Siete consapevoli della sofferenza estrema imposta sistematicamente ogni giorno a miliardi di animali aquatici pescati o allevato per arrivare sulle tavole? Ve la raccontiamo noi ogni venerdì.
Con la rubrica Venerdì Pesce vogliamo offrire un’alternativa concreta: scegliere prodotti vegetali al posto del pesce e dei suoi derivati significa contribuire a ridurre lo sfruttamento intensivo e l'uccisione indiscriminata di miliardi di pesci. Un piccolo cambiamento nel piatto può fare una grande differenza per chi vive sott’acqua.
L'astice è un crostaceo Decapode della famiglia Nephropidae e del Genere Homarus. Differente dall'aragosta, con la quale erroneamente può essere confuso, dal punto di vista morfologico l'astice è più simile agli scampi o ai gamberi di fiume. Le specie più consumate sono l'astice europeo (Homarus gammarus) e l'astice americano (Homarus americanus).

Quest'animale acquatico vive su fondali rocciosi o fangosi duri, preferendo profondità fino tra i 20 e i 150 metri o più. Durante il giorno, si rifugia in tane, anfratti o buche sul fondale, posizionandosi spesso con la testa verso l'uscita per difendersi. Di notte esce per foraggiare e cacciare, grazie alle sue robuste chele asimmetriche: la chela più grande e massiccia serve per frantumare i gusci dei molluschi, mentre quella più sottile e denticolata viene usata per squarciare e tagliare.
Ha il corpo protetto da un duro carapace, che muta periodicamente per permettere la crescita dell'animale. La muta è il processo vitale, noto come ecdisi, in cui il crostaceo abbandona il vecchio carapace per crescere, sostituendolo con uno nuovo e più grande. Questa fase, che avviene diverse volte nel primo anno di vita e poi con minore frequenza, è un periodo delicato per l'astice, che avrà un guscio molle e sarà più vulnerabile.
La parte del corpo chiamata “cefalotorace” include il capo e il torace dell'astice, ospitando gli organi sensoriali quali occhi peduncolati e due paia di antenne, e sotto il carapace vi sono le appendici boccali e le branchie. L'addome è formato da 6 segmenti mobili che termina con una coda a ventaglio, potente propulsore per il nuoto all'indietro.
Ciò che caratterizza molto l'astice e lo differenzia a prima vista dall'aragosta sono le due grosse chele frontali, una più imponente dell'altra, con le quali caccia e si difende dai predatori quali merluzzi, foche, squali, razze, murene e polpi.
L'astice si nutre prevalentemente di invertebrati quali molluschi bivalvi, ricci di mare, ma svolge anche un ruolo importante nella pulizia dei fondali marini, agendo come spazzina opportunista. Sebbene preferisca cacciare prede vive, si nutre anche di materia organica in decomposizione, incluse le carcasse di pesci, crostacei e molluschi presenti sul fondale, svolgendo quindi un ruolo fondamentale per l'ecosistema marino.
La
riproduzione dell'astice è un processo complesso che avviene
principalmente in estate, subito dopo la muta della femmina, che feconda e
trasporta sotto la coda da 5.000 a oltre 100.000 uova per 9-11 mesi, fino alla
schiusa delle larve, con un alto tasso di mortalità in natura
L'astice, infatti, depone un notevole numero di uova, ma solo una su 10 schiude
e raggiunge l'età, vivendo in natura una media di 60 anni, ma arrivando anche
oltre i 100, se abbastanza fortunata da sopravvivere alle pesanti pressioni
della pesca.
Le dimensioni e il peso degli astici in vendita variano notevolmente ma in
generale, gli individuicomuni pesano
tra i 400 g e oltre 1 kg, con lunghezze che solitamente si aggirano sui 30-40
cm Si tratta quindi di animali che possono avere un'età tra i 15 e i 30.
PESCATO IN MARE APERTO, INTRAPPOLANDOLO
La
stragrande maggioranza degli astici in commercio proviene dalla pesca
in mare aperto e non da allevamenti. Sebbene esistano ricerche e
limitati esperimenti di acquacoltura (specialmente in Asia o per ripopolamento
in Europa), l'astice è un crostaceo difficile e lento da allevare, e ciò rende la
pesca il metodo di sfruttamento principale.
