Come annunciato nella precedente seduta, Franceschelli (PD)
ha riformulato il subemendamento 5.0.1000/6. È stata rivista la
composizione del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale, che porta da
1 a 4 i rappresentanti delle associazioni ambientaliste; per le associazioni
venatorie si prevede invece almeno un rappresentante per ciascuna delle
associazioni venatorie nazionali riconosciute, con la possibilità che
ciascuna possa essere rappresentata da un numero molto elevato di membri, con i
relativi dannosissimi effetti che ne conseguirebbero. Positive invece le previsioni che sia il Presidente
del Consiglio dei ministri a nominare i componenti, mentre in origine il
compito era affidato al MASAF, e l’estromissione del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale dal
fornire pareri sui piani di controllo faunistico. La riformulazione è in parte migliorativa, ma il problema
della improponibile presenza numerica dei delle associazioni dei cacciatori permane.
Come nelle precedenti sedute le opposizioni
sono state compatte nel mostrare il loro dissenso nei confronti del
Disegno di legge “Sparatutto”, ma non hanno ricevuto alcun ascolto da
parte del Governo e della maggioranza. A gran voce hanno chiesto la soppressione
dell’articolo 10 (emendamenti 10.1
Franceschelli (PD), 10.2 Aurora Floridia (Autonomie), 10.3 (De
Cristofaro (Misto – AVS) e 10.4 Sabrina Licheri (M5S). La senatrice Aurora Floridia
(Autonomie) intervenendo
per dichiarazione di voto favorevole sui suddetti emendamenti, ha
chiarito che la richiesta di soppressione è motivata dal dissenso
sull’introduzione di finalità di lucro nelle aziende faunistico-venatorie. La
senatrice ha sottolineato, inoltre, che l’articolo estende il prelievo
venatorio oltre i limiti attuali, con rischi per la fauna selvatica, criticando
infine, la maggioranza per portare avanti, grazie ai numeri
parlamentari, provvedimenti non condivisi e potenzialmente dannosi per
ambiente e cittadini.
Anche il senatore Franceschelli
(PD) è intervenuto sulla necessità di sopprimere l’articolo 10
annunciando il voto favorevole del suo gruppo criticando la proposta di
sostituire questo sistema con una caccia professionale a pagamento, praticata
da soggetti esterni, che porterebbe a un aumento delle uccisioni. Al contempo, in
maniera per noi non condivisibile, ha ricordato il ruolo centrale delle
associazioni venatorie e dei volontari, radicati nei territori, impegnati
nel monitoraggio e nei censimenti delle specie, nella manutenzione dei terreni
e nella prevenzione degli incendi boschivi.
Sul tema ha preso
la parola anche il senatore Magni (Misto-AVS), condividendo le
riflessioni del senatore Franceschelli. Annunciando il voto favorevole sugli
emendamenti, sottolineando però non la non eticità della caccia,
ma che ridurre la stessa a una questione finanziaria limita l’accesso a
chi ha maggiori risorse economiche.
Sulla necessità di
sopprimere l’articolo 10 la senatrice Sabrina Licheri (M5S),
concordando con gli interventi precedenti, ha riassunto le ragioni per cui il
suo gruppo ne giudica gravi e contraddittorie le disposizioni, evidenziando
l’introduzione dello scopo di lucro, la riduzione della tutela delle specie
(soprattutto delle specie migratorie) e l’estensione del calendario
venatorio, ritenute in contrasto con l’articolo 9 della Costituzione.
La senatrice, inoltre, ha sottolineato l’importanza di considerare il
disegno di legge di iniziativa popolare contro la caccia collegato alle
proposte parlamentari in discussione.
Altro tema di
dibattito è stato il consenso dei proprietari dei terreni per la creazione
di aziende faunistico-venatorie. Il senatore Franceschelli (PD),
dichiarando voto favorevole sul proprio emendamento 10.36, ha ricordato
che per la costituzione delle aziende faunistico-venatorie senza fini di lucro
era richiesto il consenso dei proprietari dei terreni e ritiene quindi
necessario acquisirlo anche per la loro conversione in aziende
turistico-venatorie a scopo di lucro, oltre al parere delle istituzioni competenti.
Considera, giustamente, inammissibile incidere sulla proprietà privata,
tutelata dalla Costituzione.
La senatrice Di
Girolamo (M5S), dichiarando voto favorevole sull’emendamento 10.41
Lopreiato (M5S), ha spiegato che esso mira a rafforzare il
coinvolgimento degli enti, in particolare degli enti parco, nel procedimento di
conversione delle aziende faunistico-venatorie in aziende turistico-venatorie,
al fine di acquisire contributi attendibili sulla fauna selvatica e sulle
migrazioni ha sottolineato la necessità del parere degli enti competenti e ha auspicato
una riflessione da parte della maggioranza sull’emendamento. Riflessione
che però non c’è stata.
