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DDL 'Sparatutto': diario dell'esame delle Commissioni riunite Ambiente e Agricoltura del Senato

Seduta dopo seduta, la nostra analisi dello svolgersi della discussione degli emendamenti.

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Ultimo aggiornamento

sabato 04 aprile 2026

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Le sedute di martedì 31 marzo e di mercoledì 1° aprile


Il 31 marzo, dopo una sospensione di 195 giorni dovuta all’attesa dei pareri del Governo sugli emendamenti, le  Commissioni riunite Ambiente e Agricoltura del Senato hanno ripreso con un’accelerazione significativa, scandita da ritmi particolarmente serrati, l’ esame del disegno di legge n. 1552 (Malan e altri Capigruppo della maggioranza), noto come Ddl “Sparatutto”, voluto dal Ministro dell’Agricoltura Lollobrigida, il cui approdo in Aula, come da calendario dei lavori, relatori Tubetti (FdI) e Bergesio (Lega) è previsto da questa settimana.

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Nello stesso giorno si è svolta l’audizione delle associazioni animaliste promotricifra le quali la LAV - della proposta di legge di iniziativa popolare per l’abolizione della caccia. A illustrare la proposta - in linea con il sentire comune, come dimostrano le oltre 400mila firme raccolte dalle associazioni contro il disegno di legge “Sparatutto” fortemente voluto dalla maggioranza e le oltre di 50mila a sostegno della legge di iniziativa popolare per l’abolizione della caccia - è intervenuto Massimo Vitturi, rappresentante designato dei proponenti e responsabile nazionale dell’Area Animali Selvatici della LAV.

La proposta di legge di iniziativa popolare è stata quindi assegnata alle Commissioni riunite come disegno di legge n. 1656, ferma restando l’adozione del disegno di legge n.1552 quale testo base, con i relativi emendamenti.

Nelle sedute serrate del 31 marzo e del 1° aprile, dopo la dichiarazione di inammissibilità di 110 emendamenti - di cui 103 presentati dalle opposizioni,  sono iniziate le votazioni sui primi 4 articoli. Tutti gli emendamenti non accantonati o ritirati sono stati respinti, inclusi quelli presentati dalla stessa maggioranza.

Tra gli emendamenti preclusi al voto, a riprova di non voler apportare miglioramenti nemmeno minimi al testo, figurano, ad esempio, l’emendamento 16.0.45 Bevilacqua (M5S), che introduceva requisiti minimi per il rinnovo del porto d’armi da caccia; il 17.0.145 Di Girolamo (M5S), per l’istituzione di un fondo destinato alla realizzazione di sottopassi per la fauna selvatica; il 17.0.26 Naturale (M5S), volto a favorire la convivenza tra fauna, turisti e residenti; e il 17.0.60 De Cristofaro (Misto-AVS), che proponeva un piano straordinario antibracconaggio.

Tra gli emendamenti migliorativi agli articoli in esame, tutti presentati dall’opposizione figuravano, ad esempio, gli identici 1.1 Irto (PD) e 1.2 Bevilacqua (M5S), soppressivi dell’articolo 1 che modifica il titolo della Legge 157 del 1992 introducendo la nozione di «gestione» della fauna selvatica; gli identici emendamenti 2.1 Irto (PD), 2.2 De Cristofaro (Misto-AVS), 2.3 Naturale (M5S) e 2.4 Unterberger (Autonomie), finalizzati a eliminare le tradizioni tra i criteri considerati per la gestione delle popolazioni di uccelli e la considerazione che la caccia concorra alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema; gli identici emendamenti 4.1 Aurora Floridia (Autonomie-SVP), 4.3 Irto (PD), 4.3 De Cristofaro (Misto-AVS) e 4.4 Naturale (M5S), volti a sopprimere l’articolo 4 finalizzato allo smantellamento del sistema di autorizzazione e controllo sull’uso dei richiami vivi, nonché a indebolire il ruolo dell’ISPRA.

Tra gli emendamenti della maggioranza che sono stati respinti comparivano quelli che avevano il chiaro intento di spostare ulteriormente l’impostazione della legge 157 del 1992, fondata sulla tutela della fauna quale patrimonio indisponibile dello Stato, verso una logica di “gestione” estrema, funzionale solo a interessi economici, agricoli e produttivi. In questa direzione si collocavano, tra gli altri, gli emendamenti 2.34 Paroli (FI), 2.35 Cantalamessa (Lega), 3.27 Paroli (FI) e 3.28 Cantalamessa (Lega), assieme alle proposte che rafforzavano la legittimazione culturale ed economica della caccia 2.79 Fallucchi (FdI) e 2.80 Bizzotto (Lega). Sono stati respinti anche gli emendamenti 3.30 Germanà (Lega) e 3.31 Durnwalder (Autonomie) finalizzati alla riduzione della tutela del lupo, che comunque non è certo in salvo, nonché modifiche che avrebbero ampliato ulteriormente in modo significativo modalità, tempi e ambiti territoriali dell’attività venatoria così come quelli che intervenivano ancora più negativamente su richiami vivi e catture, tra cui 4.5 Amidei (FI), 4.17 Germanà (Lega) e 4.26 Maffoni (FdI).

Nonostante gli emendamenti della maggioranza siano stati respinti il contenuto del Disegno di legge “Sparatutto resta grave, anzi gravissimo. E non solo, i Relatori, per rinforzare l’attacco alla fauna selvatica, sono intervenuti con proposte, non ancora votate, che non solo non correggono la deriva, ma la aggravano ulteriormente l’attacco alla fauna selvatica facendo rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta: l’emendamento 10.1000 incentiva economicamente le attività faunistico-venatorie, mentre il 12.0.1000 amplia in modo rilevante l’ambito delle deroghe alla protezione europea dello storno, estendendone la caccia a interi territori comunali. Inoltre, l’emendamento 5.0.1000 mira non solo a evitare la pronuncia della Corte costituzionale sul Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale, istituito con una forzatura già denunciata dalle associazioni e che il Governo teme di sottoporre al vaglio di costituzionalità, ma anche a ridimensionare il ruolo di ISPRA, attribuendo maggiore rilevanza al Comitato stesso, estendendone il peso anche nell’espressione dei pareri sui piani di controllo. Sul piano della rappresentanza l’emendamento introduce un quadro fortemente sbilanciato: scompare il CAI e le associazioni ambientaliste vengono ridotte a un solo rappresentante, in un evidente depotenziamento del loro ruolo. Anche la componente scientifica risulta marginalizzata, con un solo rappresentante per ISPRA e uno per l’Unione Zoologica Italiana, mentre cacciatori e agricoltori risultano invece sovrarappresentati con tre e due membri rispettivamente.

Ad aggravare l’assalto alla fauna selvatica le riformulazioni l’emendamento 11.8 (testo 2) Bizzotto (Lega) che amplia le specie cacciabili (tra cui oca selvatica, colombo domestico e stambecco), estende potenzialmente la caccia tutto l’anno e ridimensiona il ruolo scientifico di ISPRA, sostituendolo con un comitato non tecnico-scientifico e l’emendamento 11.151 (testo 2) Germanà (Lega) che cancella il silenzio venatorio nei giorni di martedì e venerdì, introducendo altre due giornate di caccia alla settimana, oltre alle tre già consentite e apre alla caccia ai migratori per tutta la settimana.

LINK ALLE SEDUTE

Seduta n. 27 del 31/03/2026

Seduta n. 28 del 31/03/2026

Seduta n. 29 del 01/04/2026