Quanto costa vivere con un cane o un gatto? Cibo, cure veterinarie, medicine. Analisi dell’impatto sociale, sanitario ed economico della presenza di animali familiari nelle case italiane.
Lo studio “La convivenza con cani e gatti: il valore sociale ed economico”, commissionato da LAV e realizzato da REF Ricerche, analizza l’impatto sociale, sanitario ed economico della presenza di animali familiari nelle case italiane.
In Italia la convivenza con cani e gatti è ormai una realtà diffusa: circa il 40% delle famiglie vive con almeno un animale familiare, e la relazione con questi animali rappresenta sempre più un legame affettivo profondo con effetti positivi documentati sul benessere psicologico e sulla salute delle persone. Vivere con un animale può contribuire, ad esempio, a ridurre del 15% il ricorso alle visite mediche negli anziani, con un risparmio stimato per il Servizio Sanitario Nazionale di circa 4 miliardi di euro l’anno (Assalco Zoomark, 2025).
Allo stesso tempo, lo studio evidenzia come la cura degli animali familiari comporti costi significativi per le famiglie.
La convivenza con cani e gatti non può essere considerata un privilegio per chi se lo può permettere. Oggi le famiglie sono penalizzate da una fiscalità ingiusta che tratta cibo e cure veterinarie come beni di lusso. Chiediamo un fisco più equo e politiche strutturali di veterinaria sociale che garantiscano il diritto alla cura per tutti gli animali, indipendentemente dalle condizioni economiche delle persone con cui vivono. Garantire cure accessibili significa anche prevenire abbandoni, ridurre i costi sociali legati al randagismo e rafforzare un modello di convivenza fondato su rispetto, responsabilità e benessere condiviso, in linea con l’approccio One Health, che riconosce il legame tra salute animale, salute umana e salute dell’ambiente. È una scelta di giustizia sociale e di responsabilità collettiva.
Il dossier presentato oggi analizza anche uno scenario di riforma fiscale basato
sull’allineamento dell’IVA sul cibo per
animali a quella applicata all’alimentazione umana (4%) e sull’azzeramento dell’IVA sulle prestazioni veterinarie,
come per le cure mediche rivolte alle persone.
Secondo le stime elaborate, una misura di questo tipo comporterebbe un costo per la finanza pubblica pari a circa 577 milioni di euro , che potrebbe essere interamente compensato attraverso una riduzione di una quota dei Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD), rendendo l’intervento sostanzialmente neutrale per il bilancio pubblico.
Forze politiche di maggioranza e opposizione hanno incluso nei programmi elettorali delle elezioni politiche del 2022 misure volte a facilitare la convivenza con gli animali familiari, anche attraverso la riduzione dell’IVA su cibo e prestazioni veterinarie. In Europa, undici Paesi applicano già un’IVA agevolata sugli alimenti per cani e gatti e, in Italia, sono state presentate proposte di legge bipartisan per la riduzione dell’IVA anche sulle spese veterinarie, così come per garantire cure veterinarie gratuite a cani e gatti che vivono con persone socialmente fragili, a conferma del consenso trasversale. È quindi urgente avviare l’iter parlamentare di queste proposte di legge e giungere a una rapida approvazione. La politica ha il dovere di assicurare a tutte le famiglie cure adeguate per i propri animali, promuovendo equità, inclusione e giustizia sociale.
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Lo studio si inserisce nel quadro della campagna LAV “Cani e gatti: cure e diritti, non privilegi”, che chiede l’allineamento dell’IVA sul cibo per animali a quella prevista per gli alimenti destinati alle persone e l’azzeramento dell’IVA sulle prestazioni veterinarie.
La mobilitazione coinvolge tutte le sedi locali dell’associazione: anche il 21-22 marzo saremo in tutta Italia per informare i cittadini, promuovere la campagna e raccogliere firme per la petizione nazionale rivolta a Governo e Regioni.