A REPORT la pesca di datteri di mare: è illegale e distrugge l'ecosistema

Nella puntata di lunedì scorso, la trasmissione televisiva Report, ha trasmesso su Raitre un servizio sulla pesca di datteri di mare, attività illegale e inquadrabile come bracconaggio ittico, un fenomeno di cui ci occupiamo da tempo e di cui scriviamo anche nel Rapporto Zoomafia LAV.

La raccolta dei datteri di mare avviene tramite l'uso di scalpelli e piccoli martelli pneumatici, che frantumano le rocce in cui il mollusco si insedia, producendo la distruzione dell'habitat di numerosi altri organismi e determinando uno sconvolgimento dell'ecosistema marino. Il dattero, il cui nome scientifico è "Litophaga litophaga" perché "si nutre" della roccia, all'interno della quale scava gallerie secernendo una sostanza erosiva, impiega dai 15 ai 35 anni per raggiungere le dimensioni di cinque centimetri. Per questo, si calcola che con un piatto di "linguine ai datteri" si riesca a distruggere una superficie di fondo marino pari a circa un metro quadrato. 

Le regioni più colpite da questo tipo di commercio sono la Campania, la Puglia, la Sicilia. I raccoglitori di frodo, spesso con precedenti penali di rilievo, sono organizzati in gruppi criminali, capaci di lanciare vere e proprie sfide alle Istituzioni, con aggressioni ed intimidazioni alle Forze di Polizia, che gestiscono un business di migliaia di euro a danno dell’ambiente marino. 

Occorre modificare le blande sanzioni penali previste e introdurre un apposito delitto punito con pene adeguate a contrastare la pericolosità criminale di questi gruppi, organizzati come i classici sodalizi dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti. Non è un caso che diversi segnali indichino una contiguità con i clan locali.

Ciro Troiano
Criminologo, responsabile Osservatorio Nazionale Zoomafia LAV