Il Governo si è confermato sordo alle istanze delle opposizioni anche quando la senatrice Bevilacqua
(M5S) ha chiesto di riconsiderare l’emendamento10.46 Pirondini (M5S),
evidenziando che mira a ottenere un quadro chiaro e certificato delle
aziende faunistico-venatorie, soprattutto in relazione alla biodiversità,
e avverte che l’assenza di dati certi potrebbe esporre il Paese a
violazioni della direttiva 2009/147/CE (“direttiva uccelli”) e a una nuova
procedura di infrazione, chiedendo quindi l’accantonamento. Il
sottosegretario La Pietra e i relatori hanno respinto la proposta di
accantonamento.
L’esame dell’articolo 10 si conclude con la bocciatura di tutti gli emendamenti, inclusi quelli presentati dalla maggioranza. Su tutti quelli messi al voto il Governo aveva espresso parere negativo.
Anche l’articolo
11 è disapprovato dalle opposizioni per l’estensione del periodo
venatorio, l’indebolimento del ruolo dell’ISPRA e il rafforzamento del potere
discrezionale delle Regioni. Il senatore Magni (Misto-AVS) ha dichiarato
voto favorevole sugli emendamenti identici 11.1 Irto (PD), 11.2 De
Cristofaro (Misto – AVS) e 11.3 Sabrina Licheri (M5S), volti a
sopprimerlo.
Anche la senatrice
Sabrina Licheri (M5S) esprime voto favorevole sugli stessi emendamenti,
ritenendo che l’articolo 11 estenda i calendari venatori, riduca la tutela
ambientale e faunistica garantita dalla Costituzione ed esponga l’Italia a
procedure d’infrazione europee e dichiara il voto favorevole sull'emendamento
11.89 Naturale (M5S) affermando “che tenta di correggere l'azione distorsiva
del disegno di legge in esame tendente a ridurre la tutela della biodiversità,
incluse le specie animali, in violazione del dettato costituzionale”.
Gli
emendamenti all’articolo 11 posti al voto, su nessuno dei quali il Governo
aveva espresso parere positivo, sono stati tutti respinti.
LINK ALLA SEDUTA
Seduta
mattutina n. 32 del 15/04/2026
***
Seduta pomeridiana 13.35 - 14.15
Dopo
la seduta mattutina, è ripreso nel pomeriggio del 15 aprile l’esame del disegno
di legge n. 1552, presentato dal senatore
Malan insieme ad altri senatori della maggioranza così il provvedimento, noto
come Disegno di legge “Sparatutto” e promosso dal ministro dell’Agricoltura
Francesco Lollobrigida, è tornato al centro del dibattito delle Commissioni
riunite 8ª (Ambiente, lavori pubblici) e 9ª (Industria e agricoltura).
Terminata la
votazione degli emendamenti riferiti all’articolo 11, sono stati esaminati
anche tutti quelli relativi all’articolo 12 e, a ulteriore dimostrazione della volontà del Governo e della maggioranza di portare in Aula del Senato un testo “blindato”, nessun emendamento - inclusi quelli della maggioranza stessa
- è stato approvato. Ancora una volta le opposizioni sono rimaste completamente inascoltate , con uno spazio per la discussione fortemente
compresso.
Nel
corso della seduta il Governo ha espresso parere contrario sulla maggior parte degli emendamenti con proposte oggetto di invito al ritiro e altre di
accantonamento, su cui le Commissioni hanno concordato.
Sono stati dunque ritirati gli emendamenti, tutti della maggioranza e di segno
estremamente negativo, 11.119 Germanà (Lega) che eliminava la data
di chiusura massima della stagione venatoria, 11.147 Germanà (Lega) formulato
per rendere ancora più difficile l’impugnazione dei calendari venatori e
irrilevanti gli effetti di una loro eventuale sospensione correlata
all’illegittimità degli stessi, 11.152 Ancorotti (FdI) che estendeva a
un’ora dopo il tramonto la caccia gli anatidi e i turdidi, 11.153 Germanà
(Lega) che avrebbe allungato la caccia all’avifauna migratoria fino a
mezz’ora dopo il tramonto, 12.9 Durnwalder (Aut) che impediva di
ricorrere a metodi incruenti per la realizzazione dei piani di controllo e 12.0.5
Nocco (FdI) per imporre la realizzazione di piani di contenimento cinghiale
nei parchi nazionali.
