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DDL 'Sparatutto': diario dell'esame delle Commissioni riunite Ambiente e Agricoltura del Senato

Seduta dopo seduta, la nostra analisi dello svolgersi della discussione degli emendamenti.

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Ultimo aggiornamento

giovedì 09 aprile 2026

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La seduta di mercoledì 8 aprile

Il confronto ancora una volta evidenzia una forte contrapposizione tra Governo e opposizioni, con il primo ostinato a confermare il dannoso impianto del Disegno di legge “Sparatutto”, e le seconde concentrate su un doveroso rafforzamento della tutela della fauna selvatica. T utti gli emendamenti sono respinti con pochi accantonamenti.

Il testo che esce dal dibattito è invariato, confermando un’impostazione favorevole alla deregulation dell’attività venatoria rispetto alle richieste di restrizione e rafforzamento dei controlli delle opposizioni.

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Nel corso della seduta dell’8 aprile, sono stati esaminati gli emendamenti dall’articolo 5 all’articolo 8, ma l’emendamento 5.0.1000 dei relatori, con i relativi 61 subemendamenti - uno solo dei quali di maggioranza, l’emendamento 12.0.1000/9 Amidei (FdI), che introduce un divieto di caccia entro 300 metri da agriturismi, fattorie didattiche e aziende agricole aperte al pubblico - è stato accantonato su proposta del Presidente della Commissione Agricoltura De Carlo (FdI) in quanto è in corso l’istruttoria.

Il Sottosegretario La Pietra ha espresso parere contrario sulla maggior parte degli emendamenti all’articolo 5 che liberalizza gli appostamenti fissi e l’uso di richiamo vivi, con alcune eccezioni di richieste di ritiro di emendamenti proposti da Senatori di Fratelli d’Italia alcune delle quali poi accantonate con il consenso dei relatori e delle Commissioni riunite. Si tratta degli emendamenti decisamente negativi 5.26 Maffoni (FdI), 5.38 Germanà (Lega), 5.59 Ancorotti (Fdi), 5.101 Germanà (Lega), 5.106 Germanà (Lega), 5.0.5 Ancorotti (Fdi), 5.0.6 Ancorotti (FdI), 5.0.8 Rosa (FdI) e 5.0.11 De Carlo (FdI) – alcuni dei quali mirano a ridurre ulteriormente il ruolo dell’ISPRA e a semplificare l’uso dei richiami vivi nonché degli appostamenti fissi. Le opposizioni (M5S, PD e AVS), invece, sostengono numerosi emendamenti soppressivi o modificativi della disciplina su richiami vivi e appostamenti, chiedendo maggiori tutele per la fauna, più controlli e limiti all’attività di caccia, ma la totalità degli emendamenti assieme a quelli della maggioranza viene respinta.

Nel corso dell’esame sono emerse frequenti richieste di chiarimento da parte delle opposizioni su aspetti tecnici e procedurali, in particolare sul ruolo di ISPRA, sulle competenze delle Regioni e sulla gestione degli accantonamenti. Il Governo, a totale difesa dei cacciatori, ha sottolineato che molti emendamenti proposti dalle opposizioni altererebbero l’equilibrio della disciplina sugli appostamenti e introdurrebbero nuovi oneri e controlli non coordinati con le competenze regionali.

Le senatrici Aurora Floridia (Autonomie) e Bevilacqua (M5S) hanno sostenuto i loro stessi emendamenti rispettivamente 5.1 e 5.4, soppressivi, come gli emendanti 5.2 Irto (PD) e 5.3 De Cristofaro (Misto – AVS), dell’articolo 5 criticando la norma perché liberalizzerebbe gli appostamenti e indebolirebbe i limiti sui richiami vivi, ritenuti incompatibili con la tutela della fauna e con la legge n. 157/1992. La senatrice Bevilacqua ha definito la pratica dei richiami vivi una pratica barbara e ne ha chiesto il divieto totale, mentre la senatrice Aurora Floridia ha criticato l’articolo 5 anche perché riduce le garanzie di benessere animale e compromette la fruizione pubblica del territorio in contrasto con la normativa europea. Anche la senatrice Sironi (M5S) ha sostenuto gli emendamenti chiedendo chiarimenti sui pareri contrari del Governo.

Sul merito, il Sottosegretario La Pietra ha faziosamente replicato che l’emendamento 5.8 Naturale (M5S), finalizzato all’abolizione dell’uso dei richiami vivi e l'esercizio venatorio da appostamento fisso, introdurrebbe “un divieto generalizzato dei richiami vivi in contrasto con l’impianto del disegno di legge, che ne mantiene la disciplina affidandola alle Regioni”. È una riprova di come il Governo non intenda aprire un confronto sul tema.

La senatrice Sabrina Licheri (M5S) argomentando il proprio emendamento 5.11 ha richiamato il favore dell’opinione pubblica per maggiori restrizioni alla caccia e in proposito, nonché l'audizione del Comitato promotore del disegno di legge n. 1656 di iniziativa popolare contro la caccia.

Nel corso dell’esame l’emendamento 5.68 Scarpinato (M5S), relativo all’istituzione di aree di protezione in siti particolarmente vulnerabili nei quali non sia possibile autorizzare appostamenti fissi di caccia, viene bocciato, mentre l’emendamento 5.81 Ettore Antonio Licheri (M5S), per i controlli periodici sulle autorizzazioni degli appostamenti fissi, di cui la senatrice Bevilacqua (M5S) aveva richiesto l’accantonamento e l’emendamento 5.0.12 Bevilacqua (M5S), relativo al divieto di caccia nelle aree colpite da incendi, non sono accantonati, ma incomprensibilmente messi al voto e respinti.

