Seduta dopo seduta, la nostra analisi dello svolgersi della discussione degli emendamenti.
Giovedì 9 aprile è proseguito presso le Commissioni riunite Ambiente e Agricoltura del Senato l’esame del disegno di legge n. 1552 (Malan e gli altri Capigruppo della maggioranza), c.d. DDL “Sparatutto” voluto dal Ministro dell’Agricoltura Lollobrigida. Nella seduta dell’8 aprile il voto sugli emendamenti è avanzato dall’articolo 4 fino all’articolo 8, senza che nessun emendamento sia stato approvato: le proposte esaminate sono state respinte o accantonate, comprese quelle di maggioranza.
Il confronto sull’articolo 9 conferma forte volontà della maggioranza e del Governo di non accogliere alcuna delle proposte emendative rendendo così blindato il testo già nefasto del disegno di legge “Sparatutto”.
Il dibattito parlamentare è assente , non per responsabilità delle opposizioni, ma per una maggioranza che non prende parola nemmeno a favore dei propri emendamenti rimettendosi al parere del Governo.
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Come nelle sedute precedenti il Sottosegretario La Pietra ha espresso parere contrario sulla quasi totalità delle proposte, invitando al ritiro di undici emendamenti presentati da senatori di FdI e, con pochi accantonamenti condivisi dai relatori. Si tratta degli emendamenti 9.10 Amidei (FdI), 9.0.8 Potenti (Lega), 9.0.9 Amidei (FdI) finalizzati aumentare ancora di più la pressione venatoria ai quali si è aggiunto l’emendamento 9.31 del relatore De Carlo, volto a favorire l’attività venatoria in specifiche aree montane, successivamente accantonato su sua stessa richiesta, con l’assenso del rappresentante del Governo e dei relatori.
Gli emendamenti dell’opposizione puntano soprattutto a ridurre la centralizzazione degli Ambiti territoriali di caccia (ATC), a limitare l’impatto delle modifiche sulla Legge n. 157/1992 e a rafforzare le tutele per i proprietari dei fondi e per la gestione locale della fauna.
Nel corso della discussione il senatore Franceschelli (PD) ha dichiarato voto favorevole sull’emendamento 9.1 Irto (PD), volto a sopprimere l’articolo 9, che prevede il passaggio degli ambiti territoriali di caccia da livello subprovinciale a provinciale. Ha criticato la misura perché comporterebbe una centralizzazione che non tiene conto delle specificità locali e perché la riorganizzazione amministrativa richiederebbe tempi e risorse, con il rischio di vuoti gestionali. Evidenzia infine dubbi sull’introduzione di un rappresentante ENCI negli organi direttivi, che potrebbe arricchire il confronto ma anche creare criticità.
Decisamente critica sulla questione dell’Enci anche la senatrice Sabrina Licheri (M5S) che nella sua dichiarazione di voto favorevole all’emendamento 9.3 Naturale (M5S), anche esso, come gli emendamenti 9.2 De Cristofaro (Misto-AVS) e 9.4 Bevilacqua (M5S), soppressivo dell’articolo 9, ha chiesto al Governo un ripensamento, ritenendo che l’ingresso di un rappresentante ENCI complicherebbe la gestione degli interessi coinvolti sottolineando che negli ATC ciò potrebbe generare conflitti di interesse e uno sbilanciamento a favore del mondo venatorio, penalizzando le associazioni ambientaliste.
Particolare attenzione è stata data agli interventi sulla proprietà privata e sul divieto di caccia nei fondi: a favore del suo emendamento 9.0.6, che rafforzava le possibilità di esclusione della caccia e limitava le aziende faunistico-venatorie è intervenuta la senatrice Sabrina Lichieri(M5S). Anche la senatrice Bevilacqua (M5S) è intervenuta a favore del suo emendamento 9.0.11 che è stato poi bocciato dal Governo perché ritenuto eccessivamente automatico nel vietare la caccia nei fondi privati senza adeguata pianificazione regionale.
Così come nelle sedute precedenti, anche tutti gli emendamenti posti al voto, compresi quelli di maggioranza, sono stati respinti in serie.
Nel complesso, il testo procede senza modifiche e senza spazio di mediazione parlamentare, nemmeno per quei temi che riguardano la proprietà privata e la sicurezza pubblica.
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