La pesca dell'astice europeo avviene generalmente in fondali rocciosi tra i 20 e i 50m di profondità, dove viene catturato mediante l'utilizzo di apposite nasse, cioè vere e proprie trappole. La nassa cattura l'astice sfruttando il suo comportamento naturale di ricerca del cibo e tana nel proprio habitat. La trappola viene posizionata sul fondale, con del cibo all'interno e l'astice, attratto dall'odore, entra nella nassa attraverso un'apertura a imbuto, senza però riuscire più ad uscire. Resterà lì da1 a 3 giorni, fino a quando non verrà recuperata dal pescatore. Questo tipo di pesca non è selettiva e nella nassa possono finire femmine con uova (la cui pesca è vietata) o individui troppo piccoli.
Si tratta di una tecnica che, oltre ad essere estremamente crudele, incide molto anche sulla popolazione di astice europeo: sebbene non sia classificato a livello globale come "in pericolo critico”, le sue popolazioni locali nel Mediterraneo e in alcune aree dell'Atlantico hanno sofferto di pesca eccessiva, portando a declini significativi e in alcuni casi locali estinzioni, come nel Mar Tirreno, dove questo animale si era estinto in passato a causa della pesca intensiva, spingendo le autorità a promuovere progetti di ripopolamento.
L'ASTICE AMERICANO
Lo
scenario attuale vede quindi una dipendenza crescente dai rifornimenti
oltreoceano di una specie alloctona nei mari europei: l'astice americano
(Astice americano - Homarus americanus).
Questa
specie ha una struttura morfologica del tutto simile a quella dell'astice
europeo e si distingue semplicemente per il pigmento del carapace più chiaro e
tendente al bruno-rossastro invece che scuro-bluastro.
L'astice americano presenta un comportamento molto differente rispetto
all'astice europeo, il che influisce significativamente sul metodo di prelievo
del crostaceo. Quello americano è più coraggioso, aggressivo e trascorre molto
tempo in acqua libera invece che in tana. Tutto ciò si traduce in una ulteriore
tecnica di pesca che viene praticata, oltre che con nasse, anche "a mano"
su fondali sabbiosi e non eccessivamente profondi.
Oltre alla pesca eccessiva, che resta comunque la minaccia principale, la sopravvivenza dell'astice è minacciata dai cambiamenti climatici, che modificano le temperature delle acque, e dagli impatti dei cavi elettrici subacquei, che possono alterare il loro comportamento. [*]
[*]Secondo
lo studio “The
Effects of Anthropogenic Electromagnetic Fields (EMF) on the Early Development
of Two Commercially Important Crustaceans, European Lobster, Homarus
gammarus (L.) and Edible Crab, Cancer pagurus (L.)”,
pubblicato sul Journal of Marine Science and Engineering da un
team di ricercatori britannici, ungheresi e spagnoli: «Le larve di astice
esposte al campo elettromagnetico dei cavi elettrici sottomarini non sanno
nuotare altrettanto bene come le altre. Hanno anche tre volte più probabilità
di essere in qualche modo deformi».
IN ITALIA L'ASTICE SI VENDE, ESPONE E CUOCE VIVO!
Studi neurobiologici e
comportamentali indicano che la reazione dei crostacei agli stimoli nocivi non
è un semplice riflesso automatico, ma una vera esperienza dolorosa che merita
tutela, soprattutto considerando il fatto che questi animali possono essere venduti, esposti e bolliti vivi,
Per questo noi di LAV, insieme ad altre associazioni, facciamo parte della coalizione “Dalla parte dei crostacei”, riunita per chiedere un riconoscimento normativo dei crostacei come esseri senzienti, perché questi animali sono capaci di provare dolore e sofferenza al pari di altri animali già riconosciuti come tali. La Legge nazionale ed europea è ancora molto indietro nella tutela, ma dobbiamo continuare ad essere la voce di questi animali quotidianamente torturati, seguici in questa battaglia e scopri cosa chiediamo.
