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DDL 'Sparatutto': diario dell'esame delle Commissioni riunite Ambiente e Agricoltura del Senato

Seduta dopo seduta, la nostra analisi dello svolgersi della discussione degli emendamenti.

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Ultimo aggiornamento

venerdì 17 aprile 2026

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Animali selvatici

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Le sedute del 15 aprile

Seduta mattutina delle 8.00

Si tenta l’accelerazione verso la chiusura dell’esame del disegno di legge n. 1552, noto come “Sparatutto”: fortemente voluto dal Ministro dell’Agricoltura Lollobrigida. Le Commissioni riunite 8ª (Ambiente, lavori pubblici) e 9ª (Industria e agricoltura) si sono convocate alle ore 8.00, successivamente la seduta in programma prevista per le ore 18.00 è stata anticipata alle ore 13.00.

Nel corso della seduta mattutina sono stati votati gli emendamenti dall’articolo 10 fino all’articolo 11.100. Tutte le proposte poste in votazione sono state respinte, mentre gli spazi di dibattito sono stati sensibilmente ridotti.

Sei gli emendamenti ritirati , tutti di maggioranza, mentre altri otto sono stati accantonati, su gli altri il Governo ha espresso parere negativo.

Nello specifico, su richiesta del sottosegretario La Pietra, con il parere favorevole del relatore Bergesio (Lega) e della correlatrice Tubetti (FdI), sono stati ritirati gli emendamenti 10.25 Fallucchi (FdI) e 10.75 Cantalamessa (Lega), volti a riconoscere l’attività ricettiva come “connessa” per le aziende venatorie, con la conseguente applicazione di un regime agevolato, caratterizzato da minori vincoli e maggiori benefici fiscali, nonché la possibilità di accede a finanziamenti previsti per le aziende agricole; l’emendamento 11.68 Ancorotti (FdI), che includeva nelle liste di animali cacciabili ulteriori specie di oche e il piccione domestico; l’emendamento 11.85 Ancorotti (FdI), che restringeva la possibilità di riduzione del calendario venatorio ai soli studi UE validati; l’emendamento 11.88 Ancorotti (Lega), che introduceva l’obbligo di approvazione del calendario venatorio tramite legge annuale. Si tratta di emendamenti estremamente negativi, ad eccezione del subemendamento 12.0.1000/9 Amidei (FdI), ritirato dallo stesso relatore, che almeno proponeva di estendere il divieto di caccia nei pressi di aziende agricole aperte al pubblico, fattorie didattiche e agriturismi. Un segnale, dunque, inequivocabile della volontà di consentire l’attività venatoria senza adeguati limiti territoriali, con gravi rischi anche per l’incolumità pubblica.

Tra gli emendamenti accantonati, l’emendamento 10.1000 dei relatori, in attesa di istruttoria, che introduce un regime fiscale più favorevole per le aziende faunistico-venatorie e agrituristico-venatorie che svolgono anche attività di ricezione e ospitalità, e i relativi subemendamenti; i positivi emendamenti 10.58 Fregolent (IV) e 10.59 Paroli (FdI), che subordinano il rinnovo delle concessioni al consenso dei conduttori dei fondi. Accantonato anche l’emendamento 10.74 Ancorotti (FdI), che prevede l’obbligo per le aziende di destinare il 15% del territorio a interventi ecologici e vieta le potature nel periodo di nidificazione, misura favorevole alla biodiversità.

È stato inoltre accantonato il dannoso emendamento 11.8 (testo 2) Bizzotto (Lega) che aggiunge il “piccione di Città” alla lista delle specie cacciabili, elimina limiti e controlli, come la fine della stagione venatoria al 31 gennaio e sostituisce l’ISPRA con il Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale quale istituto di riferimento per il rilascio del parere sul calendario venatorio delle Regioni e, come l’emendamento 11.70 Germanà (Lega) anch’esso accantonato, amplia le specie cacciabili includendo oca selvatica e stambecco. Accantonato infine l’altrettanto dannoso emendamento 11.83 Fallucchi (FdI), che anticipa l’apertura della caccia ad alcune specie alla terza domenica di settembre.

