DPCM vieta solo sagre locali, ma rischi sanitari presenti in tutte le fiere animali

Da lunedì 19 ottobre è entrato in vigore il nuovo DPCM, per fronteggiare la recrudescenza di contagi nel nostro Paese. Tra le varie limitazioni, lo stop a sagre e fiere, con una distinzione tra le fiere e sagre “locali”, vietate, e quelle di carattere “nazionale” e “internazionale”, che si potranno svolgere. Le fiere o sagre "di paese", in realtà, sono legate a realtà locali e difficilmente potranno attirare il numero di visitatori che invece partecipano a grandi eventi espositivi, qualunque sia il tema della fiera.

Nel caso di fiere che hanno come oggetto animali selvatici e domestici ci troviamo di fronte, oltre che alla sofferenza di esseri senzienti, ad un altissimo rischio di diffusione di zoonosi, ignorando che tutti gli organismi scientifici, nazionali ed internazionali sono concordi nel riconoscere come causa di origine e diffusione di malattie di origine animale, proprio il contatto con animali selvatici e domestici: ricordiamo che il Sars-COV2 è nato in un mercato cinese, dove c’era la stessa promiscuità tra specie differenti, selvatiche, allevate, domestiche.

Per questo rivolgiamo un appello al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, al Ministro della Salute Roberto Speranza e a tutti i Presidenti delle Regioni, a partire dai Presidenti di Emilia Romagna, Bonaccini e Toscana, Giani (in cui si svolgeranno le prossime esposizioni di animali, ad oggi confermate), e delle Province Autonome, affinché seguano quella che è un’imposizione del buon senso e vietino su tutto il territorio nazionale fiere ed esposizioni di animali selvatici, esotici e domestici, in quanto esse rappresentano (oltre che sofferenza per gli animali) un rischio sanitario troppo elevato e che non ci possiamo più permettere, prevedendo tale divieto nei prossimi DPCM e ordinanze locali.

#noncomeprima aderisci al Manifesto LAV