Seduta del 13 maggio
Le Commissioni riunite 8ª (Ambiente, lavori pubblici) e 9ª (Industria e agricoltura) hanno proseguito l’esame degli emendamenti al Disegno di legge n. 1552, il cosiddetto “Sparatutto”, provvedimento fortemente voluto dal Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, procedendo alle votazioni sugli emendamenti accantonati nelle precedenti sedute.
La senatrice Dolores Bevilacqua (M5S), intervenendo sull’ordine dei lavori, ha riferito di aver appreso dalla stampa dell’invio al Governo italiano di una lettera della Commissione europea contenente rilievi critici sul disegno di legge in esame con particolare riferimento all’estensione della caccia nelle aziende agrituristico-venatorie, alle deroghe per consentire la caccia a specie protette, al ridimensionamento del ruolo dell’ISPRA, all’utilizzo di visori ottici e alla liberalizzazione dei richiami vivi. La senatrice ha sostenuto che tali aspetti, già contestati dalle opposizioni nel corso dell’esame parlamentare, potrebbero preludere all’apertura di una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia in caso di approvazione definitiva del provvedimento. A nome del Gruppo Movimento 5 Stelle, ha quindi chiesto la sospensione della votazione sugli emendamenti accantonati nonché la revisione delle disposizioni ritenute in contrasto con le direttive europee. Ha inoltre espresso rammarico per il fatto che il Parlamento sia venuto a conoscenza della missiva esclusivamente attraverso gli organi di informazione, senza una preventiva comunicazione da parte del Governo alle Commissioni competenti. Alle richieste di sospensione si sono associati i senatori Tino Magni (AVS) e Silvio Franceschelli (PD).
Il sottosegretario La Pietra a nome del Governo non ha però lasciato alcuno spazio ad approfondimenti e ha respinto con decisione la richiesta avanzata dalle opposizioni, sostenendo in maniera a dire poco sconcertante che la compatibilità europea del provvedimento è stata già valutata e che la lettera della Commissione contiene soltanto osservazioni tecniche formulate mentre l’iter parlamentare è ancora in corso.
La seduta è proseguita quindi con l’esame degli emendamenti accantonati. Il sottosegretario La Pietra ha invitato al ritiro di numerose proposte tutte di maggioranza, esprimendo parere contrario in caso di mancato ritiro, mentre ha dato parere favorevole ad alcuni emendamenti – successivamente approvati - spesso a condizione di riformularli. I relatori si sono adeguati alle indicazioni del Governo, ritirando alcuni emendamenti e modificandone altri. Mentre su tutti gli emendamenti delle opposizioni il rappresentante del Governo ha espresso parere negativo.
Il disegno di legge, già estremamente negativo, è stato ulteriormente peggiorato dall’approvazione di emendamenti che ne hanno radicalmente inasprito l’impianto, allontanandolo in modo evidente da qualsiasi logica di tutela degli animali selvatici.
Tra gli emendamenti approvati, con l’emendamento 11.8 (testo 3) Bizzotto (Lega) la maggioranza ha proceduto ad un ulteriore ampliamento dell’elenco delle specie cacciabili, includendo lo stambecco - specie salvata dall’estinzione ma tuttora caratterizzata da una popolazione fragile - la rara oca selvatica, che in Italia conta appena 310–460 coppie, e il piccione di città. Contestualmente ha escluso il lupo dall’elenco delle specie particolarmente protette (emendamenti 3.30 Germanà - Lega e 3.31 Durnwalder - Autonomie), segnando un evidente arretramento nel livello complessivo di tutela degli animali selvatici.
Viene inoltre limitata la possibilità per i proprietari di ottenere l’esclusione dell’attività venatoria dai propri terreni (emendamento 6.29 Maffoni - Lega), mentre si autorizza la caccia sulle spiagge (emendamento 6.71 (testo 2) Fallucchi – FdI), in aperto contrasto con la tutela della pubblica incolumità, e la braccata al cinghiale sulla neve (emendamento 14.26 (testo 2) Bizzotto – Lega). Lo stesso emendamento introduce anche sanzioni nei confronti di chi ostacoli o rallenti non solo le attività di controllo, ma anche l’attività venatoria.