È stato invece ritirato l’emendamento 5.6 Maffoni (FdI) finalizzato a eliminare limiti numerici per uccelli allevati in cattività e ridurre vincoli per i cacciatori. Ritirato anche l’emendamento 5.110 Germanà (Lega) che limitava l’obbligo di sostituzione richiami solo a quelli di cattura riducendo tracciabilità per richiami allevati.

Il risultato non cambia: tutti gli emendamenti all’articolo 5 messi al voto sono stati respinti. L’articolo resta invariato liberalizzando comunque l’uso di richiami vivi, pratica anacronistica e crudele, già censurata a livello europeo e legata a bracconaggio e traffici illeciti di fauna.

Anche sull’articolo 6, il Sottosegretario La Pietra ha espresso parere contrario sulla quasi totalità degli emendamenti, con la richiesta di ritiro di quattro presentati dalla maggioranza e pochi accantonamenti accolti dalle Commissioni. Si tratta degli emendamenti 6.29 Maffoni (FdI), 6.77 Germanà (Lega) cui si aggiunge l’emendamento 6.71 Fallucchi (FdI) su accantonato su richiesta dei relatori Bergesio (LEGA) e Tubetti (FdI). Gli emendamenti, in spregio anche alla tutela dell’incolumità pubblica, sono finalizzati a consentire la caccia in spiaggia, mentre l’emendamento 6.84 Ancorotti (FdI) permette gestione delle zone di addestramento cani anche a privati e associazioni venatorie, con "abbattimento di fauna d’allevamento" fuori stagione venatoria.

Le opposizioni, invece, hanno criticato l’estensione dell’attività venatoria nelle aree demaniali già contenuta nel disegno di legge e denunciano che alcuni emendamenti di maggioranza vogliono ampliare e si schierano contro la riduzione delle tutele delle aree protette, sostenendo la necessità di mantenere standard minimi di protezione ambientale.

La senatrice Di Girolamo (M5S) ha sostenuto gli emendamenti soppressivi dell’articolo 6 in materia di piani faunistico-venatori, denunciando un indebolimento del sistema di tutela ambientale e delle aree protette, mentre la senatrice Sabrina Licheri (M5S) ha argomentato il proprio emendamento 6.10, richiamando la necessità di proteggere le foreste demaniali e l’articolo 9 della Costituzione.

Nel dibattito è intervenuto il senatore Franceschelli (PD) a favore del proprio emendamento 6.15, sottolineando l’esigenza di rafforzare il ruolo delle autonomie locali nella gestione faunistico-venatoria e critica la contrarietà della maggioranza, ritenendola incoerente con il principio di autonomia e con la volontà di mantenere il controllo lontano dai territori.

Nemmeno l’emendamento 6.13 Sabrina Licheri (M5S) che prevedeva responsabilmente la tabellazione delle aree dove si sono verificati avvelenamenti con divieto di caccia per 2 anni entro 1000 metri, ha trovato il consenso del Sottosegretario La Pietra.

Nessun emendamento all’articolo 6 è stato approvato: resta consentita la caccia anche nelle foreste demaniali, comprese quelle frequentate da turisti, con possibili rischi per i visitatori.

Non diversamente sull’articolo 7, il Sottosegretario La Pietra ha ribadito il parere contrario sulla maggior parte degli emendamenti, ad eccezione degli emendamenti 7.78 e 7.79 Potenti (Lega), 7.179 Fallucchi (FdI), 7.205 Nocco (FdI), 7.206 Ancorotti (FdI) e 7.208 Germanà (Lega), su cui ha formulato un invito al ritiro. Gli emendamenti sono stati ritirati.

Domanda poi l'accantonamento dell'emendamento 7.178 Maffoni (FdI) che esclude obbligo di licenza di porto di fucile per falconeria. I relatori hanno espresso parere conforme a quello del rappresentante del Governo e l'emendamento 7.178 è stato dunque accantonato.

Le opposizioni, invece, hanno sostenuto la soppressione dell’articolo o comunque misure su sicurezza e limiti più stringenti alla caccia, ma tutte le proposte, assieme a quelle della maggioranza, sono state respinte.

Il dibattito si è chiuso con il passaggio all’articolo 8, che, nella caccia agli ungulati consente l'uso di strumenti ottici e optoelettronici. Il Sottosegretario La Pietra non cambiato registro e ha espresso il parere contrario sulla gran parte degli emendamenti. Il senatore Franceschelli (PD) ha sostenuto l’emendamento soppressivo dell’articolo 8, criticando la riforma per mancanza di monitoraggio e proponendo soluzioni meno radicali. La senatrice Sabrina Licheri (M5S) ha sostenuto vari emendamenti restrittivi sull’attività venatoria, mentre la senatrice Sironi (M5S), in dissenso dal suo Gruppo, ha dichiarato di astenersi emendamento 8.4 (Licheri (M5S) che introduce disposizioni per l'interdizione dell'attività venatoria nei fondi delle aziende agrituristiche, “ritenendo necessario un intervento più radicale, che consenta al proprietario di opporsi per motivi etici all'esercizio della caccia sul fondo di sua proprietà, anche alla luce della recente giurisprudenza in materia.”

Nessun emendamento è stato approvato.

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Seduta 8 aprile