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In Spagna un focolaio di influenza aviaria colpisce un allevamento di visoni

Gli allevamenti intensivi di visoni, ammassati in minuscole gabbie di rete metallica, sono nuovamente al centro di un’ulteriore possibile minaccia per la salute pubblica.

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Ultimo aggiornamento

mercoledì 25 gennaio 2023 12:10

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Gli allevamenti intensivi sono causa di sofferenza per gli animali e provocano rischi per la salute pubblica

Nel 2020 il mondo ha scoperto che il visone, suo malgrado, è per natura particolarmente suscettibile alla infezione dai coronavirus, compreso il SARS-CoV-2, che nell’uomo causa la malattia Covid-19.

Da inizio pandemia si sono registrati centinaia di allevamenti focolaio di coronavirus (almeno 3 intercettati in Italia) e i visoni sono diventati incubatori di nuove varianti: ampiamente documentata la catena di contagio con doppio salto di specie “uomo-visone-uomo” in cui l’uomo ha introdotto il virus negli allevamenti, qui il virus ha trovato le condizioni ideali per replicarsi e mutare, dai visoni il virus è tornato all’uomo con anche preoccupanti mutazioni (Report LAV “Fashion Spillover”, feb.2021).

Nel 2022 si è verificato un ulteriore rischio sanitario: a darne notizia è stata Eurosurveillance (rivista scientifica europea peer-reviewed dedicata all'epidemiologia, alla sorveglianza, alla prevenzione e al controllo delle malattie trasmissibili).

Ad ottobre, nel nord-ovest della Spagna si è verificato un focolaio di Influenza Aviaria ad Alta Patogenicità (HPAI), A(H5N1), in visoni allevati in modo intensivo. Le indagini sono state condotte a seguito dell'aumento improvviso di mortalità registrato in un allevamento di visoni che stabulava più di 50.000 animali, che sono stati tutti abbattuti.

Il laboratorio di Referenza europeo presso l'IZSVe (Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie), in collaborazione con le autorità sanitarie spagnole, ha identificato il virus come ceppo 2.3.4.4b, ossia lo stesso responsabile dell'epizoozia in atto in Europa; ma, è stata rilevata una mutazione non comune (T271A) nel gene PB2 con potenziali implicazioni per la salute pubblica.

Diversamente dal coronavirus, in questo caso il virus dell’Influenza Aviaria si ipotizza essere stato introdotto nell’allevamento di visoni non dall’uomo ma da uccelli selvatici (individuando quindi un legame con i casi di mortalità riscontrati nei volatili selvatici marini nelle settimane precedenti).

Secondo i ricercatori, al momento, la mutazione rilevata nel genoma del virus dell’Influenza Aviaria non interferisce sulla efficacia di trasmissione uomo-uomo del virus H5N1/HPAI.
È tuttavia un dato di fatto che, ancora una volta, allevamenti intensivi (e nello specifico di visoni) costituiscono terreno fertile per lo sviluppo di nuove varianti di virus con possibili gravi rischi per la salute pubblica.

Per una Europa senza pellicce, aggiungi il tuo nome alla Iniziativa dei Cittadini Europei Fur Free Europe con la quale stiamo chiedendo alla Commissione Europea di:

  • vietare gli allevamenti di pellicce;
  • vietare il commercio (e quindi anche l’import) di prodotti di pellicceria.

Basta pellicce in Europa!

Dopo avere ottenuto il divieto nazionale agli allevamenti di pellicce ora, con l'Iniziativa dei Cittadini Europei "Fur Free Europe", invita anche tu l'UE a: vietare l’allevamento di animali per ricavarne pellicce e vietare nel mercato europeo il commercio di prodotti di pelliccia (quindi anche l’import).

Firma anche tu la petizione!

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