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DDL “Sparatutto”, l’esame procede a rilento in Commissione Agricoltura alla Camera

Bocciati due emendamenti migliorativi delle opposizioni

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Ultimo aggiornamento

martedì 29 settembre 2026

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Animali selvatici

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La riforma procede senza attribuire un peso adeguato alla tutela degli animali, alle garanzie ambientali e alle valutazioni scientifiche.

Alla Camera avanza a fatica l’esame del Disegno di legge sulla caccia “Sparatutto”. Nella seduta del 23 settembre, la XIII Commissione Agricoltura ha affrontato appena due emendamenti al provvedimento, entrambi finalizzati a rafforzare il riferimento alla tutela dell’ambiente e della biodiversità.

Il confronto si è concentrato sugli identici emendamenti Borrelli (AVS) 1.15 e 1.16 Cherchi (M5S), con i quali le opposizioni chiedevano di richiamare nel titolo della legge gli articoli 9 e 41 della Costituzione e la normativa europea.

Su questo punto è intervenuto Alessandro Caramiello (M5S) cofirmatario dell’emendamento 1.16, sostenendo che il richiamo agli articoli 9 e 41 debba diventare un parametro della nuova normativa in attuazione del sentimento comune degli italiani nei confronti della caccia e cioè la loro netta contrarietà. Nella stessa direzione si è espresso Francesco Emilio Borrelli (AVS), chiarendo che la scelta in ordine all'attività venatoria possa essere solo ed esclusivamente quella di tutela e conservazione dell'ambiente. Il deputato ha inoltre sottolineato che, per il gruppo che rappresenta, l’unico confronto politico realmente utile sul provvedimento consisterebbe nel ripartire da capo nella impostazione della riforma, coinvolgendo le organizzazioni ambientaliste e concordando con esse le modifiche necessarie. In assenza di tale disponibilità, secondo Borrelli, l’appello del Ministro Lollobrigida a un confronto tra le diverse forze politiche risulta privo di utilità.

A rafforzare le critiche delle opposizioni è intervenuta Nadia Romeo (PD), che ha richiamato il nuovo quadro costituzionale posto a tutela della biodiversità e la necessità di sostenere gli agricoltori attraverso strumenti fondati sulle evidenze scientifiche e sulla conservazione della biodiversità. Una prospettiva contrapposta a quella del provvedimento, che individua invece nell’aumento dell’incidenza del prelievo venatorio la risposta ai problemi del territorio.

Anche Carmen Di Lauro (M5S) ha contestato l’impianto della proposta di legge e richiamando il crescente dibattito pubblico sulla caccia ha sottolineato come l'approccio antropocentrico assunto a parametro del provvedimento confligga con il sentimento della maggioranza degli italiani che hanno manifestato la loro contrarietà all'attività di caccia.

Le diverse posizioni emerse nel corso della seduta hanno così delineato una critica comune: la riforma procede senza attribuire un peso adeguato alla tutela degli animali, alle garanzie ambientali e alle valutazioni scientifiche.

Alle questioni di merito si aggiungono, inoltre, quelle relative all’iter parlamentare. Mario Perantoni (M5S) ha infatti espresso dubbi sull’inserimento del provvedimento nel programma dell’Assemblea per novembre, mentre resta ancora da esaminare un numero molto elevato di emendamenti. Secondo il deputato, questa scelta apre alla possibilità che l’esame vada avanti senza un accordo con le opposizioni.

La spinta verso l’Aula

Nonostante le richieste avanzate nel corso del dibattito, la Commissione ha bocciato gli emendamenti Borrelli 1.15 e Cherchi 1.16. La presidente Maria Cristina Caretta (FdI) ha quindi rinviato il seguito dell’esame, lasciando aperto un percorso parlamentare ancora lontano dalla conclusione.

Proprio per questo resta centrale la questione sollevata da Perantoni (M5S): il provvedimento figura già nel programma dell’Assemblea per novembre. Una calendarizzazione che accelera la corsa verso l’Aula mentre, in Commissione, l’esame degli emendamenti procede lentamente e senza che sia stato raggiunto un accordo con le opposizioni.

Il dossier resta dunque aperto e continua a dividere maggioranza e opposizioni. Da una parte, una revisione delle regole sulla gestione della fauna e sull’attività venatoria orientata a cancellare persino le tutele minime; dall’altra, la richiesta di rafforzare le garanzie per l’ambiente e la biodiversità e di fondare le decisioni sulle valutazioni scientifiche.