Il provvedimento favoreggia la zootecnia.
È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale, con entrata in vigore a partire da venerdì 29 maggio, la legge “Disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani” che, all’articolo 9, rafforza il sistema sanzionatorio nei confronti di produttori, distributori, rivenditori e promotori commerciali di alimenti vegetali che utilizzano diciture riconducibili al comparto lattiero-caseario. Un provvedimento sproporzionato, ideologico e privo di una reale utilità per i consumatori, come già noi di LAV avevamo denunciato ad aprile in occasione dell’approvazione del provvedimento da parte della Camera dei deputati.
In poche parole, se si commercializza, ad esempio, uno yogurt di soia chiamandolo “yogurt” si è soggetti a sanzioni esorbitanti, per altro ancora più restrittive rispetto all’impianto normativo europeo. +
Particolarmente grave è inoltre l’estensione delle sanzioni non solo ai produttori, ma anche ai distributori, ai rivenditori e a chi si occupa della promozione dei prodotti, decisione che amplia enormemente il perimetro delle responsabilità e rischia di generare pressioni economiche lungo tutta la filiera.
Con questa norma il Governo sceglie ancora una volta di assecondare gli interessi della zootecnia, che non riuscendo a stare in piedi autonomamente nonostante l’ingente mole di fondi e sussidi che annualmente riceve, ha bisogno che si colpisca un settore in crescita, quello degli alimenti vegetali, elemento centrale della transizione a sistemi di produzione e consumo maggiormente sostenibili ed etici. Perché l’allevamento non potrà mai essere sostenibile, né tanto meno etico.
Per dare la misura dell’incoerenza di questo provvedimento, è di maggio la notizia che la qualità dell’aria in Pianura Padana è regolarmente al di sotto dello standard minimo europeo, mettendo a rischio la salute di chi vi abita. Analogamente, il nuovo rapporto del Global Preparedness Monitoring Board, organismo indipendente sostenuto dall’Oms e dalla Banca Mondiale, parla apertamente di un sistema globale fragile davanti alle nuove minacce infettive, identificando tra le principali cause proprio gli allevamenti.
La condizione degli animali vittime di questo sistema, tema chiave per tante delle persone che si orientano verso un’alimentazione vegetale e che dovrebbe interessare anche le istituzioni, è inqualificabile, benché mascherata dietro ad etichette rassicuranti.
I motivi dunque per sostenere innovazione, ricerca e libertà di scelta sono molteplici, fondati scientificamente e con ricadute positive per tutta la società, ma si è invece deciso di introdurre una stretta punitiva, usando come motivazione un presupposto che non trova alcun riscontro nella realtà: la presunta confusione dei consumatori.
Non esiste infatti alcuna evidenza che chi acquista bevande o prodotti vegetali creda di comprare latte di mucca o derivati di origine animale. Al contrario, le persone compiono scelte sempre più consapevoli, motivate da ragioni etiche, ambientali, salutistiche o legate alle intolleranze alimentari. Espressioni ormai di uso comune come “latte di soia” o “formaggio vegetale” descrivono in modo immediato e comprensibile la funzione o l’utilizzo del prodotto. Non rappresentano un inganno, ma un linguaggio chiaro e riconoscibile.
Continueremo a contrastare ogni tentativo di limitare il passaggio a un sistema che riconosca i diritti degli animali, dell’ambiente e la libertà di scelta dei consumatori.