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Il business dei cuccioli: la dimensione criminologica di un sistema fondato sull’inganno

Come documentiamo nel Rapporto Zoomafia, solo nel 2025 sono stati sequestrati almeno 120 cani importati illegalmente.

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giovedì 22 ottobre 2026

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La tratta dei cuccioli è un fenomeno criminale di vaste proporzioni

Dietro la vendita di cuccioli importati dall’Est Europa e presentati come animali “di razza” certificata emerge un sistema organizzato nel quale il profitto economico prevale sul benessere animale.

L’indagine della Procura di Napoli, sviluppata a partire dall’abbandono di un cucciolo in fin di vita, offre interessanti spunti di riflessione criminologica sulle dinamiche della frode commerciale, sulla distribuzione dei ruoli e sulle strategie di occultamento delle condotte illecite.

Un primo elemento significativo è rappresentato dalla strutturazione dell’attività criminale. La presunta presenza di promotori, organizzatori, addetti alle vendite, e soggetti incaricati della gestione documentale suggerisce un’organizzazione caratterizzata da una precisa divisione dei compiti.

Tale assetto, se confermato nelle sedi giudiziarie, appare funzionale a rendere l’attività più efficiente, a ridurre l’esposizione dei singoli partecipanti e a ostacolare la ricostruzione delle responsabilità. L’utilizzo di prestanome, pagamenti poco tracciabili e documentazione sanitaria irregolare costituisce, in questa prospettiva, un insieme di strumenti che favoriscono l’opacità delle transazioni e rendere più complesso il controllo.

Sul piano criminologico, assume rilievo anche la costruzione della fiducia come strumento di raggiro. La presentazione dei cuccioli come “di razza” certificata, accompagnati da pedigree, microchip e vaccinazioni, avrebbe consentito di sfruttare le aspettative e la vulnerabilità informativa degli acquirenti.

Ma l’aspetto più rilevante è la dimensione della sofferenza animale quale costo deliberatamente trasferito sulla vittima. Le patologie, la separazione precoce dalle madri e le condizioni di trasporto e detenzione delineano un business basato sul dolore.

L’eventuale somministrazione abusiva di farmaci per mascherare i sintomi prima della vendita, qualora accertata, indicherebbe inoltre una condotta orientata non alla cura dell’animale, ma alla prosecuzione dell’attività commerciale e alla conservazione dei ricavi, in totale spregio della salute e del benessere degli animali.

La tratta dei cuccioli è un fenomeno criminale di vaste proporzioni. Come documentiamo nel Rapporto Zoomafia, solo nel 2025 sono stati sequestrati almeno 120 cani importati illegalmente; 14, invece, le persone denunciate, di cui 7 arrestate.

Dal 2010, anno in cui è entrata in vigore la legge contro la tratta dei cuccioli, fino al 2025 compreso, sono stati sequestrati 7681 cani e 93 gatti (dal valore complessivo di circa 6.144.800 euro). 471, invece, le persone denunciate. Ovviamente sono stime per difetto. L’analisi della nazionalità delle persone denunciate conferma la transnazionalità di questo tipo di reato: russi, ungheresi, bulgari, serbi, moldavi, ucraini, slovacchi, rumeni, polacchi, turchi, tedeschi e, ovviamente, italiani.

La domanda di cuccioli “di razza”, la difficoltà di verificare la provenienza degli animali e l’autenticità della documentazione, insieme all’asimmetria informativa tra venditore e acquirente, creano condizioni favorevoli allo sfruttamento.

Contrastare questi fenomeni richiede interventi repressivi, che non sono mai abbastanza, ma soprattutto un investimento concreto nella sensibilizzazione e nell’educazione delle persone. È necessario promuovere una cultura del rispetto e della tutela degli animali, capace di decostruire il mito della “razza” e di contrastare la logica che li riduce a semplici beni commerciali, il cui valore è subordinato alla capacità di generare profitto.

Un cane non è un oggetto da acquistare, ma un essere vivente, un compagno di vita. I cani non si comprano, si adottano.