Prima udienza del processo contro l'allevamento di bovine da latte denunciato da LAV

LAV: costituita parte civile per assicurare giustizia agli animali rispetto alla condotta di reato di detenzione in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze ex art. 727, comma 2 c.p. tra le ulteriori ipotesi di reato, anche la violazione dell’art. 256, comma iii del d.lgs. 152/2006 per lo sversamento abusivo di reflui di origine zootecnica. chiediamo fin da subito maggiori controlli da parte del servizio sanitario nazionale.

Si è tenuta oggi a Cremona la prima udienza del processo a carico dell’allevamento di mucche per la produzione di latte denunciato nel 2019 da LAV, che si è costituita parte civile per assicurare che i responsabili dell’allevamento siano finalmente perseguiti per le condizioni inaccettabili di grave sofferenza ed incuria alle quali hanno sottoposto gli animali.

Nell’udienza odierna le difese hanno chiesto la messa alla prova per gli imputati, appellandosi alla possibilità di accedere a tale modalità di definizione alternativa del processo, per la quale saremo chiamati a valutare tutte le opportune azioni da intraprendere in vista della prossima udienza.

Ricordiamo che dopo la segnalazione di LAV, in seguito alla ricezione di materiali anonimi che documentavano le condizioni degli animali all’interno della struttura, il blitz dei Carabinieri forestali aveva evidenziato una situazione di grave degrado, con livelli di igiene del tutto insufficienti, animali con le zampe immerse nei liquami, animali morti lasciati anche per settimane a contatto con i vivi, animali denutriti, feriti e malati, lasciati ad agonizzare senza le dovute cure, portando al sequestro probatorio di 21 animali. 

Ma la sofferenza delle vacche “da latte” è comune in tutti gli allevamenti: il loro sfruttamento è un ciclo continuo di inseminazioni, gravidanze e mungitura. Le mucche soffrono anche quando, ripetutamente e forzatamente, sono separate dai loro vitelli appena nati solo per assicurare il latte al consumo umano.

“Come tutti gli animali allevati a scopi alimentari, anche le mucche sono selezionate geneticamente per la maggiore resa. E così la loro produzione di latte è smisurata, esponendole a patologie dolorose e ad un’usura del corpo in pochi anni di vita. In media intorno ai 5 anni, quando non riescono nemmeno più a reggersi in piedi, vengono condotte al macello”. – spiega Lorenza Bianchi, responsabile LAV Area Animali negli allevamenti – “Questa è la non vita che si nasconde dietro un bicchiere di latte, questo è quello che noi continueremo a combattere per dare giustizia a tutti gli animali che non ce l’hanno fatta e per tutti quelli che continuano ad essere sfruttati, a partire dagli animali dell’allevamento in provincia di Cremona che abbiamo denunciato per maltrattamento”. 

Questo caso mostra per l’ennesima volta come la normativa a tutela degli animali allevati sia troppo spesso disattesa e la necessità di una normativa specifica per la specie. Ma non basta: sono necessari maggiori controlli, sanzioni e pene esemplari, perché non è accettabile che esseri senzienti vengano trattati come macchine da produzione. Negli allevamenti cruciale è il ruolo del servizio sanitario nazionale e dei suoi controlli che devono essere molto più frequenti e improntati ad impedire qualunque tipo di condotta integrante sofferenza per questi animali, come chiede la normativa europea e nazionale.

Continueremo a chiedere giustizia e ringraziamo l’avvocato Vittorio Arena del foro di Brescia per l’assistenza in questo importante procedimento.