G4 EA H1N1: un numero che puo' diventare pericoloso

La pandemia da Coronavirus non è ancora superata, ma i virus non stanno certo a guardare. Aumentano i focolai di influenza aviaria H5N8 in Europa e c’è uno stato di allarme di allarme tra le autorità sanitarie. 

E ora giunge la notizia che, nell'ambito di un progetto di sorveglianza raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per individuare immediatamente nuovi virus in grado di provocare pandemie, in Cina è stato scoperto un virus simile a quello dell'influenza H1N1 responsabile della pandemia del 2009.

Nello studio, appena pubblicato tra gli Atti dell'Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti d'America (PNAS), gli studiosi spiegano di aver identificato un nuovo virus dell’influenza suina (chiamato G4 EA H1N1) che si sta diffondendo tra i maiali in Cina.

Nel programma di monitoraggio, svoltosi dal 2011 al 2018, George Gao (Accademia Cinese delle Scienze), Jinhua Liu (China Agricultural University) e altri studiosi hanno sottoposto a tampone nasale migliaia di suini e di addetti in dieci province cinesi. Nel corso dell’indagine si è capito che G4 EA H1N1 è capace di proliferare anche nelle cellule delle vie aeree umane. Circa il 10% dei 338 operatori degli allevamenti ha infatti sviluppato gli anticorpi contro il virus: ciò significa che il nuovo ceppo virale sa infettare l'uomo.  

I maiali sono molto vulnerabili dai virus dell’influenza e perciò sono ospiti intermedi ideali: l’evento super rischioso si verifica quando gli animali sono colpiti da una doppia infezione da due virus diversi, uno umano e uno suino, nel replicarsi i virus si scambiano parte delle sequenze genetiche, dando origine a un ceppo virale nuovo e sconosciuto, al quale non sappiamo reagire se non in tempi lunghi. 

Un primo spillover di G4 EA H1N1 è avvenuto, il nuovo virus non ha fatto il salto ulteriore, cioè non ha acquisito la capacità di trasmettersi da un essere umano all’altro, ma potrebbe farlo.  

Il pericolo di una nuova pandemia per ora è remoto ma esiste ed è perciò fondamentale la prevenzione che tenga sotto controllo animali e addetti. 

Ricordiamo i numeri degli allevamenti, per dare loro una dimensione concreta: all’inizio del 2020 in Cina c’erano 310.41 milioni di maiali e nel mondo i suini erano 677.6 milioni. Con simili cifre, l’azione migliore per evitare il pericolo rappresentato di questa ed altre epidemie è continuare a puntare il dito e illuminare con potenti spot luminosi anche di denuncia la realtà nascosta di quelle bombe a orologeria che sono gli allevamenti.  

Solo così, sull’onda nefasta della pandemia scatenata dal coronavirus, le persone cominceranno a metabolizzare il fatto che insieme possiamo e dobbiamo scongiurare le catastrofi sanitarie, mettendo in atto due azioni insindacabili quanto necessarie: cambiare la nostra alimentazione orientandoci verso le proteine vegetali e contrastare la pioggia di sussidi e fondi che vengono destinati al sistema zootecnico, chiedendo di devolverli a sistemi produttivi meno pericolosi, meno impattanti e che - almeno- ci facciano intravedere un futuro.

Paola Segurini (Area Scelta vegan) e Roberto Bennati (Dir. Generale)