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DDL 'Sparatutto': diario dell'esame delle Commissioni riunite Ambiente e Agricoltura del Senato

Seduta dopo seduta, la nostra analisi dello svolgersi della discussione degli emendamenti.

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venerdì 17 aprile 2026

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Animali selvatici

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Le sedute del 15 aprile

Seduta mattutina delle 8.00

Si tenta l’accelerazione verso la chiusura dell’esame del disegno di legge n. 1552, noto come “Sparatutto”: fortemente voluto dal Ministro dell’Agricoltura Lollobrigida. Le Commissioni riunite 8ª (Ambiente, lavori pubblici) e 9ª (Industria e agricoltura) si sono convocate alle ore 8.00, successivamente la seduta in programma prevista per le ore 18.00 è stata anticipata alle ore 13.00.

Nel corso della seduta mattutina sono stati votati gli emendamenti dall’articolo 10 fino all’articolo 11.100. Tutte le proposte poste in votazione sono state respinte, mentre gli spazi di dibattito sono stati sensibilmente ridotti.

Sei gli emendamenti ritirati , tutti di maggioranza, mentre altri otto sono stati accantonati, su gli altri il Governo ha espresso parere negativo.

Nello specifico, su richiesta del sottosegretario La Pietra, con il parere favorevole del relatore Bergesio (Lega) e della correlatrice Tubetti (FdI), sono stati ritirati gli emendamenti 10.25 Fallucchi (FdI) e 10.75 Cantalamessa (Lega), volti a riconoscere l’attività ricettiva come “connessa” per le aziende venatorie, con la conseguente applicazione di un regime agevolato, caratterizzato da minori vincoli e maggiori benefici fiscali, nonché la possibilità di accede a finanziamenti previsti per le aziende agricole; l’emendamento 11.68 Ancorotti (FdI), che includeva nelle liste di animali cacciabili ulteriori specie di oche e il piccione domestico; l’emendamento 11.85 Ancorotti (FdI), che restringeva la possibilità di riduzione del calendario venatorio ai soli studi UE validati; l’emendamento 11.88 Ancorotti (Lega), che introduceva l’obbligo di approvazione del calendario venatorio tramite legge annuale. Si tratta di emendamenti estremamente negativi, ad eccezione del subemendamento 12.0.1000/9 Amidei (FdI), ritirato dallo stesso relatore, che almeno proponeva di estendere il divieto di caccia nei pressi di aziende agricole aperte al pubblico, fattorie didattiche e agriturismi. Un segnale, dunque, inequivocabile della volontà di consentire l’attività venatoria senza adeguati limiti territoriali, con gravi rischi anche per l’incolumità pubblica.

Tra gli emendamenti accantonati, l’emendamento 10.1000 dei relatori, in attesa di istruttoria, che introduce un regime fiscale più favorevole per le aziende faunistico-venatorie e agrituristico-venatorie che svolgono anche attività di ricezione e ospitalità, e i relativi subemendamenti; i positivi emendamenti 10.58 Fregolent (IV) e 10.59 Paroli (FdI), che subordinano il rinnovo delle concessioni al consenso dei conduttori dei fondi. Accantonato anche l’emendamento 10.74 Ancorotti (FdI), che prevede l’obbligo per le aziende di destinare il 15% del territorio a interventi ecologici e vieta le potature nel periodo di nidificazione, misura favorevole alla biodiversità.

È stato inoltre accantonato il dannoso emendamento 11.8 (testo 2) Bizzotto (Lega) che aggiunge il “piccione di Città” alla lista delle specie cacciabili, elimina limiti e controlli, come la fine della stagione venatoria al 31 gennaio e sostituisce l’ISPRA con il Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale quale istituto di riferimento per il rilascio del parere sul calendario venatorio delle Regioni e, come l’emendamento 11.70 Germanà (Lega) anch’esso accantonato, amplia le specie cacciabili includendo oca selvatica e stambecco. Accantonato infine l’altrettanto dannoso emendamento 11.83 Fallucchi (FdI), che anticipa l’apertura della caccia ad alcune specie alla terza domenica di settembre.

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Come annunciato nella precedente seduta, Franceschelli (PD) ha riformulato il subemendamento 5.0.1000/6. È stata rivista la composizione del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale, che porta da 1 a 4 i rappresentanti delle associazioni ambientaliste; per le associazioni venatorie si prevede invece almeno un rappresentante per ciascuna delle associazioni venatorie nazionali riconosciute, con la possibilità che ciascuna possa essere rappresentata da un numero molto elevato di membri, con i relativi dannosissimi effetti che ne conseguirebbero. Positive invece le previsioni che sia il Presidente del Consiglio dei ministri a nominare i componenti, mentre in origine il compito era affidato al MASAF, e l’estromissione del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale dal fornire pareri sui piani di controllo faunistico. La riformulazione è in parte migliorativa, ma il problema della improponibile presenza numerica dei delle associazioni dei cacciatori permane.

