Cop26: necessario portare nel dibattito gli effetti distruttivi della produzione e consumo di alimenti di origine animale

Ieri, nell’ambito della COP 26 a Glasgow, oltre cento paesi si sono impegnati al taglio di emissioni di metano del 30 per cento in questo decennio (ma non Cina, Russia ed India). In un altro accordo, 28 paesi, (Cina, Brasile e Russia inclusi) uniscono le forze per fermare la deforestazione in tutto il mondo entro il 2030.

Si tratta di impegni che, sulla carta, fanno lievemente sperare in una presa di coscienza del danno incalcolabile commesso nei confronti del Pianeta e di tutti i viventi che lo abitano, ma saranno poi onorati? Non senza un pieno e ampio riconoscimento, lungamente e volutamente ignorato dai decisori politici, dell’impatto della zootecnia sul clima.

Dopo essere scesi in piazza in occasione della Pre-COP che si è svolta a Milano, torniamo a chiedere che le azioni di contrasto al cambiamento climatico prevedano anche interventi coraggiosi in ambito di politiche agricole e alimentari

Anche nell’ambito della ristorazione collettiva pubblica le amministrazioni devono dare il buon esempio ed apportare un contributo sostanziale diminuendo la somministrazione di alimenti di origine animale e aumentando i cibi proteici di origine vegetale.

Per sostenere tali richieste abbiamo sottoscritto una lettera in cui, insieme a Humane Society International e altre 50 organizzazioni, chiediamo ad Alok Sharma, presidente della COP26, di riconoscere l'impatto catastrofico della zootecnia sul Pianeta nella conferenza di Glasgow.

Con altre 100 organizzazioni, siamo inoltre tra le firmatarie della dichiarazione congiunta, coordinata da Compassion In World Farming UK, apparsa il 1° novembre sui britannici The Times e The National in cui si ribadisce la necessità di mettere al centro del tavolo di Glasgow la discussione sull’attuale sistema agroalimentare e l’urgenza di un cambiamento drastico dei consumi alimentari.

 

Foto: (C) Jo-Anne McArthur - We Animals