Cinghiali uccisi a Roma. Una domanda ai medici veterinari

Leggo che l’Ordine provinciale di Roma dei Medici Veterinari mi ha querelato per diffamazione per dichiarazioni ritenute lesive dell’Ordine e di due veterinari pubblici coinvolti nell’uccisione di una cinghialessa e dei suoi piccoli nell’ottobre scorso in un giardinetto pubblico a Roma. 

In un intervento per il nostro sito avevo sollevato la legittimità, oltre gli aspetti morali, di un intervento di uccisione della famigliola di cinghiali essenzialmente per due motivi: 1) il medico veterinario è chiamato dal proprio Codice deontologico a curare gli animali e a non operare abbattimenti con metodo eutanasico se non quando previsto dalla Legge; 2) per la sorte della famigliola, la Regione Lazio, presso la quale lavorano i due veterinari, si era dichiarata d’accordo a una sistemazione degli animali che ne evitasse l’uccisione. Inoltre criticavo che fosse stato richiesto dall’Ordine dei veterinari che simili operazioni non venissero più effettuate alla presenza di cittadini e giornalisti.

Nulla di oltraggioso dunque ma l’espressione di posizioni fondate e rappresentative di un’istanza sempre più importante nella società, di cui i veterinari fanno parte.

E’ questa la domanda che, in attesa della notifica dell’Atto, rivolgo ai medici veterinari: possibile che nel confronto tra opinioni, si decida una querela senza che l’Ordine mai abbia chiesto un intervento chiarificatore delle sue posizioni?

Intanto continuano le indagini della Procura per accertare le responsabilità di quanto accaduto in quel tragico sabato di ottobre a Roma. Lo sta facendo anche grazie alla nostra denuncia sostenuta da migliaia di cittadini.

Altre volte  hanno tentato di zittirci. Noi continueremo a lottare per la vita degli animali, il loro rispetto, e per la tutela della professione veterinaria svolta in scienza e coscienza e nel rispetto delle Leggi.


Gianluca Felicetti
Presidente LAV