In materia di caccia di selezione, l’emendamento 8.40 Germanà (Lega) stabilisce che l’attestato di abilitazione alla caccia agli ungulati - quindi non solo ai cinghiali, ma anche a caprioli, daini e cervi - rilasciato da un’Amministrazione regionale abbia validità sull’intero territorio nazionale.
Con l’emendamento 9.10 (testo 2) Amidei (FdI) viene inoltre introdotta una norma transitoria che proroga la validità dei vecchi piani faunistico-venatori fino all’approvazione dei nuovi. questa modifica rischia di rendere di fatto permanente l’efficacia di piani ormai obsoleti. Si potrebbe quindi continuare a cacciare sulla base di strumenti non aggiornati, nonostante i piani faunistico-venatori siano fondamentali, almeno per ridurre l’impatto dell’attività venatoria sul territorio e individuare nuove aree protette. Lo stesso emendamento prevede inoltre, ad eccezione delle zone alpine, la possibilità di istituire Ambiti Territoriali di Caccia su base provinciale favorendo così il nomadismo venatorio, incrementando ulteriormente l’impatto dei cacciatori sugli animali e introduce un unico ATC per l’intera Sardegna, con la conseguenza che un cacciatore di Olbia potrebbe esercitare l’attività venatoria a Cagliari.
Infine, le sanzioni previste per il bracconaggio e per la caccia nei periodi vietati vengono aumentate solo in misura minima, mantenendo la caratteristica di reati contravvenzionali, quindi estinguibili mediante oblazione, del tutto insufficiente rispetto alla gravità delle condotte e, in caso di sentenza definitiva di condanna o decreto penale di condanna, è prevista la sospensione del tesserino venatorio fino a un massimo di tre mesi (emendamento 16.0.4, testo 2, De Priamo – FdI), una misura che, nei fatti, appare di portata irrisoria e priva di reale efficacia deterrente.
Nel corso del dibattito, alcuni esponenti dell’opposizione hanno criticato gli emendamenti posti in votazione come la senatrice Bevilacqua (M5S) che ha espresso voto contrario all’emendamento che include lo stambecco, l’oca selvatica e il piccione di città, ritenendo che esso aggravi le criticità già evidenziate dalle istituzioni europee.
La senatrice Fregolent (IV-C-RE), invece, ha motivato la propria astensione sull’emendamento 16.0.4, sostenendo che la sua riformulazione - con la precisazione delle specie escluse dalla caccia e l’inasprimento delle sanzioni - confermerebbe i timori della maggioranza rispetto ai rilievi delle istituzioni europee. Il presidente De Carlo ha replicato che tali modifiche sono state introdotte esclusivamente per rafforzare il sistema sanzionatorio contro le violazioni delle regole e non, come sostenuto, in risposta alle osservazioni delle istituzioni europee. Una ulteriore dimostrazione della mancanza di considerazione nei confronti della lettera della Commissione.
A fine seduta gli emendamenti approvati sono trasmessi alle Commissioni Affari costituzionali e Bilancio per i pareri di competenza. L’esame del disegno di legge, che si configura come uno dei più gravi casi, nel panorama italiano, di violazione sistematica e sostanziale della Direttiva Uccelli, con particolare riferimento alla disciplina dell’attività venatoria e agli obblighi di tutela degli uccelli selvatici previsti dalla normativa europea, è stato rinviato.
Siamo alle battute conclusive e se il provvedimento sarà approvato, oltre a privare della già minima protezione gli animali selvatici, esporrà l’Italia a nuove procedure d’infrazione, con la conseguenza di far ricadere sui cittadini - la stragrande maggioranza dei quali contrari alla caccia - i costi di eventuali sanzioni.