La spigola attualmente è la specie più allevata in Europa ed è stata il primo pesce marino, eccetto i salmonidi, a venire sfruttato negli allevamenti europei, dove i maggiori produttori sono Grecia, Turchia, Italia, Spagna, Croazia ed Egitto.
In natura può vivere fino a 30 anni, in allevamento vive circa 2 anni, cioè fino a quando raggiunge 'la taglia commerciale'.

Dicentrarchus labrax: spigola (o branzino)
Il branzino, poi, si mostra ancora più virile dell'elefante. Quando infatti viene preso all'amo, è capace di estrarne la punta non dal corpo di un suo simile, ma dal suo stesso fianco: con un movimento alternato della testa da una parte e dall'altra, allarga la ferita e sopporta il dolore della lacerazione fin quando non riesce a fare uscire l'amo.
UN PESCE CURIOSO
Pesce osseo marino e d'acqua
salmastra della famiglia Moronidae, dal corpo affusolato, la testa allungata e
l’occhio piccolo, con una bocca grande che si allunga “a tubo” quando aperta. La
sua colorazione è argentea, con ventre bianco e dorso grigio, pieno di
fantastici riflessi argento, dorati, verdi o blu. I giovanili fino ai
10–15 cm di lunghezza hanno i fianchi punteggiati di scuro.
È una specie costiera, che popola ambienti di ogni tipo nei pressi della riva, sia con fondali duri che sabbiosi e, in quanto specie eurialina, penetra nel periodo estivo nelle acque salmastre di foci e lagune, potendo raggiungere anche acque dolci. Nel Mediterraneo, meno freddo rispetto ad altri mari in cui è diffusa la spigola, la maturità sessuale è tra i 2 e i 4 anni e la riproduzione avviene in mare nei mesi invernali, con uova pelagiche (galleggianti) che si schiudono in pochi giorni.
È un pesce molto curioso di tutto ciò che entra nel proprio territorio di caccia e spesso si avvicina anche ai subacquei. I giovani sono gregari, mentre gli adulti fanno vita tendenzialmente solitaria o in coppia. Cacciatrice più che altro notturna, la spigola viene influenzata e sfrutta sia la marea che le fasi lunari, che ne condizionano il comportamento alimentare e gli spostamenti. Si nutre di invertebrati di vario genere come crostacei, molluschi e pesci, ma gli adulti si nutrono anche di altri pesci come anguille, latterini e cefali
La pesca influisce sulla sopravvivenza di questa specie, sia per la competizione delle risorse con l’uomo che pesca intensivamente specie pelagiche di piccole dimensioni, che sono dieta della spigola, sia perché è una delle specie più pescate da pescatori, anche subacquei avvantaggiati dal comportamento curioso dell'animale.
LA SPECIE PIÙ ALLEVATA D'EUROPA
La spigola ha una taglia media è
di 40 cm (minimo 25 per essere pescata legalmente nel Mediterraneo) ma può
arrivare anche a 100 e pesare fino a 12 kg e raggiungere anche i 30 anni.
In allevamento, invece, non sopravvive neanche 2 anni, il tempo necessario per raggiungere la “taglia commerciale” di circa 400 grammi, in un ciclo di produzione crudelmente funzionale a garantire una crescita quanto più veloce in gabbie galleggianti o in vasche a terra.
La spigola attualmente è la specie più allevata in Europa ed è stata il primo pesce marino, eccetto i salmonidi, a venire sfruttato negli allevamenti europei, dove i maggiori produttori sono Grecia, Turchia, Italia, Spagna, Croazia ed Egitto.
In Italia i poli principali per l’allevamento di questa specie sono in Toscana (Golfo di Follonica e laguna di Orbetello) e Puglia.
Si utilizzano prevalentemente gabbie in mare aperto e l’impatto sulla pesca di pesce c.d. foraggio (utilizzato per mangime di animali allevati) è notevole, considerando che le spigole, in quanto pesci predatori, necessitano di oltre 3 kg di proteine animali per produrre 1 kg di peso corporeo.
I sistemi di allevamento intensivo prevedono l’ingrasso in monocoltura sia in sistemi di recinti in profondità o gabbie galleggianti situati in aree costiere e offshore, sia in vasche a terra.
