Bocciati due emendamenti migliorativi delle opposizioni
Dopo la pausa estiva, nella seduta del 16 settembre la Commissione Agricoltura ha ripreso l’esame dell’articolo 1, avviando le votazioni dall’emendamento 1.9 Borrelli (AVS). Al centro del confronto, il nodo più controverso del provvedimento: la tutela effettiva della fauna selvatica, che il DDL sulla caccia “Sparatutto”, si propone di smantellare.
A caratterizzare l’esame sono stati esclusivamente gli interventi delle opposizioni, che hanno chiesto di rafforzare il ruolo della tutela della fauna selvatica e della biodiversità nella futura normativa.
Alessandro Caramiello e Susanna Cherchi del Movimento 5 Stelle, Francesco Emilio Borrelli (AVS) e Antonella Forattini (PD) hanno sostenuto gli identici emendamenti 1.9 Borrelli (AVS) e 1.10 Cherchi (M5S), finalizzati a modificare il titolo della legge, inserendovi un riferimento al diritto alla vita e alla libertà della fauna selvatica. Nel suo intervento, Borrelli (AVS) ha sottolineato come la nuova rubrica del titolo della legge 11 febbraio 1992, n. 157, proposta con gli emendamenti 1.9 e 1.10, rappresenti l’evoluzione maturata in questi anni nella società italiana nel rapporto con il mondo animale, mentre Forattini (PD) ha invece evidenziato la necessità di considerare il prelievo venatorio come uno strumento cui ricorrere in via eccezionale.
Al centro del dibattito anche l’ambiente. Caramiello e Perantoni (M5S), insieme a Nadia Romeo (PD), hanno sostenuto l’emendamento Sergio Costa 1.11, che proponeva di inserire nella legge un esplicito riferimento alla conservazione della fauna e al rispetto degli equilibri ecologici, ecosistemici e ambientali. I deputati hanno criticato l’impostazione del provvedimento, ritenuta non attenta al benessere animale e agli effetti dell’attività venatoria sugli ecosistemi. Caramiello (M5S) ha richiamato inoltre la posizione del M5S favorevole all’abolizione della caccia e il problema dell’inquinamento da piombo, mentre Romeo (PD), sottolineando come la protezione degli animali dovrebbe avere priorità rispetto alla loro gestione, ha evidenziato che il venir meno di questo principio nella proposta di modifica del titolo della legge n. 157 del 1992 è per il PD inaccettabile e ha auspicato che nel prosieguo dell'esame si possa trovare una soluzione trasversalmente condivisa.
Particolare attenzione è stata dedicata al monitoraggio scientifico delle popolazioni animali e alle possibili alternative al prelievo venatorio. Caramiello, Perantoni, Cherchi (M5S) e Borrelli (AVS) hanno sostenuto l’emendamento Sergio Costa 1.12, chiedendo maggiore attenzione alla raccolta e all’utilizzo dei dati sulla consistenza della fauna. Attraverso un attento monitoraggio, ha sostenuto Caramiello (M5S), si potranno adottare misure alternative rispetto alla caccia come la sterilizzazione degli ungulati.
Il confronto si è spinto infine sulle prospettive dell’attività venatoria. Caramiello (M5S) ha illustrato gli emendamenti Sergio Costa 1.13 e 1.14: il primo proponeva di esplicitare l’obiettivo di una progressiva abolizione della caccia, mentre il secondo poneva l’accento sul ripristino degli equilibri ecosistemici e sulla tutela del benessere animale. Cherchi ha inoltre richiamato le direttive europee «Uccelli» e «Habitat», sollevando questioni sulla compatibilità della disciplina con il quadro normativo dell’Unione europea.
La maggioranza è rimasta in silenzio durante il dibattito, ma non ha fatto mancare i propri voti: tutti gli emendamenti esaminati nella seduta, nessuno dei quali provenienti dai suoi banchi, sono stati respinti.
Nelle prossime settimane la Commissione dovrà proseguire l’esame delle proposte emendative successive: oltre un milione quelle presentate dal solo Movimento Cinque Stelle, mentre l’approdo in Aula resta fissato per novembre. Eppure, nonostante il ritmo lento dei lavori, prende corpo l’ipotesi, gravissima, di trascinare comunque il provvedimento in Aula senza neppure aver concluso la discussione in Commissione. Sarebbe l’ennesima forzatura ai danni del confronto democratico, già sistematicamente mortificato da una maggioranza che, prima al Senato e ora alla Camera, pretende di piegare tempi e regole parlamentari alle proprie convenienze, anziché rispettare la dignità del dibattito e il ruolo delle opposizioni.