Sono stati
accantonati, invece, gli emendamenti, anche essi tutti di segno negativo,
11.148 Zedda (FdI) che apre all'uso di armi anche nei giorni di silenzio
venatorio del martedì e venerdì favorendo così il bracconaggio camuffato da
recupero di fauna selvatica ferita durante la caccia, l’emendamento 11.151
(testo 2) Germanà (Lega) che, oltre a cancellare il silenzio venatorio, come
se non bastasse, apre alla caccia ai migratori per tutta la settimana, l’emendamento
12.128 Cantalamessa (Lega) che amplia la platea venatoria che può
partecipare ai piani di controllo e gli identici 12.185 Paroli (FI) e
12.186 Fragolent (IV), finalizzati
a qualificare il trattenimento del corpo dei cinghiali uccisi come “compenso”,
considerandolo tuttavia un ristoro solo parziale e non una copertura integrale
dei danni.
È stato inoltre accantonato l’emendamento 12.0.4 Ancorotti (FdI), che
obbliga a fissare entro il 30 marzo - e dunque non più annualmente - le deroghe
per la caccia alle specie migratrici non cacciabili, così da consentire alle
Regioni di adottare i relativi provvedimenti prima dell’avvio della stagione
venatoria.
Infine, in quanto ancora
in corso d’istruttoria, è stato accantonato l’emendamento 12.0.1000 dei relatori con i relativi subemendamenti anch’esso decisamente negativo
poiché amplia i territori
dove può essere esercitata la caccia in deroga allo storno, dai “nuclei
vegetazionali” ai “comuni” dove si svolgono le coltivazioni da tutelare,
introducendo così surrettiziamente la caccia allo storno anche dove non
ci sono coltivazioni da tutelare.
Pochi gli interventi e la replica del Governo segue un identico copione: la chiusura verso le richieste dell’opposizione è totale La senatrice Sironi (M5S) ha sostenuto
l’emendamento 11.139 Bevilacqua (M5S), volto a garantire la fruizione
in sicurezza dei territori la domenica per i cittadini non coinvolti
nell’attività venatoria, chiedendo al Governo le ragioni del parere
contrario e l’accantonamento. La risposta del Sottosegretario La
Pietra è stata palesemente a favore della deregulation venatoria: evidentemente
a corto di argomentazioni, si è limitato a definire la misura un divieto
generalizzato e sproporzionato, sostenendo che inciderebbe sul controllo
faunistico e sulle competenze regionali, ribadendo così il parere contrario senza
aprire ad alcuna valutazione nel merito. L’emendamento è così posto ai voti
e respinto come tutti quelli all’articolo 11 che sono stati messi in
votazione.
Sull’articolo
12 è intervenuta esclusivamente la senatrice Licheri (M5S), che, sugli
identici emendamenti 12.1 Irto (PD), 12.2 De Cristofaro (Misto-AVS)
e 12.3 Bevilacqua (M5S), soppressivi dell’articolo, ha espresso
dichiarazione di voto favorevole, lamentando come l’articolo 12 ampli gli spazi
dell’attività venatoria senza un adeguato bilanciamento con le esigenze di
tutela degli ecosistemi, invocando quindi maggiori cautele e il supporto di
dati scientifici. Posti in votazione e respinti, ha raccomandato
l’approvazione del proprio emendamento 12.4, che attribuiva alle Regioni
e alle Province autonome di Trento e Bolzano la facoltà di vietare o ridurre la
caccia per periodi prestabiliti.
Anche questo
emendamento come tutti gli altri emendamenti all’articolo 12 posti al voto sono stati sono risultati tutti respinti.
La seduta si è chiusa quindi con nessuna modifica al disegno
di legge “Sparatutto”, sei emendamenti ritirati e otto accantonati.
Risulta evidente come la maggioranza, compatta, punti ad approvare rapidamente il provvedimento così com’è. Lo dimostrano
anche i tempi contingentati e la gestione rigida delle sedute che non concede
alle opposizioni l’accantonamento degli emendamenti che nel corso delle sedute
ha richiesto.
Restano ancora da votare gli ultimi sei articoli e
permangono in sospeso gli emendamenti accantonati, tra cui quattro
- tutti di segno negativo - proposti dai relatori, insieme
ai relativi 59 subemendamenti presentati dalle opposizioni, che non presentano,
ad eccezione del sub emendamento 10.1000/1 Naturale (M5S) che lascia spazio a
interpretazioni contrastanti, invece profili negativi.
Nonostante la forte accelerazione impressa ai
lavori, l’approdo in Aula è inevitabilmente slittato di almeno una settimana.
LINK ALLA SEDUTA:
Seduta pomeridiana n. 33 del 15/04/2026