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La sperimentazione sui macachi di Torino e Parma arriva a Bruxelles

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Ultimo aggiornamento

domenica 13 ottobre 2019

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All’indomani del grande successo della manifestazione di Torino che ha riunito centinaia di cittadini, ricercatori e animalisti da tutta Italia, insieme per protestare contro la sperimentazione sui primati autorizzata a Torino per il progetto light-up,  è stata presentata un’interrogazione a risposta scritta alla Commissione di Bruxelles, depositata dall’On. Fulvio Martusciello (FI-Partito Popolare Europeo) membro della Commissione sanità e consumatori del Parlamento Europeo, sulle autorizzazioni alla sperimentazione su primati non umani. 

Un passo importante che vuole denunciare la contraddizione tra una direttiva europea che vede prioritari i modelli di ricerca senza animali e un'Unione che finanzia milionari progetti su cavie, addirittura prima che gli Stati li abbiamo valutati e autorizzati.

In particolare, l’interrogazione verte sull’utilizzo di scimmie, specie vietate secondo la legge e autorizzabili solo in caso di deroghe speciali. L’esperimento, soprattutto se condotto su primati, deve essere autorizzato dallo Stato in cui verrà svolto e in seguito all’analisi, non solo del Ministero della Salute, ma anche del Consiglio superiore di Sanità.

Lascia, quindi, perplessi come il progetto autorizzato all’Università di Torino “LIGHTUP – Turning the cortically blind brain to see” oggetto della nostra campagna #civediamoliberiabbia ricevuto un cospicuo finanziamento europeo addirittura prima che venisse autorizzato in Italia dall’ente competente.

Oltretutto, tale progetto ha ricevuto 2 milioni di euro sotto il programma Horizon 2020; un bando che, però, prevede finanziamenti che intendono operare per lo sviluppo di metodi di ricerca scientifici ed etici sposando il focus dei test da “animal relevant” a “human relevant“, principio totalmente inascoltato nella parte del progetto che prevede il ricorso a macachi per test invasivi senza alcuna certa applicazione sull’uomo, anzi queste sperimentazioni sono già note e ripetute da oltre 30 anni.

Dobbiamo pretendere dall’Europa che ciò che è previsto dalla legge diventi realtà e non resti solo una buona intenzione: non è possibile sostenere un sistema che finanzia prima di avere effettuato tutti i controlli e avere le relative autorizzazioni. L’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti ha annunciato l’intenzione di ridurre al 30%, entro il 2025, i finanziamenti alla ricerca sugli animali, per poi abolirli del tutto entro il 2035. E l’Europa? Se vuole restare una potenza nel settore della ricerca, l’Unione deve investire in modelli sperimentali sostitutivi agli animali e guardare avanti, invece di farlo solo a parole e restare ancorata economicamente e culturalmente alla vivisezione come nella scienza del secolo scorso.

Il NO alla sperimentazione animale cresce sempre di più, come dimostra il recente corteo che ha sfilato per Torino (12 ottobre) con tanti cittadini, che pacificamente hanno chiesto il diritto a una scienza diversa: etica e utile.