Come nelle precedenti sedute le opposizioni sono state compatte nel mostrare il loro dissenso nei confronti del Disegno di legge “Sparatutto”, ma non hanno ricevuto alcun ascolto da parte del Governo e della maggioranza. A gran voce hanno chiesto la soppressione dell’articolo 10 (emendamenti 10.1 Franceschelli (PD), 10.2 Aurora Floridia (Autonomie), 10.3 (De Cristofaro (Misto – AVS) e 10.4 Sabrina Licheri (M5S). La senatrice Aurora Floridia (Autonomie) intervenendo per dichiarazione di voto favorevole sui suddetti emendamenti, ha chiarito che la richiesta di soppressione è motivata dal dissenso sull’introduzione di finalità di lucro nelle aziende faunistico-venatorie. La senatrice ha sottolineato, inoltre, che l’articolo estende il prelievo venatorio oltre i limiti attuali, con rischi per la fauna selvatica, criticando infine, la maggioranza per portare avanti, grazie ai numeri parlamentari, provvedimenti non condivisi e potenzialmente dannosi per ambiente e cittadini.

Anche il senatore Franceschelli (PD) è intervenuto sulla necessità di sopprimere l’articolo 10 annunciando il voto favorevole del suo gruppo criticando la proposta di sostituire questo sistema con una caccia professionale a pagamento, praticata da soggetti esterni, che porterebbe a un aumento delle uccisioni. Al contempo, in maniera per noi non condivisibile, ha ricordato il ruolo centrale delle associazioni venatorie e dei volontari, radicati nei territori, impegnati nel monitoraggio e nei censimenti delle specie, nella manutenzione dei terreni e nella prevenzione degli incendi boschivi.

Sul tema ha preso la parola anche il senatore Magni (Misto-AVS), condividendo le riflessioni del senatore Franceschelli. Annunciando il voto favorevole sugli emendamenti, sottolineando però non la non eticità della caccia, ma che ridurre la stessa a una questione finanziaria limita l’accesso a chi ha maggiori risorse economiche.

Sulla necessità di sopprimere l’articolo 10 la senatrice Sabrina Licheri (M5S), concordando con gli interventi precedenti, ha riassunto le ragioni per cui il suo gruppo ne giudica gravi e contraddittorie le disposizioni, evidenziando l’introduzione dello scopo di lucro, la riduzione della tutela delle specie (soprattutto delle specie migratorie) e l’estensione del calendario venatorio, ritenute in contrasto con l’articolo 9 della Costituzione. La senatrice, inoltre, ha sottolineato l’importanza di considerare il disegno di legge di iniziativa popolare contro la caccia collegato alle proposte parlamentari in discussione.

Altro tema di dibattito è stato il consenso dei proprietari dei terreni per la creazione di aziende faunistico-venatorie. Il senatore Franceschelli (PD), dichiarando voto favorevole sul proprio emendamento 10.36, ha ricordato che per la costituzione delle aziende faunistico-venatorie senza fini di lucro era richiesto il consenso dei proprietari dei terreni e ritiene quindi necessario acquisirlo anche per la loro conversione in aziende turistico-venatorie a scopo di lucro, oltre al parere delle istituzioni competenti. Considera, giustamente, inammissibile incidere sulla proprietà privata, tutelata dalla Costituzione.

La senatrice Di Girolamo (M5S), dichiarando voto favorevole sull’emendamento 10.41 Lopreiato (M5S), ha spiegato che esso mira a rafforzare il coinvolgimento degli enti, in particolare degli enti parco, nel procedimento di conversione delle aziende faunistico-venatorie in aziende turistico-venatorie, al fine di acquisire contributi attendibili sulla fauna selvatica e sulle migrazioni ha sottolineato la necessità del parere degli enti competenti e ha auspicato una riflessione da parte della maggioranza sull’emendamento. Riflessione che però non c’è stata.

Il Governo si è confermato sordo alle istanze delle opposizioni anche quando la senatrice Bevilacqua (M5S) ha chiesto di riconsiderare l’emendamento10.46 Pirondini (M5S), evidenziando che mira a ottenere un quadro chiaro e certificato delle aziende faunistico-venatorie, soprattutto in relazione alla biodiversità, e avverte che l’assenza di dati certi potrebbe esporre il Paese a violazioni della direttiva 2009/147/CE (“direttiva uccelli”) e a una nuova procedura di infrazione, chiedendo quindi l’accantonamento. Il sottosegretario La Pietra e i relatori hanno respinto la proposta di accantonamento.

L’esame dell’articolo 10 si conclude con la bocciatura di tutti gli emendamenti, inclusi quelli presentati dalla maggioranza. Su tutti quelli messi al voto il Governo aveva espresso parere negativo.

Anche l’articolo 11 è disapprovato dalle opposizioni per l’estensione del periodo venatorio, l’indebolimento del ruolo dell’ISPRA e il rafforzamento del potere discrezionale delle Regioni. Il senatore Magni (Misto-AVS) ha dichiarato voto favorevole sugli emendamenti identici 11.1 Irto (PD), 11.2 De Cristofaro (Misto – AVS) e 11.3 Sabrina Licheri (M5S), volti a sopprimerlo.

