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La mania della foto con squali: quando l’ego viene prima dell’amore per la natura

Non si tratta di episodi isolati e, soprattutto, gli squali non sono gli unici animali vittime di un turismo sempre più invasivo e di massa.

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mercoledì 19 agosto 2026

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Queste attività possono alterare i comportamenti degli animali e provocare stress

La caccia al selfie con lo squalo, l’orca, il delfino o la balena è diventata una vera e propria moda. E, insieme alla crescente diffusione di queste esperienze, aumentano anche i casi di interazioni pericolose tra persone e animali acquatici.

Ma non si tratta di episodi isolati e, soprattutto, gli squali non sono gli unici animali vittime di un turismo sempre più invasivo e di massa.

Immersioni e tour organizzati per ottenere la “foto perfetta”, spesso promossi da influencer per il proprio tornaconto e alimentati dal desiderio di condividere sui social un incontro ravvicinato con un animale acquatico, sono ormai sempre più comuni.

Sempre più persone, talvolta senza una preparazione tecnica adeguata per l’immersione e senza conoscenze di base sull’etologia degli animali acquatici, entrano in acqua con squali, balene, orche, delfini e altre specie per realizzare quello che diventerà lo scatto da pubblicare.

Ma cosa succede all’animale?

Queste attività possono alterarne i comportamenti naturali e provocare stress.

Ecco perché, se stai pensando di vivere un incontro ravvicinato con un animale acquatico, è importante sapere che meno interferiamo con la sua vita, meglio è.

Abbiamo già invaso enormemente i loro spazi: quelli di alimentazione, attraverso le attività di pesca e di allevamento, e quelli di migrazione, attraverso il traffico navale. A questo si aggiungono oggi tour ed escursioni che promettono di farci nuotare accanto a queste meravigliose creature.

In alcuni casi, gli animali vengono attirati nelle aree previste per le escursioni attraverso il cibo; in altri, vengono individuate zone sensibili o importanti aree di passaggio e aggregazione.

In ogni caso, inseguire, avvicinare, toccare o nutrire animali acquatici può interferire con le loro attività naturali, provocando stress e modificandone i comportamenti. Può inoltre aumentare il rischio di incidenti con le imbarcazioni e rendere gli animali più confidenti nei confronti dell'essere umano, con conseguenze potenzialmente pericolose.

Entrare in acqua con i cetacei, per esempio, può disturbare momenti fondamentali della loro vita quotidiana,
come il riposo, la ricerca di cibo e la cura dei piccoli. Il contatto diretto o il tentativo di toccarli, inoltre, è vietato in molte aree protette e può essere pericoloso sia per gli animali sia per le persone.

È facile comprendere il fascino e la tentazione di voler nuotare accanto a una balena, osservare un'orca da vicino o avere uno squalo a pochi metri da sé, ma amare gli animali significa anche saper rinunciare a qualcosa che desideriamo, quando quel desiderio può danneggiarli.

Se davvero vogliamo tutelarli, esistono molte alternative e nessuna di queste richiede necessariamente una foto insieme a loro.

L'animale non esiste per soddisfare le aspettative del turista. Sei tu, invece, in quanto turista consapevole e appassionato, ad avere la possibilità di fare la differenza.

Se vuoi osservare gli animali marini senza contribuire a disturbarli, puoi:

  • scegliere escursioni condotte da professionisti qualificati, come biologi marini, che rispettino le distanze previste e non inseguano gli animali;
  • partecipare a progetti e campi di volontariato seriamente orientati alla loro tutela;
  • informarti sulle principali minacce che incombono sugli animali acquatici;
  • scegliere, anche attraverso le tue abitudini alimentari, comportamenti che riducano concretamente la pressione sugli ecosistemi marini.

Perché la vera dimostrazione d'amore per un animale acquatico libero non è riuscire ad arrivare abbastanza vicino dal fotografarlo, ma è sapere quando è il momento di restare a distanza.

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