Vaccini e interessi economici: ma in quali mani siamo!

Vaccini e business economico: un binomio immortale che sfrutta prima gli animali, sui quali vengono inutilmente testati, e poi gli esseri umani perché dietro ai farmaci troppo spesso si nascondono interessi e frodi ben lontane dall’intento di guarire l’uomo.

Come dimostra la recente inchiesta della Procura di Roma su due filoni d’indagine, quello relativo all’aviaria e quello legato alla lingua blu che ha colpito gli ovini in Sardegna, che vede indagate 41 persone, che rischiano di finire sotto processo con accuse che comprendono associazione per delinquere alla corruzione e tentata epidemia a seguito di illeciti e omissioni. Tra gli indagati Romano Marabelli, promosso poche settimane fa dal ministro Beatrice Lorenzin all'incarico di segretario generale del ministero della Salute e ora sospeso in seguito all’inchiesta.

Particolarmente inquietanti i risvolti dell’inchiesta sull’aviaria, che vedono coinvolti  in prima linea Ilaria Capua, veterinaria già responsabile del Centro di Referenza per l’influenza aviaria, deputata di Scelta Civica in prima fila a favore della vivisezione, qualche mese fa Sottosegretario alla Salute in pectore per qualche giorno, e l'attività dell'Istituto Zooprofilattico delle Venezie di Padova: un ente sanitario di diritto pubblico! I magistrati, infatti, ipotizzano l’esistenza di  un'associazione per delinquere finalizzata all'uso di “virus altamente patogeni dell'influenza aviaria del tipo H9 e H7N3, di provenienza illecita, al fine di produrre in forma clandestina, senza la prescritta autorizzazione ministeriale, specialità medicinali ad uso veterinario procedendo successivamente, sempre in forma illecita, alla loro commercializzazione e somministrazione ad animali avicoli di allevamenti intensivi”.

Importante ricordare che la mortalità del virus H1N1, trasmesso all’uomo da maiali, si è da subito rivelata bassa, intorno all’1 per mille e la sua diffusione del 5% (percentuali più basse rispetto alle normali influenze invernali), dati, oltretutto, sovrastimati vista la sintomatologia con comuni segnali influenzali da non addurre a questo virus. Nonostante questi dati poco allarmanti l’Italia acquistò 24 milioni di dosi di vaccino in ossequio a un contratto con la Novartis da 184,8 milioni di euro, nel quale l’azienda produttrice declinava ogni responsabilità per eventuali danni da vaccino, (circostanza messa nero su bianco nel contratto siglato tra il Ministero della Salute e la multinazionale svizzera). Coerente, in merito, la linea scelta dai medici, di cui solo l’8% scelse di sottoporsi al vaccino e che ha sollevato il problema della mancanza di dati sull’incidenza di eventuali complicazioni e mortalità.

Interessante il coinvolgimento di Giovanni Ortali, veterinario dell’Aia, una delle maggiori aziende avicole italiane, come appreso dalle intercettazioni recuperate durante l’istruttoria durata 8 anni.

Un quadro allarmante che rappresenta, probabilmente, solo la punta dell’iceberg e fa ben capire in quali mani sia la nostra salute e che dimostra come zootecnica e farmaceutica siano spesso connesse da subdoli interessi basati sullo sfruttamento di milioni di animali e come il mondo della ricerca si sia allontanato dal lodevole fine di curare la nostra specie, diventando un inarrestabile ingranaggio che fonda, su un business multimiliardario, e in parte illegale, le sue fondamenta.

Michela Kuan, Biologa - Responsabile LAV Vivisezione