Il Coronavirus ha raggiunto gli animali selvatici in Europa. #NONCOMEPRIMA

La notizia che in molti temevano, la diffusione del virus pandemico anche in popolazioni di animali selvatici con il rischio di formazione di nuovi serbatoi e nuove varianti, si è concretizzata.

Per la prima volta in Europa il coronavirus SARS-CoV-2 (che nell’uomo provoca la malattia Covid-19) è stato isolato in animali selvatici.

A fare questa scoperta sono state le autorità sanitarie spagnole a seguito dei test condotti su 2 visoni (della specie Neovison vison, la specie allevata, anche in Spagna, per la produzione di pellicce) catturati e uccisi nell’ambito di piani di eradicazione, finalizzati alla “tutela” della popolazione residua del visone europeo (Mustela lutreola).

Come subito affermato dal Servizio per la fauna selvatica del Ministero spagnolo della transizione ecologica “è praticamente impossibile che un visone americano selvatico possa direttamente infettare un essere umano, data la sua natura sfuggente e notturna”. E proprio per evitare situazioni di contatto visoni-uomo, per il momento è stata disposta la sospensione delle catture dei visoni americani.

Una decisione che si allinea a quanto la LAV sta chiedendo da mesi con il Manifesto: “Non torniamo come prima”, che al punto 3 recita "Non un metro di distanza ma chilometri e chilometri ci devono essere fra noi e gli animali selvatici"

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Conoscere questi animali, infatti, significa rispettare la loro natura. Purtroppo circa il 15% delle pellicce proviene da animali selvatici. I maggiori produttori mondiali sono Canada, U.S.A. e Russia. La cattura degli animali selvatici avviene principalmente per mezzo di trappole. Le trappole in Italia sono vietate, ma in alcuni altri Paesi, specialmente dell’America settentrionale e dell’Europa settentrionale e centrale, sono permesse ed anche molto diffuse per la cattura degli animali. Le pellicce vengono poi esportate in tutto il mondo, anche in Italia: un mercato detestabile dal punto di vista etico per i milioni di animali mandati a morte, ma con anche un impatto sanitario che la comunità internazionale non può ignorare, tanto più in questi mesi di Pandemia.