Anche la senatrice Sabrina Licheri (M5S) esprime voto favorevole sugli stessi emendamenti, ritenendo che l’articolo 11 estenda i calendari venatori, riduca la tutela ambientale e faunistica garantita dalla Costituzione ed esponga l’Italia a procedure d’infrazione europee e dichiara il voto favorevole sull'emendamento 11.89 Naturale (M5S) affermando “che tenta di correggere l'azione distorsiva del disegno di legge in esame tendente a ridurre la tutela della biodiversità, incluse le specie animali, in violazione del dettato costituzionale”.

Gli emendamenti all’articolo 11 posti al voto, su nessuno dei quali il Governo aveva espresso parere positivo, sono stati tutti respinti.

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Seduta mattutina n. 32 del 15/04/2026

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Seduta pomeridiana 13.35 - 14.15

Dopo la seduta mattutina, è ripreso nel pomeriggio del 15 aprile l’esame del disegno di legge n. 1552, presentato dal senatore Malan insieme ad altri senatori della maggioranza così il provvedimento, noto come Disegno di legge “Sparatutto” e promosso dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, è tornato al centro del dibattito delle Commissioni riunite 8ª (Ambiente, lavori pubblici) e 9ª (Industria e agricoltura).

Terminata la votazione degli emendamenti riferiti all’articolo 11, sono stati esaminati anche tutti quelli relativi all’articolo 12 e, a ulteriore dimostrazione della volontà del Governo e della maggioranza di portare in Aula del Senato un testo “blindato”, nessun emendamento  - inclusi quelli della maggioranza stessa - è stato approvato. Ancora una volta le opposizioni sono rimaste completamente inascoltate , con uno spazio per la discussione fortemente compresso.

Nel corso della seduta il Governo ha espresso parere contrario sulla maggior parte degli emendamenti  con proposte oggetto di invito al ritiro e altre di accantonamento, su cui le Commissioni hanno concordato.

Sono stati dunque ritirati gli emendamenti, tutti della maggioranza e di segno estremamente negativo, 11.119 Germanà (Lega) che eliminava la data di chiusura massima della stagione venatoria, 11.147 Germanà (Lega) formulato per rendere ancora più difficile l’impugnazione dei calendari venatori e irrilevanti gli effetti di una loro eventuale sospensione correlata all’illegittimità degli stessi, 11.152 Ancorotti (FdI) che estendeva a un’ora dopo il tramonto la caccia gli anatidi e i turdidi, 11.153 Germanà (Lega) che avrebbe allungato la caccia all’avifauna migratoria fino a mezz’ora dopo il tramonto, 12.9 Durnwalder (Aut) che impediva di ricorrere a metodi incruenti per la realizzazione dei piani di controllo e 12.0.5 Nocco (FdI) per imporre la realizzazione di piani di contenimento cinghiale nei parchi nazionali.

Sono stati accantonati, invece, gli emendamenti, anche essi tutti di segno negativo, 11.148 Zedda (FdI) che apre all'uso di armi anche nei giorni di silenzio venatorio del martedì e venerdì favorendo così il bracconaggio camuffato da recupero di fauna selvatica ferita durante la caccia, l’emendamento 11.151 (testo 2) Germanà (Lega) che, oltre a cancellare il silenzio venatorio, come se non bastasse, apre alla caccia ai migratori per tutta la settimana, l’emendamento 12.128 Cantalamessa (Lega) che amplia la platea venatoria che può partecipare ai piani di controllo e gli identici 12.185 Paroli (FI) e 12.186 Fragolent (IV), finalizzati a qualificare il trattenimento del corpo dei cinghiali uccisi come “compenso”, considerandolo tuttavia un ristoro solo parziale e non una copertura integrale dei danni. È stato inoltre accantonato l’emendamento 12.0.4 Ancorotti (FdI), che obbliga a fissare entro il 30 marzo - e dunque non più annualmente - le deroghe per la caccia alle specie migratrici non cacciabili, così da consentire alle Regioni di adottare i relativi provvedimenti prima dell’avvio della stagione venatoria.

Infine, in quanto ancora in corso d’istruttoria, è stato accantonato l’emendamento 12.0.1000 dei relatori con i relativi subemendamenti anch’esso decisamente negativo poiché amplia i territori dove può essere esercitata la caccia in deroga allo storno, dai “nuclei vegetazionali” ai “comuni” dove si svolgono le coltivazioni da tutelare, introducendo così surrettiziamente la caccia allo storno anche dove non ci sono coltivazioni da tutelare.