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Come annunciato nella precedente seduta, Franceschelli (PD) ha riformulato il subemendamento 5.0.1000/6. È stata rivista la composizione del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale, che porta da 1 a 4 i rappresentanti delle associazioni ambientaliste; per le associazioni venatorie si prevede invece almeno un rappresentante per ciascuna delle associazioni venatorie nazionali riconosciute, con la possibilità che ciascuna possa essere rappresentata da un numero molto elevato di membri, con i relativi dannosissimi effetti che ne conseguirebbero. Positive invece le previsioni che sia il Presidente del Consiglio dei ministri a nominare i componenti, mentre in origine il compito era affidato al MASAF, e l’estromissione del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale dal fornire pareri sui piani di controllo faunistico. La riformulazione è in parte migliorativa, ma il problema della improponibile presenza numerica dei delle associazioni dei cacciatori permane.

Come nelle precedenti sedute le opposizioni sono state compatte nel mostrare il loro dissenso nei confronti del Disegno di legge “Sparatutto”, ma non hanno ricevuto alcun ascolto da parte del Governo e della maggioranza. A gran voce hanno chiesto la soppressione dell’articolo 10 (emendamenti 10.1 Franceschelli (PD), 10.2 Aurora Floridia (Autonomie), 10.3 (De Cristofaro (Misto – AVS) e 10.4 Sabrina Licheri (M5S). La senatrice Aurora Floridia (Autonomie) intervenendo per dichiarazione di voto favorevole sui suddetti emendamenti, ha chiarito che la richiesta di soppressione è motivata dal dissenso sull’introduzione di finalità di lucro nelle aziende faunistico-venatorie. La senatrice ha sottolineato, inoltre, che l’articolo estende il prelievo venatorio oltre i limiti attuali, con rischi per la fauna selvatica, criticando infine, la maggioranza per portare avanti, grazie ai numeri parlamentari, provvedimenti non condivisi e potenzialmente dannosi per ambiente e cittadini.

Anche il senatore Franceschelli (PD) è intervenuto sulla necessità di sopprimere l’articolo 10 annunciando il voto favorevole del suo gruppo criticando la proposta di sostituire questo sistema con una caccia professionale a pagamento, praticata da soggetti esterni, che porterebbe a un aumento delle uccisioni. Al contempo, in maniera per noi non condivisibile, ha ricordato il ruolo centrale delle associazioni venatorie e dei volontari, radicati nei territori, impegnati nel monitoraggio e nei censimenti delle specie, nella manutenzione dei terreni e nella prevenzione degli incendi boschivi.

Sul tema ha preso la parola anche il senatore Magni (Misto-AVS), condividendo le riflessioni del senatore Franceschelli. Annunciando il voto favorevole sugli emendamenti, sottolineando però non la non eticità della caccia, ma che ridurre la stessa a una questione finanziaria limita l’accesso a chi ha maggiori risorse economiche.

Sulla necessità di sopprimere l’articolo 10 la senatrice Sabrina Licheri (M5S), concordando con gli interventi precedenti, ha riassunto le ragioni per cui il suo gruppo ne giudica gravi e contraddittorie le disposizioni, evidenziando l’introduzione dello scopo di lucro, la riduzione della tutela delle specie (soprattutto delle specie migratorie) e l’estensione del calendario venatorio, ritenute in contrasto con l’articolo 9 della Costituzione. La senatrice, inoltre, ha sottolineato l’importanza di considerare il disegno di legge di iniziativa popolare contro la caccia collegato alle proposte parlamentari in discussione.

Altro tema di dibattito è stato il consenso dei proprietari dei terreni per la creazione di aziende faunistico-venatorie. Il senatore Franceschelli (PD), dichiarando voto favorevole sul proprio emendamento 10.36, ha ricordato che per la costituzione delle aziende faunistico-venatorie senza fini di lucro era richiesto il consenso dei proprietari dei terreni e ritiene quindi necessario acquisirlo anche per la loro conversione in aziende turistico-venatorie a scopo di lucro, oltre al parere delle istituzioni competenti. Considera, giustamente, inammissibile incidere sulla proprietà privata, tutelata dalla Costituzione.

La senatrice Di Girolamo (M5S), dichiarando voto favorevole sull’emendamento 10.41 Lopreiato (M5S), ha spiegato che esso mira a rafforzare il coinvolgimento degli enti, in particolare degli enti parco, nel procedimento di conversione delle aziende faunistico-venatorie in aziende turistico-venatorie, al fine di acquisire contributi attendibili sulla fauna selvatica e sulle migrazioni ha sottolineato la necessità del parere degli enti competenti e ha auspicato una riflessione da parte della maggioranza sull’emendamento. Riflessione che però non c’è stata.

