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Abbiamo presentato a Roma i Dossier “Latte versato” e “Uova d’oro

Lo studio che svela i costi nascosti di latticini e uova. 27,6 miliardi di euro il costo complessivo dell’impatto ambientale che ricade sulla popolazione.

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giovedì 22 ottobre 2026

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Area food

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Questi nuovi studi si aggiungono a quelli passati, come la ricerca “Carissima Carne”

Quanto costano davvero alla collettività il latte, i formaggi e le uova che troviamo sugli scaffali? Molto più di quanto indicato sul prezzo di vendita.

Secondo due nuovi dossier che abbiamo pubblicato “Latte versato” e “Uova d’oro”, le esternalità ambientali associate alla produzione e al consumo di latticini e uova in Italia ammontano complessivamente a circa 27,6 miliardi di euro l’anno: 25 miliardi per i latticini e 2,6 miliardi per le uova. Costi ambientali che non sono inclusi nei prezzi dei prodotti e che, attraverso i danni generati sull’ambiente, ricadono sulla collettività.

I risultati delle due ricerche sono stati presentati oggi a Roma nel corso della conferenza organizzata, con la partecipazione di Guido Scaccabarozzi, Environmental Impact Expert, e Margherita Aiesi, Sustainability Specialist, entrambi di Simbio, e Domiziana Illengo, Responsabile LAV Area Alimentazione Vegana.

Realizzati con il supporto scientifico di esperti specializzati nell’analisi del ciclo di vita (LCA), i dossier valutano gli impatti ambientali delle due filiere attraverso metodologie riconosciute a livello internazionale e ne stimano il costo economico secondo il principio europeo del “chi inquina paga”.

Tra i risultati più significativi emerge il peso del particolato, ossia le polveri sottili che partecipano all’inquinamento dell’aria: questa componente rappresenta il 31,1% dei costi ambientali nascosti stimati per i latticini e il 29,7% per le uova. Un dato che richiama l’attenzione sugli impatti dell’intera filiera produttiva, dalle emissioni legate alla gestione degli allevamenti a quelle associate alla produzione dei mangimi.

Il costo ambientale di questi alimenti, dunque, non si esaurisce nell’attività svolta all’interno degli allevamenti o nella trasformazione industriale: coinvolge l’intera filiera agricola e produttiva, compreso l’impiego di risorse naturali e le emissioni che ne derivano.

Il dossier “Latte versato” confronta inoltre gli impatti dei latticini con quelli di alcune alternative vegetali, rilevando differenze significative. Per 100 grammi di prodotto, le bevande vegetali di soia e mandorla presentano un impatto sul cambiamento climatico rispettivamente inferiore dell’85% e dell’87% rispetto al latte di mucca considerato nello studio. Risultati che indicano come la trasformazione dei consumi e della produzione verso alternative vegetali possa contribuire a ridurre l’impronta ambientale del sistema alimentare.

Questi nuovi studi si aggiungono a quelli passati, come la ricerca “Carissima Carne”, con la quale avevamo portato alla luce il costo nascosto della produzione e del consumo di carne, che ogni anno si concretizzano in esternalità del valore di 37 miliardi di euro. Questi tre studi, sommando i risultati, portano alla luce un costo nascosto prodotto dalle filiere zootecniche di oltre 64 miliardi di euro ogni anno in Italia.

Quantificare le esternalità ambientali significa mettere a disposizione di istituzioni e decisori politici dati utili a orientare le scelte pubbliche. È quindi necessario promuovere politiche alimentari coerenti con gli obiettivi climatici e ambientali del Paese: dalla revisione dei sistemi di incentivo e sostegno al settore zootecnico alla fiscalità ambientale, dagli acquisti pubblici alla promozione delle filiere vegetali.

Le analisi LCA misurano gli impatti ambientali e non quantificano direttamente le sofferenze degli animali. Ma la filiera di produzione di latte e uova solleva anche questioni etiche che non possono essere ignorate: dalla separazione dei vitelli dalle madri e dalla gestione degli animali a fine carriera produttiva, fino alle condizioni di detenzione delle galline ovaiole e al destino dei pulcini maschi.

Questi due nuovi dossier ci permettono di comprendere il peso ambientale ed economico legato alla produzione di latte, latticini e uova, dati essenziali per orientare lo sviluppo e i cambiamenti dell’industria agri-food, ma dietro ai dati sull’inquinamento ci sono le sofferenze di milioni di individui. L’impatto di queste filiere, infatti, viene prodotto anche tramite la segregazione, lo sfruttamento, il dolore e la morte dei vitelli, separati dalle proprie madri a pochi giorni di vita, delle mucche, costrette a sopportare cicli di gravidanze forzate fino allo sfinimento, e galline prostrate dall’iperproduzione di uova, che le depriva del calcio necessario per avere ossa in salute. Questi sono alcuni esempi della sistematizzazione della sofferenza negli allevamenti, ma che per gli animali sono una realtà quotidiana ineluttabile. Dunque, comprendere e fotografare come la produzione di latticini e uova impatti sull’ambiente e sull’economia del nostro Paese è necessario per incentivare una transizione verso produzioni vegetali, promuovendo anche un beneficio comune, ma tenendo in considerazione ciò che dati analitici non possono rappresentare: il sopruso normalizzato delle vite animali. Domiziana Illengo, Responsabile LAV Area Alimentazione Vegana

Per noi di LAV, ambiente e animali non sono temi separati. La progressiva trasformazione del sistema alimentare verso modelli basati sulle proteine vegetali rappresenta una direzione necessaria per ridurre gli impatti ambientali e superare un sistema produttivo fondato sullo sfruttamento degli animali.

I dossier “Latte versato” e “Uova d’oro” offrono una base scientifica per rendere visibili costi che oggi restano fuori dal prezzo degli alimenti e per aprire una riflessione sulle responsabilità della filiera e sulle scelte necessarie a costruire un sistema alimentare più sostenibile e rispettoso degli animali.

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