Pochi gli interventi e la replica del Governo segue un identico copione: la chiusura verso le richieste dell’opposizione è totale  La senatrice Sironi (M5S) ha sostenuto l’emendamento 11.139 Bevilacqua (M5S), volto a garantire la fruizione in sicurezza dei territori la domenica per i cittadini non coinvolti nell’attività venatoria, chiedendo al Governo le ragioni del parere contrario e l’accantonamento. La risposta del Sottosegretario La Pietra è stata palesemente a favore della deregulation venatoria: evidentemente a corto di argomentazioni, si è limitato a definire la misura un divieto generalizzato e sproporzionato, sostenendo che inciderebbe sul controllo faunistico e sulle competenze regionali, ribadendo così il parere contrario senza aprire ad alcuna valutazione nel merito. L’emendamento è così posto ai voti e respinto come tutti quelli all’articolo 11 che sono stati messi in votazione.

Sull’articolo 12 è intervenuta esclusivamente la senatrice Licheri (M5S), che, sugli identici emendamenti 12.1 Irto (PD), 12.2 De Cristofaro (Misto-AVS) e 12.3 Bevilacqua (M5S), soppressivi dell’articolo, ha espresso dichiarazione di voto favorevole, lamentando come l’articolo 12 ampli gli spazi dell’attività venatoria senza un adeguato bilanciamento con le esigenze di tutela degli ecosistemi, invocando quindi maggiori cautele e il supporto di dati scientifici. Posti in votazione e respinti, ha raccomandato l’approvazione del proprio emendamento 12.4, che attribuiva alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano la facoltà di vietare o ridurre la caccia per periodi prestabiliti.

Anche questo emendamento come tutti gli altri emendamenti all’articolo 12 posti al voto sono stati sono risultati tutti respinti.

La seduta si è chiusa quindi con nessuna modifica al disegno di legge “Sparatutto”, sei emendamenti ritirati e otto accantonati.

Risulta evidente come la maggioranza, compatta, punti ad approvare rapidamente il provvedimento così com’è. Lo dimostrano anche i tempi contingentati e la gestione rigida delle sedute che non concede alle opposizioni l’accantonamento degli emendamenti che nel corso delle sedute ha richiesto.

Restano ancora da votare gli ultimi sei articoli e permangono in sospeso gli emendamenti accantonati, tra cui quattro - tutti di segno negativo - proposti dai relatori, insieme ai relativi 59 subemendamenti presentati dalle opposizioni, che non presentano, ad eccezione del sub emendamento 10.1000/1 Naturale (M5S) che lascia spazio a interpretazioni contrastanti, invece profili negativi.

Nonostante la forte accelerazione impressa ai lavori, l’approdo in Aula è inevitabilmente slittato di almeno una settimana.

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Seduta pomeridiana n. 33 del 15/04/2026

 

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martedì 14 aprile 2026

Seduta del 9 aprile

Giovedì 9 aprile è proseguito presso le Commissioni riunite Ambiente e Agricoltura del Senato l’esame del disegno di legge n. 1552  (Malan e gli altri Capigruppo della maggioranza), c.d. DDL “Sparatutto” voluto dal Ministro dell’Agricoltura Lollobrigida. Nella seduta dell’8 aprile il voto sugli emendamenti è avanzato dall’articolo 4 fino all’articolo 8, senza che nessun emendamento sia stato approvato: le proposte esaminate sono state respinte o accantonate, comprese quelle di maggioranza.

Il confronto sull’articolo 9 conferma forte volontà della maggioranza e del Governo di non accogliere alcuna delle proposte emendative rendendo così blindato il testo già nefasto del disegno di legge “Sparatutto”.

Il dibattito parlamentare è assente , non per responsabilità delle opposizioni, ma per una maggioranza che non prende parola nemmeno a favore dei propri emendamenti rimettendosi al parere del Governo.

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Come nelle sedute precedenti il Sottosegretario La Pietra ha espresso parere contrario sulla quasi totalità delle proposte, invitando al ritiro di undici emendamenti presentati da senatori di FdI e, con pochi accantonamenti condivisi dai relatori. Si tratta degli emendamenti 9.10 Amidei (FdI), 9.0.8 Potenti (Lega), 9.0.9 Amidei (FdI) finalizzati aumentare ancora di più la pressione venatoria ai quali si è aggiunto l’emendamento 9.31 del relatore De Carlo, volto a favorire l’attività venatoria in specifiche aree montane, successivamente accantonato su sua stessa richiesta, con l’assenso del rappresentante del Governo e dei relatori.

Gli emendamenti dell’opposizione puntano soprattutto a ridurre la centralizzazione degli Ambiti territoriali di caccia (ATC), a limitare l’impatto delle modifiche sulla Legge n. 157/1992 e a rafforzare le tutele per i proprietari dei fondi e per la gestione locale della fauna.

Nel corso della discussione il senatore Franceschelli (PD) ha dichiarato voto favorevole sull’emendamento 9.1 Irto (PD), volto a sopprimere l’articolo 9, che prevede il passaggio degli ambiti territoriali di caccia da livello subprovinciale a provinciale. Ha criticato la misura perché comporterebbe una centralizzazione che non tiene conto delle specificità locali e perché la riorganizzazione amministrativa richiederebbe tempi e risorse, con il rischio di vuoti gestionali. Evidenzia infine dubbi sull’introduzione di un rappresentante ENCI negli organi direttivi, che potrebbe arricchire il confronto ma anche creare criticità.