Il Governo si è confermato sordo alle istanze delle opposizioni anche quando la senatrice Bevilacqua (M5S) ha chiesto di riconsiderare l’emendamento10.46 Pirondini (M5S), evidenziando che mira a ottenere un quadro chiaro e certificato delle aziende faunistico-venatorie, soprattutto in relazione alla biodiversità, e avverte che l’assenza di dati certi potrebbe esporre il Paese a violazioni della direttiva 2009/147/CE (“direttiva uccelli”) e a una nuova procedura di infrazione, chiedendo quindi l’accantonamento. Il sottosegretario La Pietra e i relatori hanno respinto la proposta di accantonamento.

L’esame dell’articolo 10 si conclude con la bocciatura di tutti gli emendamenti, inclusi quelli presentati dalla maggioranza. Su tutti quelli messi al voto il Governo aveva espresso parere negativo.

Anche l’articolo 11 è disapprovato dalle opposizioni per l’estensione del periodo venatorio, l’indebolimento del ruolo dell’ISPRA e il rafforzamento del potere discrezionale delle Regioni. Il senatore Magni (Misto-AVS) ha dichiarato voto favorevole sugli emendamenti identici 11.1 Irto (PD), 11.2 De Cristofaro (Misto – AVS) e 11.3 Sabrina Licheri (M5S), volti a sopprimerlo.

Anche la senatrice Sabrina Licheri (M5S) esprime voto favorevole sugli stessi emendamenti, ritenendo che l’articolo 11 estenda i calendari venatori, riduca la tutela ambientale e faunistica garantita dalla Costituzione ed esponga l’Italia a procedure d’infrazione europee e dichiara il voto favorevole sull'emendamento 11.89 Naturale (M5S) affermando “che tenta di correggere l'azione distorsiva del disegno di legge in esame tendente a ridurre la tutela della biodiversità, incluse le specie animali, in violazione del dettato costituzionale”.

Gli emendamenti all’articolo 11 posti al voto, su nessuno dei quali il Governo aveva espresso parere positivo, sono stati tutti respinti.

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Seduta mattutina n. 32 del 15/04/2026

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Seduta pomeridiana 13.35 - 14.15

Dopo la seduta mattutina, è ripreso nel pomeriggio del 15 aprile l’esame del disegno di legge n. 1552, presentato dal senatore Malan insieme ad altri senatori della maggioranza così il provvedimento, noto come Disegno di legge “Sparatutto” e promosso dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, è tornato al centro del dibattito delle Commissioni riunite 8ª (Ambiente, lavori pubblici) e 9ª (Industria e agricoltura).

Terminata la votazione degli emendamenti riferiti all’articolo 11, sono stati esaminati anche tutti quelli relativi all’articolo 12 e, a ulteriore dimostrazione della volontà del Governo e della maggioranza di portare in Aula del Senato un testo “blindato”, nessun emendamento  - inclusi quelli della maggioranza stessa - è stato approvato. Ancora una volta le opposizioni sono rimaste completamente inascoltate , con uno spazio per la discussione fortemente compresso.

Nel corso della seduta il Governo ha espresso parere contrario sulla maggior parte degli emendamenti  con proposte oggetto di invito al ritiro e altre di accantonamento, su cui le Commissioni hanno concordato.

Sono stati dunque ritirati gli emendamenti, tutti della maggioranza e di segno estremamente negativo, 11.119 Germanà (Lega) che eliminava la data di chiusura massima della stagione venatoria, 11.147 Germanà (Lega) formulato per rendere ancora più difficile l’impugnazione dei calendari venatori e irrilevanti gli effetti di una loro eventuale sospensione correlata all’illegittimità degli stessi, 11.152 Ancorotti (FdI) che estendeva a un’ora dopo il tramonto la caccia gli anatidi e i turdidi, 11.153 Germanà (Lega) che avrebbe allungato la caccia all’avifauna migratoria fino a mezz’ora dopo il tramonto, 12.9 Durnwalder (Aut) che impediva di ricorrere a metodi incruenti per la realizzazione dei piani di controllo e 12.0.5 Nocco (FdI) per imporre la realizzazione di piani di contenimento cinghiale nei parchi nazionali.

