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Wolfie, l'arroganza di alcuni, il capo chino di tanti

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Ultimo aggiornamento

giovedì 26 maggio 2016 22:00

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Lettera al Direttore della Gazzetta

Gentile Direttore,

con non poca sorpresa apprendo dall’edizione odierna de “La Repubblica”, del fatto che la mascotte Wolfie non accompagnerà lo sconfinamento del Giro d’Italia in terra francese. La sorpresa diventa però sgomento nel leggere le motivazioni che hanno fermato un pupazzo, respinto come un migrante non gradito dagli agricoltori francesi che hanno addirittura minacciato di bloccare la gara ciclistica nel caso in cui le telecamere dovessero improvvidamente inquadrarlo. Lo spregiudicato atto di forza inscenato dagli agricoltori, è riconducibile al loro considerare il lupo come un nemico, con buona pace di quella stragrande maggioranza della popolazione italiana che invece vede nel lupo un animale da rispettare come qualsiasi altro.

Ciò che veramente amareggia è invece l’italico capo chino di fronte all’arroganza di un manipolo di provocatori che ora avranno buon gioco di vantarsi del nostro improvvido retrocedere.

Avrebbe avuto molto più senso un moto d’orgoglio a difesa anche del bel progetto creativo messo in campo dalla Gazzetta dello Sport con il WWF, un qualcosa che difendesse le nostre idee oltre che il nostro approccio alla tutela degli animali e del lupo in particolare, un qualcosa che suonasse come: “Cari cugini d’oltralpe, il Giro arriverà dove deve arrivare, con tutta la sua carovana, Wolfie e il suo messaggio di rispetto dei lupi compreso e voi vi prenderete la responsabilità delle vostre azioni”.

Invece, ancora una volta, la voce grossa di qualche esagitato ha avuto il sopravvento. Analogamente a quanto accade nel nostro Paese, dove il Ministero dell’Ambiente vuole mandare a morte il 5% dei lupi a causa delle proteste degli allevatori, nella consapevolezza che uccidere i lupi non serve a diminuire le predazioni.

Con amarezza.

Massimo Vitturi
Responsabile Area Animali Selvatici