I recinti con reti sono il sistema di allevamento più sviluppato per l’allevamento di spigola in tutto il bacino del Mediterraneo. Sono solitamente di recinti forma circolare, con dimensioni variabili e sorretti da ampi collari in materiale plastico (PVC, polietilene) ai quali è fissata la rete, tenuta aperta tramite zavorre e cime tiranti. All’interno la densità di allevamento dovrebbe essere mantenuta tra i 15 e 25 kg/m3, numeri in ogni caso importanti se immaginiamo la costrizione in cui questi animali sono condannati rispetto alle condizioni naturali.
Le vasche a terra sono di dimensioni variabili e costruite con diversi materiali (es. cemento, vetroresina, bacini rivestiti in PVC), con densità di allevamento ancora più elevate rispetto alle produzioni in mare, che dovrebbero comunque non superare i 40 kg/m3.
Le tecnologie di allevamento sono diverse a seconda della fase evolutiva del pesce: le avannotterie sono strutture a terra che prevedono l’utilizzo di vasche servite da circuiti idrici chiusi o semi-chiusi e sistemi dedicati al mantenimento dei riproduttori e alle attività di riproduzione controllata e accrescimento larvale. Le larve sono alimentate per 4-6 settimane con prede vive, gradualmente sostituite da alimento inerte fino al completo svezzamento. Nel caso di avannotti destinati all’allevamento in gabbie a mare è previsto un periodo di pre-ingrasso in vasche a terra della durata di 2-3 mesi.
LA UCCISIONE AVVIENE PER ASFISSIA IN GHIACCIO
Una vita innaturale che termina
anche peggio, con l’uccisione che, il più delle volte, avviene per asfissia
in ghiaccio: i pesci vengono prelevati dalle reti e immersi
direttamente in vasche contenenti un'acqua/ghiaccio a temperature tra 0°C e 2°C. Un simile shock termico provoca la morte per
ipotermia e asfissia, ma non nell’immediatezza, perché spesso il pesce è
ancora cosciente, e subisce un’agonia
tra i 5 e i 40 minuti, in cui mostra gli ultimi segni di stress e tentativi di
fuga da una vita di sfruttamento indicibile.
Gli impatti che questi allevamenti hanno sugli animali sono devastanti e, in generale, il rilascio di quantità elevate di deiezioni, mangimi, antibiotici e pesticidi nei mari determina un accumulo nei fondali di queste sostanze, alterando profondamente l’equilibrio degli ecosistemi costieri, minacciando la biodiversità e la salute degli organismi marini. L’assenza di regolamentazioni efficaci rende questi impianti un pericolo per animali, ambiente e salute.
COSA PUOI FARE TU
Aiutaci a proteggere la spigola e gli altri animali acquatici
Scegli di non mangiarla e opta per una alimentazione
vegetale!
Sfruttato in modo intensivo per la carne e soprattutto per le uova - il caviale - lo storione è oggi uno degli animali più a rischio al mondo. Nonostante la protezione internazionale e il divieto di pesca in natura, la domanda di mercato ha alimentato l’espansione degli allevamenti, dove questi pesci, di natura longevi e migratori, sono sottoposti a sfruttamento intensivo e a pratiche invasive e crudeli per la produzione di uova.
L’Italia, oggi tra i maggiori produttori di caviale, gioca un ruolo centrale in questa filiera.
Fa però eccezione lo storione, di cui si dice che nuoti con la corrente e il vento a prua, senza timore che le sue squame vengano scompigliate. Le loro giunture, infatti, non sono orientate verso la coda.
UN PESCE PREISTORICO
Lo storione è un pesce preistorico, dal corpo allungato
e affusolato, privo di squame, ma ricoperto di scudi ossei, dal muso a
rostro con barbigli sensoriali.
Specie anadroma che vive da giovane in
acqua dolce per poi migrare verso il mare e, raggiunta la
maturazione (10-20 anni), in primavera risale i fiumi in cerca
delle aree più idonee per la deposizione delle uova. Questo pesce, il
cui aspetto ricorda quello degli squali (anch’esso pesce
preistorico), può raggiungere dimensioni enormi nella sua lunga
vita (oltre 100 anni), cibandosi prevalentemente di vermi,
molluschi, crostacei e piccoli pesci che vengono percepiti con i barbigli e poi
aspirati con la bocca.
