni hanno dichiarato che mettendone le caratteristiche “in relazione con le caratteristiche note di un elefante e di un ippopotamo, era altamente probabile al 99,9% che gli esemplari fossero 56 pezzi di avorio di elefante lavorati e un dente incisivo di ippopotamo lavorato”.

Almeno due elefanti sono morti per ottenere gli esemplari come descritto sopra, considerando il fatto che un elefante ha un paio di zanne e c’erano due zanne complete lavorate e diverse a pezzi. Almeno un ippopotamo è morto per ottenere l’unico pezzo di dente incisivo lavorato trovato”, è quanto hanno precisato gli esperti.

Una scoperta significativa, quindi: almeno tre animali in via di estinzione uccisi. Specie elencate tra i “Big Ten Safari Animals”, ovvero le specie preferite dai turisti, attività fondamentale per l’economia locale; essendo animali di punta nel settore, la loro presenza stimola e contribuisce notevolmente a far aumentare il numero di turisti nel Paese.

Ciro Troiano
Criminologo, responsabile Osservatorio Zoomafia LAV

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