Decisamente critica sulla questione dell’Enci anche la senatrice Sabrina Licheri (M5S) che nella sua dichiarazione di voto favorevole all’emendamento 9.3 Naturale (M5S), anche esso, come gli emendamenti 9.2 De Cristofaro (Misto-AVS) e 9.4 Bevilacqua (M5S), soppressivo dell’articolo 9, ha chiesto al Governo un ripensamento, ritenendo che l’ingresso di un rappresentante ENCI complicherebbe la gestione degli interessi coinvolti sottolineando che negli ATC ciò potrebbe generare conflitti di interesse e uno sbilanciamento a favore del mondo venatorio, penalizzando le associazioni ambientaliste.

Particolare attenzione è stata data agli interventi sulla proprietà privata e sul divieto di caccia nei fondi: a favore del suo emendamento 9.0.6, che rafforzava le possibilità di esclusione della caccia e limitava le aziende faunistico-venatorie è intervenuta la senatrice Sabrina Lichieri(M5S). Anche la senatrice Bevilacqua (M5S) è intervenuta a favore del suo emendamento 9.0.11 che è stato poi bocciato dal Governo perché ritenuto eccessivamente automatico nel vietare la caccia nei fondi privati senza adeguata pianificazione regionale.

Così come nelle sedute precedenti, anche tutti gli emendamenti posti al voto, compresi quelli di maggioranza, sono stati respinti in serie.

Nel complesso, il testo procede senza modifiche e senza spazio di mediazione parlamentare, nemmeno per quei temi che riguardano la proprietà privata e la sicurezza pubblica.

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Seduta 9 aprile


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giovedì 09 aprile 2026

Seduta dell'8 aprile

Il confronto ancora una volta evidenzia una forte contrapposizione tra Governo e opposizioni, con il primo ostinato a confermare il dannoso impianto del Disegno di legge “Sparatutto”, e le seconde concentrate su un doveroso rafforzamento della tutela della fauna selvatica. T utti gli emendamenti sono respinti con pochi accantonamenti.

Il testo che esce dal dibattito è invariato, confermando un’impostazione favorevole alla deregulation dell’attività venatoria rispetto alle richieste di restrizione e rafforzamento dei controlli delle opposizioni.

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Nel corso della seduta dell’8 aprile, sono stati esaminati gli emendamenti dall’articolo 5 all’articolo 8, ma l’emendamento 5.0.1000 dei relatori, con i relativi 61 subemendamenti - uno solo dei quali di maggioranza, l’emendamento 12.0.1000/9 Amidei (FdI), che introduce un divieto di caccia entro 300 metri da agriturismi, fattorie didattiche e aziende agricole aperte al pubblico - è stato accantonato su proposta del Presidente della Commissione Agricoltura De Carlo (FdI) in quanto è in corso l’istruttoria.

Il Sottosegretario La Pietra ha espresso parere contrario sulla maggior parte degli emendamenti all’articolo 5 che liberalizza gli appostamenti fissi e l’uso di richiamo vivi, con alcune eccezioni di richieste di ritiro di emendamenti proposti da Senatori di Fratelli d’Italia alcune delle quali poi accantonate con il consenso dei relatori e delle Commissioni riunite. Si tratta degli emendamenti decisamente negativi 5.26 Maffoni (FdI), 5.38 Germanà (Lega), 5.59 Ancorotti (Fdi), 5.101 Germanà (Lega), 5.106 Germanà (Lega), 5.0.5 Ancorotti (Fdi), 5.0.6 Ancorotti (FdI), 5.0.8 Rosa (FdI) e 5.0.11 De Carlo (FdI) – alcuni dei quali mirano a ridurre ulteriormente il ruolo dell’ISPRA e a semplificare l’uso dei richiami vivi nonché degli appostamenti fissi. Le opposizioni (M5S, PD e AVS), invece, sostengono numerosi emendamenti soppressivi o modificativi della disciplina su richiami vivi e appostamenti, chiedendo maggiori tutele per la fauna, più controlli e limiti all’attività di caccia, ma la totalità degli emendamenti assieme a quelli della maggioranza viene respinta.

Nel corso dell’esame sono emerse frequenti richieste di chiarimento da parte delle opposizioni su aspetti tecnici e procedurali, in particolare sul ruolo di ISPRA, sulle competenze delle Regioni e sulla gestione degli accantonamenti. Il Governo, a totale difesa dei cacciatori, ha sottolineato che molti emendamenti proposti dalle opposizioni altererebbero l’equilibrio della disciplina sugli appostamenti e introdurrebbero nuovi oneri e controlli non coordinati con le competenze regionali.

