Mini cervelli con tecniche in vitro, ma Italia ancorata a test animali

Il cervello è l’organo umano più complesso e misterioso. La necessità di conoscere meglio la fisiologia di quest’organo, le cui patologie neurodegenerative sono sempre più comuni, ha portato all’implementazione di tecnologie innovative in vitro aprendo nuove speranze per i malati. 

Ottime notizie in tal senso arrivano dalla Svizzera, dove sono stati sviluppati, grazie a tecniche di microscopia elettronica, mini cervelli cresciuti in laboratorio da neuroni umani, in cui è possibile studiare i minuscoli aggregati di cellule a una risoluzione senza precedenti, e senza intaccare o danneggiarne le strutture, arrivando addirittura a studiare il singolo neurone in 3D. Un modello rapido, economico e riproducibile che potrà essere usato anche nello studio dei farmaci. 

I mini-cervelli, infatti, potranno essere la risposta ai limiti del modello animale, considerando che le altre specie differiscono per morfologia, funzionalità e numero/connessioni neuronali, oltre al fatto che chiaramente gli animali non possono parlare: investigare e pretendere di conoscere la complessità del cervello in una specie che non può nemmeno comunicare (come nel progetto Ligh up, lo studio delle università  di Parma e Torino, che conducono i test sui macachi, privandoli della vista, oggetto della nostra campagna #CIVEDIAMOLIBERI) è lapalissiano.  

I mini cervelli rappresentano, quindi, una rivoluzione per l’intera ricerca sugli organoidi e uno sguardo a un futuro per il diritto alle cure delle persone, nel rispetto dei principi etici. Quando l’Italia guarderà finalmente ai progressi delle ricerca scientifica in Europa, invece di ostinarsi a difendere un approccio metodologico dell’800, scientificamente fallimentare?

Michela Kuan
Biologa, responsabile Ricerca senza animali