Sono stati accantonati, invece, gli emendamenti, anche essi tutti di segno negativo, 11.148 Zedda (FdI) che apre all'uso di armi anche nei giorni di silenzio venatorio del martedì e venerdì favorendo così il bracconaggio camuffato da recupero di fauna selvatica ferita durante la caccia, l’emendamento 11.151 (testo 2) Germanà (Lega) che, oltre a cancellare il silenzio venatorio, come se non bastasse, apre alla caccia ai migratori per tutta la settimana, l’emendamento 12.128 Cantalamessa (Lega) che amplia la platea venatoria che può partecipare ai piani di controllo e gli identici 12.185 Paroli (FI) e 12.186 Fragolent (IV), finalizzati a qualificare il trattenimento del corpo dei cinghiali uccisi come “compenso”, considerandolo tuttavia un ristoro solo parziale e non una copertura integrale dei danni. È stato inoltre accantonato l’emendamento 12.0.4 Ancorotti (FdI), che obbliga a fissare entro il 30 marzo - e dunque non più annualmente - le deroghe per la caccia alle specie migratrici non cacciabili, così da consentire alle Regioni di adottare i relativi provvedimenti prima dell’avvio della stagione venatoria.

Infine, in quanto ancora in corso d’istruttoria, è stato accantonato l’emendamento 12.0.1000 dei relatori con i relativi subemendamenti anch’esso decisamente negativo poiché amplia i territori dove può essere esercitata la caccia in deroga allo storno, dai “nuclei vegetazionali” ai “comuni” dove si svolgono le coltivazioni da tutelare, introducendo così surrettiziamente la caccia allo storno anche dove non ci sono coltivazioni da tutelare.

Pochi gli interventi e la replica del Governo segue un identico copione: la chiusura verso le richieste dell’opposizione è totale  La senatrice Sironi (M5S) ha sostenuto l’emendamento 11.139 Bevilacqua (M5S), volto a garantire la fruizione in sicurezza dei territori la domenica per i cittadini non coinvolti nell’attività venatoria, chiedendo al Governo le ragioni del parere contrario e l’accantonamento. La risposta del Sottosegretario La Pietra è stata palesemente a favore della deregulation venatoria: evidentemente a corto di argomentazioni, si è limitato a definire la misura un divieto generalizzato e sproporzionato, sostenendo che inciderebbe sul controllo faunistico e sulle competenze regionali, ribadendo così il parere contrario senza aprire ad alcuna valutazione nel merito. L’emendamento è così posto ai voti e respinto come tutti quelli all’articolo 11 che sono stati messi in votazione.

Sull’articolo 12 è intervenuta esclusivamente la senatrice Licheri (M5S), che, sugli identici emendamenti 12.1 Irto (PD), 12.2 De Cristofaro (Misto-AVS) e 12.3 Bevilacqua (M5S), soppressivi dell’articolo, ha espresso dichiarazione di voto favorevole, lamentando come l’articolo 12 ampli gli spazi dell’attività venatoria senza un adeguato bilanciamento con le esigenze di tutela degli ecosistemi, invocando quindi maggiori cautele e il supporto di dati scientifici. Posti in votazione e respinti, ha raccomandato l’approvazione del proprio emendamento 12.4, che attribuiva alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano la facoltà di vietare o ridurre la caccia per periodi prestabiliti.

Anche questo emendamento come tutti gli altri emendamenti all’articolo 12 posti al voto sono stati sono risultati tutti respinti.

La seduta si è chiusa quindi con nessuna modifica al disegno di legge “Sparatutto”, sei emendamenti ritirati e otto accantonati.

Risulta evidente come la maggioranza, compatta, punti ad approvare rapidamente il provvedimento così com’è. Lo dimostrano anche i tempi contingentati e la gestione rigida delle sedute che non concede alle opposizioni l’accantonamento degli emendamenti che nel corso delle sedute ha richiesto.

Restano ancora da votare gli ultimi sei articoli e permangono in sospeso gli emendamenti accantonati, tra cui quattro - tutti di segno negativo - proposti dai relatori, insieme ai relativi 59 subemendamenti presentati dalle opposizioni, che non presentano, ad eccezione del sub emendamento 10.1000/1 Naturale (M5S) che lascia spazio a interpretazioni contrastanti, invece profili negativi.

Nonostante la forte accelerazione impressa ai lavori, l’approdo in Aula è inevitabilmente slittato di almeno una settimana.

LINK ALLA SEDUTA:

Seduta pomeridiana n. 33 del 15/04/2026