Le senatrici Aurora Floridia (Autonomie) e Bevilacqua (M5S) hanno sostenuto i loro stessi emendamenti rispettivamente 5.1 e 5.4, soppressivi, come gli emendanti 5.2 Irto (PD) e 5.3 De Cristofaro (Misto – AVS), dell’articolo 5 criticando la norma perché liberalizzerebbe gli appostamenti e indebolirebbe i limiti sui richiami vivi, ritenuti incompatibili con la tutela della fauna e con la legge n. 157/1992. La senatrice Bevilacqua ha definito la pratica dei richiami vivi una pratica barbara e ne ha chiesto il divieto totale, mentre la senatrice Aurora Floridia ha criticato l’articolo 5 anche perché riduce le garanzie di benessere animale e compromette la fruizione pubblica del territorio in contrasto con la normativa europea. Anche la senatrice Sironi (M5S) ha sostenuto gli emendamenti chiedendo chiarimenti sui pareri contrari del Governo.

Sul merito, il Sottosegretario La Pietra ha faziosamente replicato che l’emendamento 5.8 Naturale (M5S), finalizzato all’abolizione dell’uso dei richiami vivi e l'esercizio venatorio da appostamento fisso, introdurrebbe “un divieto generalizzato dei richiami vivi in contrasto con l’impianto del disegno di legge, che ne mantiene la disciplina affidandola alle Regioni”. È una riprova di come il Governo non intenda aprire un confronto sul tema.

La senatrice Sabrina Licheri (M5S) argomentando il proprio emendamento 5.11 ha richiamato il favore dell’opinione pubblica per maggiori restrizioni alla caccia e in proposito, nonché l'audizione del Comitato promotore del disegno di legge n. 1656 di iniziativa popolare contro la caccia.

Nel corso dell’esame l’emendamento 5.68 Scarpinato (M5S), relativo all’istituzione di aree di protezione in siti particolarmente vulnerabili nei quali non sia possibile autorizzare appostamenti fissi di caccia, viene bocciato, mentre l’emendamento 5.81 Ettore Antonio Licheri (M5S), per i controlli periodici sulle autorizzazioni degli appostamenti fissi, di cui la senatrice Bevilacqua (M5S) aveva richiesto l’accantonamento e l’emendamento 5.0.12 Bevilacqua (M5S), relativo al divieto di caccia nelle aree colpite da incendi, non sono accantonati, ma incomprensibilmente messi al voto e respinti.

È stato invece ritirato l’emendamento 5.6 Maffoni (FdI) finalizzato a eliminare limiti numerici per uccelli allevati in cattività e ridurre vincoli per i cacciatori. Ritirato anche l’emendamento 5.110 Germanà (Lega) che limitava l’obbligo di sostituzione richiami solo a quelli di cattura riducendo tracciabilità per richiami allevati.

Il risultato non cambia: tutti gli emendamenti all’articolo 5 messi al voto sono stati respinti. L’articolo resta invariato liberalizzando comunque l’uso di richiami vivi, pratica anacronistica e crudele, già censurata a livello europeo e legata a bracconaggio e traffici illeciti di fauna.

Anche sull’articolo 6, il Sottosegretario La Pietra ha espresso parere contrario sulla quasi totalità degli emendamenti, con la richiesta di ritiro di quattro presentati dalla maggioranza e pochi accantonamenti accolti dalle Commissioni. Si tratta degli emendamenti 6.29 Maffoni (FdI), 6.77 Germanà (Lega) cui si aggiunge l’emendamento 6.71 Fallucchi (FdI) su accantonato su richiesta dei relatori Bergesio (LEGA) e Tubetti (FdI). Gli emendamenti, in spregio anche alla tutela dell’incolumità pubblica, sono finalizzati a consentire la caccia in spiaggia, mentre l’emendamento 6.84 Ancorotti (FdI) permette gestione delle zone di addestramento cani anche a privati e associazioni venatorie, con "abbattimento di fauna d’allevamento" fuori stagione venatoria.

Le opposizioni, invece, hanno criticato l’estensione dell’attività venatoria nelle aree demaniali già contenuta nel disegno di legge e denunciano che alcuni emendamenti di maggioranza vogliono ampliare e si schierano contro la riduzione delle tutele delle aree protette, sostenendo la necessità di mantenere standard minimi di protezione ambientale.

La senatrice Di Girolamo (M5S) ha sostenuto gli emendamenti soppressivi dell’articolo 6 in materia di piani faunistico-venatori, denunciando un indebolimento del sistema di tutela ambientale e delle aree protette, mentre la senatrice Sabrina Licheri (M5S) ha argomentato il proprio emendamento 6.10, richiamando la necessità di proteggere le foreste demaniali e l’articolo 9 della Costituzione.

Nel dibattito è intervenuto il senatore Franceschelli (PD) a favore del proprio emendamento 6.15, sottolineando l’esigenza di rafforzare il ruolo delle autonomie locali nella gestione faunistico-venatoria e critica la contrarietà della maggioranza, ritenendola incoerente con il principio di autonomia e con la volontà di mantenere il controllo lontano dai territori.

