Gli animali sono impiegati da anni in ricerche invasive e sottoposti a procedure estremamente dolorose
Mentre importanti atenei italiani, grazie al nostro impegno, hanno imboccato la strada del progresso rinunciando all'uso dei primati, nei laboratori sotterranei dell'Università di Bologna il tempo sembra essersi fermato. Insieme ad altre associazioni denunciamo con forza da anni sostenendo una serrata campagna per la salvezza e la liberazione dei macachi di Giava rinchiusi negli stabulari del Dipartimento di Fisiologia.
Gli animali sono impiegati in invasive ricerche di neurofisiologia per lo studio dei segnali neuronali del cervello. Per condurre questi test, i primati vengono sottoposti a procedure estremamente dolorose che prevedono l'inserimento di impianti cranici e l'uso di dispositivi fermatesta. A questo elevatissimo livello di sofferenza fisica si somma l'inevitabile distress psicologico causato dal lungo confinamento in ambienti metallici e asettici, drammaticamente lontani dall'habitat naturale e dalle necessità etologiche di creature dotate di spiccate capacità cognitive e sociali.
Di fronte al silenzio delle istituzioni accademiche e ai ripetuti appelli caduti nel vuoto, ci siamo persino offerti di prendere interamente in carico gli animali a nostre spese e di finanziare una nuova linea di ricerca sostitutiva senza l'uso di animali. Università come quelle di Padova, Modena, Ferrara e Verona hanno già dimostrato che una svolta etica è concreta e realizzabile. L'auspicio degli attivisti e dei cittadini che stanno firmando le petizioni al Magnifico Rettore è che anche l'Università di Bologna decida finalmente di aprire le porte delle gabbie e proiettare la propria ricerca verso il futuro.
Incredibilmente, l’università si fregia dell’impegno nel superamento della sperimentazione animale pubblicizzando l’impegno nei progetti animal-free peccato che poi, davanti alla concreta opportunità di fermare i test sui primati e riceve finanziamenti per aprire linee di ricerca con metodi non animali innovativi, moderni e attendibili, abbiano chiaramente negato ogni negoziazione o accordo.
Nonostante il caldo e il disagio, la nostra protesta non si ferma e siamo nella piazza principale di Bologna, ogni settimana, per informare i cittadini su cosa si nasconde dietro le mura dell’ateneo e dove vengono investiti parte dei soldi delle loro tasse: sapere è il primo grande passo per creare il cambiamento, un diritto di tutti che troppo spesso viene nascosto da chi usa animali.
Unisciti a noi e chiedi subito una vera scienza senza animali!