Nella Commissione Agricoltura abbiamo portato la voce degli animali e tutta l'assurdità di questa proposta.
È iniziato martedì 30 giugno, in Commissione Agricoltura alla Camera, l’esame del Disegno di legge “Sparatutto”, già approvato dal Senato e approdato a Montecitorio per la prosecuzione dell’iter parlamentare. L’avvio dei lavori è stato segnato da un primo cambio di scenario: i due relatori inizialmente indicati, Maria Cristina Caretta (FdI) e Francesco Bruzzone (Lega), entrambi cacciatori, sono stati sostituiti prima ancora dell’avvio effettivo dell’esame.
Al loro posto sono stati nominati Monica Ciaburro (FdI), Laura Cavandoli (Lega) e Giovanni Arruzzolo (FI), uno per ciascuno dei tre principali partiti della coalizione di centrodestra.
Il provvedimento, contestato da una larga parte dell’opinione pubblica, del mondo scientifico e da esponenti della cultura e dello spettacolo, non procederà tuttavia con la procedura d’urgenza auspicata dalla maggioranza di Governo che avrebbe potuto portare alla chiusura dell’iter in poche settimane. La Conferenza dei Capigruppo della Camera ha infatti definito il calendario d’Aula per il mese di luglio e il DDL “Sparatutto” non risulta incluso tra i provvedimenti all’esame.
Nella seduta del 30 giugno i relatori hanno illustrato il testo. Il giorno successivo, il 1° luglio, la Commissione Agricoltura ha concluso l’esame preliminare e ha adottato come testo base la proposta di Legge approvata dal Senato, dopo aver disposto l’abbinamento di ulteriori proposte di legge sulla stessa materia e annunciato un ciclo di audizioni al quale abbiamo chiesto di partecipare per illustrare i motivi per il quale il testo non può e non deve essere approvato.
Durante le sedute, le opposizioni - AVS, M5S e PD - hanno espresso una critica complessiva al provvedimento, contestandone sia il metodo sia il merito. Ai rilievi si è aggiunto anche il dissenso di Noi Moderati, componente della maggioranza.
Tra i punti sollevati figurano il mancato aggiornamento della relazione sull’attuazione della Legge n. 157/1992, la riduzione delle tutele per biodiversità e fauna selvatica, il rischio di un ampliamento dell’attività venatoria anche in aree sensibili e profili di incompatibilità con il diritto europeo. Le forze critiche hanno inoltre chiesto un maggiore coinvolgimento degli stakeholder e un più ampio approfondimento parlamentare.
Noi di LAV continueremo a contrastare il provvedimento in ogni sede istituzionale, chiedendo al Parlamento di fermare definitivamente una proposta che risponde alle pressioni della lobby venatoria e non alle esigenze di tutela del Paese.
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