Nemmeno l’emendamento 6.13 Sabrina Licheri (M5S) che prevedeva responsabilmente la tabellazione delle aree dove si sono verificati avvelenamenti con divieto di caccia per 2 anni entro 1000 metri, ha trovato il consenso del Sottosegretario La Pietra.

Nessun emendamento all’articolo 6 è stato approvato: resta consentita la caccia anche nelle foreste demaniali, comprese quelle frequentate da turisti, con possibili rischi per i visitatori.

Non diversamente sull’articolo 7, il Sottosegretario La Pietra ha ribadito il parere contrario sulla maggior parte degli emendamenti, ad eccezione degli emendamenti 7.78 e 7.79 Potenti (Lega), 7.179 Fallucchi (FdI), 7.205 Nocco (FdI), 7.206 Ancorotti (FdI) e 7.208 Germanà (Lega), su cui ha formulato un invito al ritiro. Gli emendamenti sono stati ritirati.

Domanda poi l'accantonamento dell'emendamento 7.178 Maffoni (FdI) che esclude obbligo di licenza di porto di fucile per falconeria. I relatori hanno espresso parere conforme a quello del rappresentante del Governo e l'emendamento 7.178 è stato dunque accantonato.

Le opposizioni, invece, hanno sostenuto la soppressione dell’articolo o comunque misure su sicurezza e limiti più stringenti alla caccia, ma tutte le proposte, assieme a quelle della maggioranza, sono state respinte.

Il dibattito si è chiuso con il passaggio all’articolo 8, che, nella caccia agli ungulati consente l'uso di strumenti ottici e optoelettronici. Il Sottosegretario La Pietra non cambiato registro e ha espresso il parere contrario sulla gran parte degli emendamenti. Il senatore Franceschelli (PD) ha sostenuto l’emendamento soppressivo dell’articolo 8, criticando la riforma per mancanza di monitoraggio e proponendo soluzioni meno radicali. La senatrice Sabrina Licheri (M5S) ha sostenuto vari emendamenti restrittivi sull’attività venatoria, mentre la senatrice Sironi (M5S), in dissenso dal suo Gruppo, ha dichiarato di astenersi emendamento 8.4 (Licheri (M5S) che introduce disposizioni per l'interdizione dell'attività venatoria nei fondi delle aziende agrituristiche, “ritenendo necessario un intervento più radicale, che consenta al proprietario di opporsi per motivi etici all'esercizio della caccia sul fondo di sua proprietà, anche alla luce della recente giurisprudenza in materia.”

Nessun emendamento è stato approvato.

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Seduta 8 aprile


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sabato 04 aprile 2026

Sedute del 31 marzo e del 1° aprile

Il 31 marzo, dopo una sospensione di 195 giorni dovuta all’attesa dei pareri del Governo sugli emendamenti, le  Commissioni riunite Ambiente e Agricoltura del Senato ha... LEGGI I DETTAGLI


Il 31 marzo, dopo una sospensione di 195 giorni dovuta all’attesa dei pareri del Governo sugli emendamenti, le  Commissioni riunite Ambiente e Agricoltura del Senato hanno ripreso con un’accelerazione significativa, scandita da ritmi particolarmente serrati, l’ esame del disegno di legge n. 1552 (Malan e altri Capigruppo della maggioranza), noto come Ddl “Sparatutto”, voluto dal Ministro dell’Agricoltura Lollobrigida, il cui approdo in Aula, come da calendario dei lavori, relatori Tubetti (FdI) e Bergesio (Lega) è previsto da questa settimana.

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Nello stesso giorno si è svolta l’audizione delle associazioni animaliste promotricifra le quali la LAV - della proposta di legge di iniziativa popolare per l’abolizione della caccia. A illustrare la proposta - in linea con il sentire comune, come dimostrano le oltre 400mila firme raccolte dalle associazioni contro il disegno di legge “Sparatutto” fortemente voluto dalla maggioranza e le oltre di 50mila a sostegno della legge di iniziativa popolare per l’abolizione della caccia - è intervenuto Massimo Vitturi, rappresentante designato dei proponenti e responsabile nazionale dell’Area Animali Selvatici della LAV.

La proposta di legge di iniziativa popolare è stata quindi assegnata alle Commissioni riunite come disegno di legge n. 1656, ferma restando l’adozione del disegno di legge n.1552 quale testo base, con i relativi emendamenti.

Nelle sedute serrate del 31 marzo e del 1° aprile, dopo la dichiarazione di inammissibilità di 110 emendamenti - di cui 103 presentati dalle opposizioni,  sono iniziate le votazioni sui primi 4 articoli. Tutti gli emendamenti non accantonati o ritirati sono stati respinti, inclusi quelli presentati dalla stessa maggioranza.