Lo storione è un pesce molto affascinante, è considerato infatti un fossile vivente, presente sulla terra da ben 250 milioni di anni, negli ultimi decenni fortemente minacciato: sopravvissuto all’estinzione dei dinosauri e alle ere geologiche che si sono susseguite, rischia di non sopravvivere al devastante impatto antropico.
SFRUTTATO PER CARNI E UOVA
Sfruttato per le sue carni e per le uova (il caviale), negli
anni '80 e '90 ha
subito una pesca intensiva che lo ha portato rapidamente ad
essere uno tra gli animali a più alto rischio estinzione. Tutte le 27 specie di storione nel mondo sono minacciate o a
rischio critico di estinzione (IUCN), rendendoli uno dei gruppi animali più
vulnerabili a causa di bracconaggio per il caviale, inquinamento e dighe. Tra
le specie più critiche figurano lo storione cobice (Acipenser naccarii),
endemico del Po e Adriatico.
Dal 1997 lo storione è divenuto una specie protetta, tutelata a livello mondiale dal CITES, che prima ha concesso quote di pesca suddivise per specie e Paese e poi, dal 2009, e poi ha proibito qualsiasi tipo di pesca di storione selvatico. Tuttavia, per assecondare la richiesta del mercato, si è continuato a sfruttare gli storioni, dando vita ad allevamenti.
ALLEVATI IN ITALIA
In Italia si allevano diverse specie di storioni,
principalmente per la produzione di caviale e carne, tra cui lo Storione Russo
(Acipenser gueldenstaedtii), lo Storione Siberiano (Acipenser baerii),
lo Storione Cobice (Acipenser naccarii), lo Storione
Bianco Americano (Acipenser transmontanus) e lo Storione Stellato (Acipenser stellatus).
Di queste solo una, il Cobice, è autoctona. Lo
storione Cobice selvatico è invece una specie protetta e non
pescabile, ma gravemente minacciata dal bracconaggio. Le altre
specie storicamente autoctone, quali storione comune (A. sturio) e
il grande storione ladano (Huso huso), sono oggi scomparse dai
fiumi italiani.
SPREMUTI MANUALMENTE PER LE UOVA
Per quanto riguarda le procedure di allevamento, già da
numerosi anni è utilizzata la riproduzione artificiale, che
avviene tramite stimolazione
ormonale. Trascorso il periodo di
latenza, i pesci vengono spremuti manualmente a livello addominale per la
raccolta delle uova e del liquido seminale e viene eseguita la
fecondazione “a secco”, con le uova poi trasferite negli apparati di
incubazione.
In genere, la gestione aziendale cerca di eseguire il prima possibile il sessaggio (3-5 anni d’età in relazione della specie), al termine del quale i maschi vengono indirizzati verso la produzione di carne mentre le femmine proseguono l’ingrasso fino al raggiungimento della maturità sessuale per la produzione di caviale.
Queste operazioni sono del tutto innaturali e stressanti per un
pesce tendenzialmente solitario e “viaggiatore” come lo
storione, abituato a coprire distanze importanti tra acqua dolce e
salata.
Inoltre. per l’estrazione di uova dalla femmina,
oggi si usano metodi che, anche se non letali, sono estremamente invasivi
e cruenti, come la "spremitura" (o milking) per far
uscire le sacche ovariche, o tramite un catetere. Questa tortura dura per circa 10 anni, la vita media di uno storione allevato.
IL MAGGIOR PRODUTTORE EUROPEO
L’Italia è attualmente il maggior produttore europeo di
caviale e seconda al mondo dopo la Cina e con numeri simili i controlli
dovrebbero essere serrati e le procedure precise. Invece, sembra che
l’indirizzo politico sia quello di semplificare le procedure di registrazione
degli individui allevati, a danno degli animali e a solo vantaggio degli
allevatori.
