Allevamenti, polveri sottili e coronavirus

Il particolato (polveri sottili) è un insieme di particelle, solide e liquide, che si disperdono in atmosfera per tempi sufficientemente lunghi da subire fenomeni di diffusione e trasporto.

Il particolato è primario se immesso in aria direttamente dalla sorgente o secondario se si forma in seguito a trasformazioni chimico-fisiche di altre sostanze, come l’ammoniaca, che ha tra le principali fonti la gestione delle deiezioni animali (nei ricoveri, dallo stoccaggio e dallo spandimento dei liquami) e l’utilizzo dei fertilizzanti azotati. Il peso delle attività zootecniche e agricole, rispetto alle emissioni di ammoniaca, è dell’83% a livello nazionale, mentre secondo i dati di INEMAR, l'inventario delle emissioni curato da Arpa Lombardia, il settore zootecnico immette in atmosfera il 98% dell'ammoniaca totale rilasciata Lombardia

In Lombardia, secondo l’Anagrafe Zootecnica,  sono presenti 8887 allevamenti di maiali in cui sono stabulati 4.319.166 animali e 16.157 allevamenti di bovini con 1.519.514 animali.

La densità di bovini per Kmq è di 63, 95 (19, 78 è la media italiana) e quella di suini per Kmq è di 181, 53 (28, 75 la media italiana) [Anagrafe zootecnica, al 31.12.2020].

La regione è stata la più colpita dai casi di COVID-19 (da febbraio a oggi) con un elevatissimo numero di contagi e di decessi.

In seguito ad una approfondita puntata della trasmissione Report (13.4.2020) sul tema degli allevamenti e dei liquami, gli autori hanno richiesto alcune precisazioni a Guido Lanzani (ARPA), che ha affermato come “Si rileva in modo chiaro che la componente inorganica del particolato è sicuramente maggiore nei periodi in cui è più alta l'ammoniaca, corrispondentemente sono maggiori le attività zootecniche di spandimento dei reflui”. Report ha constatato che alle autorizzazioni a spandere di alcuni giorni di febbraio, corrisponde lo sforamento dei limiti per il particolato Pm10.  

All’inizio di marzo, inoltre, un gruppo di ricercatori di università italiane, assieme alla Società Italiana di Medicina Ambientale, ha pubblicato un position paper nel quale si formula l’ipotesi che le alte concentrazioni di particolato Pm10 – che può funzionare da vettore di trasporto per contaminanti chimici e biologici inclusi i virus - abbiano facilitato la propagazione del coronavirus nella Pianura Padana, trasportando gli elementi virali per metri.

Ad un mese dalla pubblicazione dello studio la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) ha poi annunciato che il coronavirus SARS-Cov-2 è stato effettivamente ritrovato sul particolato PM10. Gli scienziati non lo citano, ma la logica vuole che se gli sforamenti dei limiti di Pm10 si sono rilevati nel periodo in cui era autorizzato lo spandimento di reflui da allevamenti nella provincia di Brescia, possa esistere davvero un nesso tra concentrazione di allevamenti, ammoniaca, particolato e trasporto del virus.

Ancora una volta appare chiaro come la diffusissima realtà degli allevamenti intensivi sia pericolosamente impattatante – a vari livelli e con diverso peso – sulla salubrità dei luoghi che li circondano e non solo. Sono innegabili le conseguenze rischiosissime a cui continueranno ad essere sottoposti umani, animali e Pianeta se non si effettuerà un rigoroso e urgente cambiamento di rotta, con una sterzata potente che abbia come slogan #NONCOMEPRIMA.

Non possiamo permetterci di mantenere le condizioni di prima, quelle che hanno condotto anche alla pandemia da coronavirus. Noi di LAV, anche attraverso il nostro Manifesto #NONCOMEPRIMA lavoriamo per creare una nuova normalità, che non preveda lo sfruttamento degli animali, che privilegi assolutamente le proteine vegetali, che non dia per scontata l’enorme quantità di sussidi concessi ad attività distruttrici dell’ambiente e non sicure per la salute. È una questione di responsabilità, di consapevolezza e di lungimiranza: nulla di meno, ma anche nulla di più.

ADERISCI ANCHE TU!

Roberto Bennati, Direttore Generale LAV

Paola Segurini, Area Veg LAV