Tra gli emendamenti preclusi al voto, a riprova di non voler apportare miglioramenti nemmeno minimi al testo, figurano, ad esempio, l’emendamento 16.0.45 Bevilacqua (M5S), che introduceva requisiti minimi per il rinnovo del porto d’armi da caccia; il 17.0.145 Di Girolamo (M5S), per l’istituzione di un fondo destinato alla realizzazione di sottopassi per la fauna selvatica; il 17.0.26 Naturale (M5S), volto a favorire la convivenza tra fauna, turisti e residenti; e il 17.0.60 De Cristofaro (Misto-AVS), che proponeva un piano straordinario antibracconaggio.

Tra gli emendamenti migliorativi agli articoli in esame, tutti presentati dall’opposizione figuravano, ad esempio, gli identici 1.1 Irto (PD) e 1.2 Bevilacqua (M5S), soppressivi dell’articolo 1 che modifica il titolo della Legge 157 del 1992 introducendo la nozione di «gestione» della fauna selvatica; gli identici emendamenti 2.1 Irto (PD), 2.2 De Cristofaro (Misto-AVS), 2.3 Naturale (M5S) e 2.4 Unterberger (Autonomie), finalizzati a eliminare le tradizioni tra i criteri considerati per la gestione delle popolazioni di uccelli e la considerazione che la caccia concorra alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema; gli identici emendamenti 4.1 Aurora Floridia (Autonomie-SVP), 4.3 Irto (PD), 4.3 De Cristofaro (Misto-AVS) e 4.4 Naturale (M5S), volti a sopprimere l’articolo 4 finalizzato allo smantellamento del sistema di autorizzazione e controllo sull’uso dei richiami vivi, nonché a indebolire il ruolo dell’ISPRA.

Tra gli emendamenti della maggioranza che sono stati respinti comparivano quelli che avevano il chiaro intento di spostare ulteriormente l’impostazione della legge 157 del 1992, fondata sulla tutela della fauna quale patrimonio indisponibile dello Stato, verso una logica di “gestione” estrema, funzionale solo a interessi economici, agricoli e produttivi. In questa direzione si collocavano, tra gli altri, gli emendamenti 2.34 Paroli (FI), 2.35 Cantalamessa (Lega), 3.27 Paroli (FI) e 3.28 Cantalamessa (Lega), assieme alle proposte che rafforzavano la legittimazione culturale ed economica della caccia 2.79 Fallucchi (FdI) e 2.80 Bizzotto (Lega). Sono stati respinti anche gli emendamenti 3.30 Germanà (Lega) e 3.31 Durnwalder (Autonomie) finalizzati alla riduzione della tutela del lupo, che comunque non è certo in salvo, nonché modifiche che avrebbero ampliato ulteriormente in modo significativo modalità, tempi e ambiti territoriali dell’attività venatoria così come quelli che intervenivano ancora più negativamente su richiami vivi e catture, tra cui 4.5 Amidei (FI), 4.17 Germanà (Lega) e 4.26 Maffoni (FdI).

Nonostante gli emendamenti della maggioranza siano stati respinti il contenuto del Disegno di legge “Sparatutto resta grave, anzi gravissimo. E non solo, i Relatori, per rinforzare l’attacco alla fauna selvatica, sono intervenuti con proposte, non ancora votate, che non solo non correggono la deriva, ma la aggravano ulteriormente l’attacco alla fauna selvatica facendo rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta: l’emendamento 10.1000 incentiva economicamente le attività faunistico-venatorie, mentre il 12.0.1000 amplia in modo rilevante l’ambito delle deroghe alla protezione europea dello storno, estendendone la caccia a interi territori comunali. Inoltre, l’emendamento 5.0.1000 mira non solo a evitare la pronuncia della Corte costituzionale sul Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale, istituito con una forzatura già denunciata dalle associazioni e che il Governo teme di sottoporre al vaglio di costituzionalità, ma anche a ridimensionare il ruolo di ISPRA, attribuendo maggiore rilevanza al Comitato stesso, estendendone il peso anche nell’espressione dei pareri sui piani di controllo. Sul piano della rappresentanza l’emendamento introduce un quadro fortemente sbilanciato: scompare il CAI e le associazioni ambientaliste vengono ridotte a un solo rappresentante, in un evidente depotenziamento del loro ruolo. Anche la componente scientifica risulta marginalizzata, con un solo rappresentante per ISPRA e uno per l’Unione Zoologica Italiana, mentre cacciatori e agricoltori risultano invece sovrarappresentati con tre e due membri rispettivamente.

Ad aggravare l’assalto alla fauna selvatica le riformulazioni l’emendamento 11.8 (testo 2) Bizzotto (Lega) che amplia le specie cacciabili (tra cui oca selvatica, colombo domestico e stambecco), estende potenzialmente la caccia tutto l’anno e ridimensiona il ruolo scientifico di ISPRA, sostituendolo con un comitato non tecnico-scientifico e l’emendamento 11.151 (testo 2) Germanà (Lega) che cancella il silenzio venatorio nei giorni di martedì e venerdì, introducendo altre due giornate di caccia alla settimana, oltre alle tre già consentite e apre alla caccia ai migratori per tutta la settimana.

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Seduta n. 28 del 31/03/2026

Seduta n. 29 del 01/04/2026




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