Le recenti modifiche, decise con DM 18
novembre 2025 al DM 8 gennaio 2002 - recante l'istituzione del
registro di detenzione degli esemplari di specie animali e vegetali - sono
infatti volte ad esentare gli operatori del settore produttivo e alimentare
degli storioni dall’obbligo di registrazione al Ministero dell’Ambiente. Si tratta di una semplificazione volta ad agevolare il settore, ma molto rischiosa per animali ed ecosistema.
ANCHE LO STORIONE SELVATICO E' IN SOFFERENZA
È importante sottolineare che gli
allevamenti inoltre non hanno eliminato la pressione sullo
storione selvatico, braccato anche per ripopolamento illegale. Individui
selvatici rischiano di essere prelevati
per l’introduzione in allevamenti o specchi d'acqua privati per
"migliorare" il patrimonio genetico o la popolazione, e
senza considerare le implicazioni ecologiche e genetiche. Allo stesso modo è rilevante anche il rischio di
contrabbando di uova o avannotti: bracconieri catturano femmine
selvatiche per estrarne le uova (caviale) o gli avannotti per venderli
illegalmente a strutture allevatoriali.
La mancanza di una documentazione precisa sulla provenienza dei pesci all'interno degli allevamenti è pericolosa sia per gli storioni allevati che per quelli selvatici.
COSA PUOI FARE TU
Aiutaci a proteggere lo storione e a chiedere maggiori
tutele per questo pesce, sfruttato enormemente per produrre carne e soprattutto
uova.
Segui le nostre attività e non contribuire all’uccisione di milioni di storioni, scegli una alternativa vegetale
Diffuso in tutto il mondo, è presente anche nel Mediterraneo, dove è molto pescato e rischia anche di essere per la prima volta allevato.
Ecco un animale con il veleno di un serpente, il becco di un pappagallo e l’inchiostro di una penna vecchio stile. Può pesare quanto un uomo e allungarsi come un’automobile, eppure può versare il suo corpo molle e senza ossa attraverso un’apertura delle dimensioni di un’arancia. Può cambiare colore e forma. Può assaggiare con la sua pelle.
I polpi, hanno un cervello
piuttosto grande che supera per grandezza di gran lunga quello di altri
invertebrati. Inoltre il polpo è dotato di 500 mila milioni di neuroni (quanti quelli di
un cane) di cui i due terzi si trovano nei tentacoli, considerati “mini
cervelli”, in grado di agire
indipendentemente, di gustare, toccare e muoversi, mentre il
cervello centrale riesce comunque ad esercitare un controllo diretto
su ogni braccio.
Gli studi più recenti rivelano capacità cognitive ed una primitiva forma di empatia.
Nonostante ciò in Italia, come in
gran parte d'Europa, è possibile addirittura bollire vivo un polpo
principalmente a causa di un vuoto normativo riguardante la
protezione dei cefalopodi in quanto la legislazione europea e italiana sul
benessere animale si concentra principalmente sui vertebrati. I cefalopodi, pur
essendo animali dotati di notevole intelligenza e sensibilità, non sono inclusi
in modo esplicito nelle normative, quali quelle che impongono lo stordimento
obbligatorio prima dell'uccisione
Il polpo è un mollusco cefalopode ottopode, caratterizzato da un corpo ovale da cui si dipartono otto tentacoli provvisti di due file di ventose. La sua colorazione è cangiante e varia dal grigio al giallo, con la possibile presenza di macchie di diverso colore, tra verde, rosso e marrone. Vive principalmente nei bassi fondali costieri, preferendo habitat rocciosi, sabbiosi o praterie di posidonia, generalmente tra pochi metri e i 100-200 metri di profondità, anche se esistono specie che si spingono in acque più profonde. I polpi sono animali bentonici, legati al fondale, che sfruttano anfratti e fessure per nascondersi e cacciare.
PESCATO TUTTO L'ANNO CON SVARIATE TECNICHE BRUTALI
La lunghezza
totale può raggiungere anche il metro, sebbene
siano più comuni esemplari di dimensioni comprese tra i 20 e i 30 cm, con un
peso medio di 1–2 kg. La riduzione delle dimensioni è in parte dovuta
all’elevata pressione esercitata dalla pesca su questa specie, che ne
compromette i normali cicli riproduttivi.
