Stavolta non solo pistole, ma anche kalashnikov a scortare una corsa clandestina di cavalli. È successo in provincia di Catania.
Stavolta non solo pistole, ma anche kalashnikov a scortare una corsa clandestina di cavalli. È successo in provincia di Catania. Il solito carosello di scooter con persone incappucciate e camuffate che circondano i calessi trainati da due cavalli, clacson all'impazzata, decine di persone ai bordi delle strade che incitano. Un'orgia collettiva di illegalità che sublima la gara clandestina. Tutto documentato dagli immancabili video.
Ma questa volta ci sono due elementi nuovi: la presenza di un kalashnikov ostentato con spavalderia insieme alle pistole e l'oscuramento sistematico delle targhe delle moto, ulteriore elemento che indica un'organizzazione dell'evento tutt'altro che improvvisata.
Non è la prima volta che vengono usate armi nelle gare clandestine: sono tristemente noti alcuni video in cui si vedono pistole e si sentono colpi sparati in rapida sequenza. Ma ora il livello si è alzato: è apparso un AK-47, il fucile d'assalto per antonomasia, ampiamente utilizzato dalle organizzazioni mafiose italiane e considerato simbolo del passaggio della criminalità organizzata a una potenza di fuoco di tipo militare.
Ne deriva una metafora evidente: le corse clandestine di cavalli come arma d'assalto per il controllo sociale.
Al di là del fatto che si tratti di armi vere o di repliche, il messaggio intimidatorio è chiaro: qui comandiamo noi. Le corse clandestine di cavalli, come ribadiamo da anni, oltre a essere fonte di introiti illeciti connessi alle scommesse, rappresentano una delle più eclatanti manifestazioni del prestigio criminale e del controllo mafioso del territorio. Consentono di mostrare all'esterno il completo dominio dello spazio pubblico attraverso l'occupazione e lo sbarramento delle strade, l'impiego di uomini armati e il coinvolgimento di altri sodali.
L'organizzazione di tali gare è funzionale agli interessi del gruppo criminale anche perché consolida i rapporti interni e regola gli equilibri di forza con gruppi rivali.
LA GIOSTRA DELLE INDIGNAZIONI PUBBLICHE
E ora
assisteremo, come sempre, alla giostra delle indignazioni pubbliche, delle
proteste e delle invocazioni di punizioni esemplari sbandierate sui media e sui
social: clamore che durerà qualche giorno, prima che tutto torni come prima.
Qualcuno evocherà le magnificenze della nuova normativa sul maltrattamento degli animali approvata l'anno scorso, sorvolando però sulla sua evidente inefficacia nel contrastare seriamente fenomeni criminali di questo tipo. Se il mondo politico non fa il proprio lavoro e se lo sdegno non si traduce in una seria politica di prevenzione — con il rinnovamento dell'attuale normativa non solo sotto il profilo sanzionatorio, ma anche attraverso l'introduzione di nuovi strumenti giuridici a disposizione degli investigatori per un'efficace attività repressiva — si continueranno a fare soltanto chiacchiere. E le chiacchiere sono complici privilegiate dell'illegalità.
SERVONO FATTI, NON PAROLE
La LAV ha lanciato una petizione per dire basta a tutto ciò e chiedere al Governo e al Parlamento di tradurre in legge le proposte avanzate dalla Commissione Parlamentare d'Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari che indaga anche sulle zoomafie.
Ciro Troiano
Criminologo,
responsabile Osservatorio Zoomafia LAV