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Ravenna: condannato a 4 anni e 2 mesi l’ex veterinario Guerra per uccisione di animali

Sentenza importante. Fatti di estrema gravità, ancor più
inaccettabili perché commessi da chi aveva il dovere di curare e proteggere.

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Ultimo aggiornamento

mercoledì 18 febbraio 2026

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Animali familiariMaltrattamenti

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Nessuna logica può giustificare il maltrattamento di animali

Il Tribunale di Ravenna ha condannato oggi l’ex veterinario Mauro Guerra alla pena di 4 anni e due mesi e alla confisca dell’ambulatorio per uccisione di animali, nonché per ulteriori reati, tra cui detenzione illegale di farmaci, falsificazione di libretti sanitari, frode in commercio e reati tributari.

La condanna prevede inoltre l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni a cui si aggiunge quella dalla professione veterinaria per 3 anni, superata quest’ultima dalla definitiva radiazione dall’Albo dei Medici Veterinari confermata pochi giorni fa al Ministero della Salute.

Noi di LAV, costituiti parte civile sin dall’avvio del processo, esprimiamo soddisfazione per una sentenza che riconosce la gravità delle condotte contestate, nonostante la pena sia ben lontana dalla richiesta del PM che aveva invocato una pena complessiva di anni 13 e mesi 4 di reclusione per tutti i reati contestati, compresi quelli di altra natura.

INCHIESTA DOPO LA MORTE DI BALTO
L’inchiesta, avviata nel 2020 a seguito della morte del cane Balto, ha fatto emergere un quadro allarmante: assenza di cartelle cliniche, mancanza di esami diagnostici preventivi, eutanasie praticate senza adeguato protocollo anestesiologico e in assenza dei presupposti previsti dalla legge. Nel corso delle udienze, testimonianze e consulenze tecniche hanno delineato condotte sistematiche e reiterate che avrebbero causato sofferenze evitabili a numerosi animali, alcuni dei quali soppressi pur non essendo affetti da patologie irreversibili.

Le indagini avevano inoltre portato al sequestro dell’ambulatorio e alla contestazione di ulteriori illeciti relativi alla gestione dei farmaci e alla documentazione sanitaria. Un insieme di comportamenti che, secondo l’accusa, non potevano essere ricondotti a semplice negligenza, ma evidenziavano una gestione della professione in aperto contrasto con il codice deontologico veterinario e con la normativa vigente. Inoltre, a inizio febbraio è stata confermata la radiazione di Guerra dall’Albo dei Medici Veterinari, a sottolineare come le gravi violazioni deontologiche emerse nel corso delle indagini rappresentino un elemento ulteriore di forte allarme per la tutela degli animali e dell’etica professionale.

ABBIAMO SEGUITO OGNI FASE DEL PROCEDIMENTO PER DARE VOCE AGLI ANIMALI
Questa sentenza rappresenta un passaggio fondamentale per affermare un principio chiaro: chi esercita la professione veterinaria ha una responsabilità enorme nei confronti degli animali e delle famiglie che a lui si affidano. I fatti contestati a Mauro Guerra sono di estrema gravità non solo per le sofferenze inflitte agli animali, ma perché commessi da chi avrebbe dovuto curarli in scienza e coscienza. Il veterinario è una figura di fiducia, chiamata ad alleviare il dolore, non a provocarlo.

Come parte civile, noi di LAV abbiamo seguito ogni fase del procedimento per dare voce agli animali che non hanno potuto difendersi e per chiedere una condanna che fosse proporzionata alla gravità dei fatti. È indispensabile che casi come questo segnino un punto fermo: nessuna logica di risparmio o di profitto può mai giustificare il maltrattamento o l’uccisione di animali.

MANCANO I SERVIZI DI VETERINARIA ACCESSIBILI
Questa vicenda evidenzia ancora una volta anche un altro tema cruciale: l’assenza strutturale di servizi di veterinaria sociale accessibili su tutto il territorio nazionale. Quando le cure per cani e gatti hanno costi proibitivi, le persone in difficoltà economica rischiano di rivolgersi a chi attira clientela esclusivamente con prezzi bassi, sacrificando qualità, etica e sicurezza delle prestazioni. È necessario che le istituzioni investano in strumenti concreti per garantire il diritto alla cura degli animali familiari, affinché nessuno sia costretto a scegliere tra le proprie possibilità economiche e il benessere del proprio animale, e perché situazioni come quella emersa in questo processo non trovino terreno fertile.

Ringraziamo l’avvocato Massimiliano Canè del foro di Bologna per l’assistenza legale.