La pesca del polpo, infatti, avviene durante tutto l’anno, nonostante il periodo riproduttivo si estenda generalmente da aprile a ottobre e si concentra prevalentemente su fondali rocciosi. Le catture avvengono sia con metodi professionali, come le reti a strascico, sia con sistemi cosiddetti artigianali, tra cui lenze, ami, polpare, nasse e reti da posta, usando esche vive come granchi e sarde.
UCCISO IN MODO CRUDELISSIMO O CONGELATO VIVO
Dopo il trauma
della pesca, spesso strappato via dalla propria tana, il polpo subisce diverse
procedure brutali, finalizzate a ucciderlo rapidamente per evitarne la fuga
(essendo un animale intelligente e abile) e per ammorbidire le sue carni. Il
polpo viene sbattuto con forza su rocce o sulla barca, oppure gli viene tirato
il mantello verso l’esterno, può essere ucciso anche con un morso tra gli occhi
o accoltellato nello stesso punto per distruggere il cervello, oppure viene
congelato vivo.
La pesca sta mettendo sotto pressione le popolazioni di polpo nel Mediterraneo e solo in Europa il numero di polpi catturati e macellati per scopi alimentari è aumentato esponenzialmente, specie in Spagna: ne consegue che sta diminuendo il numero di polpi selvatici. Dal 2015 al 2023 il numero di polpi catturati nel mondo è passato da 400 mila a 380 mila secondo la Fao. La sua intelligenza, la sua capacità di adattamento, potrebbero non bastare contro la sempre maggiore avidità umana ad aggravare la situazione vi è anche l’intenzione di sviluppare, in Spagna, il primo allevamento di polpi in grado di produrre 3.000 tonnellate di polpo all'anno.
SCARSA PROTEZIONE LEGALE
I polpi e altri cefalopodi sono
stati attenzionati e protetti dalla scienza nel tempo, senza finora mai
ricevere alcuna protezione legale, fino agli ultimi anni. In alcuni Paesi sta infatti
crescendo un movimento per i diritti del polpo.
Nel 2021 il governo del Regno Unito ha commissionato un rapporto pubblicato dalla London School of Economics le cui conclusioni hanno sottolineato che i polpi sono esseri senzienti bisognosi di protezione legale e che i presunti “allevamenti di polpi ad alto benessere” sono una realtà impossibile da realizzare. Ne è seguita la legge che nel Regno Unito vieta di bollire vivi i polpi (ma anche granchi e aragoste) e riconosce i polpi come esseri senzienti. Quest'anno, con il provvedimento 294/2024, Londra ha nuovamente esteso il divieto temporaneo - dal 28 aprile al 9 giugno - di pescare polpo nelle acque territoriali britanniche di Gibilterra.
Più recentemente, la Legge dello stato di Washington (USA) contro l’allevamento di polpi è la prima a vietare la pratica. Anche la California ha seguito l’esempio, diventando il secondo Stato USA a proibire l’allevamento di polpi, ma è la prima giurisdizione a estendere il divieto all'importazione, evitando così che la produzione venga spostata altrove.
Si tratta di divieti maturati dopo che la multinazionale Nueva Pescanova ha annunciato (già nel 2022) il progetto di realizzare in Spagna il primo allevamento di polpi della penisola iberica, in grado di macellare fino a 1 milione di animali l’anno. Nueva Pescanova ha già investito oltre 65 milioni di euro in un impianto che dovrebbe essere costruito nel porto di Las Palmas alle Canarie.
Per questo motivo le associazioni ambientaliste americane si sono unite a Eurogroup for animals per chiedere alla Ue di varare rigide norme a tutela di tutti gli esseri senzienti e di fermare la multinazionale pronta a macellare 100 mila polpi l'anno.
COSA PUOI FARE TU
Tu puoi fare la tua parte, diffondendo la conoscenza di questo animale, scegliendo di non contribuire alla sua sofferenza optando per valide alternative vegetali.
SCOPRI DI PIÙ SUGLI ANIMALI ACQUATICI E SUL LORO SFRUTTAMENTO