Sono sottoposti a test dolorosi e lunghi che si aggiungono alle sofferenze della vita in laboratorio, ben lontana dalle loro necessità fisiche e psicologiche specie-specifiche.
Sono rinchiusi nei laboratori sotterranei dell’ateneo di Bologna, sono 4 macachi sottoposti a esperimenti crudeli, dolorosi, lunghi, fallimentari per l’uomo e retrogradi per la ricerca.
Da anni, con solide argomentazioni scientifiche ed etiche, chiediamo all'Ateneo la fine dei test di fisiologia sui primati e la loro liberazione.
Ogni nostra proposta è stata rifiutata, in contrasto con la direttiva europea, con il
decreto italiano vigente in materia e con il percorso di altre Università che hanno liberato i primati
dalla sperimentazione. È accaduto a Modena, Padova, Ferrara e Verona.
Il tempo passa e i macachi di Bologna da soli non possono chiedere aiuto! La loro voce siamo tutti noi. Insieme riusciremo a salvarli!
Dopo settimane di affissioni in giro per Bologna per richiedere la liberazione dei macachi detenuti all’Università di Bologna, è partito ieri il mail bombing indirizzato al Magnifico Rettore di UniBo affinchè liberi i macachi utilizzati e crei una nuova linea di ricerca senza sfruttamento animale. Sono già state raccolte quasi 7 mila firme in meno di 24 ore dal lancio.
Nonostante infatti la legge veda come totalmente prioritari i modelli di ricerca animal-free e industria, cittadini e Istituzioni, a livello internazionale, promuovano una scienza human-based, l’ateneo bolognese ha deciso di rimanere ancorato al passato e di investire fondi e ricercatori per causare inutili e lunghe sofferenze su macachi di Giava, specie per altro inserita nella lista di animali a rischio di estinzione nel 2022 e la cui principale minaccia è proprio la cattura e vendita a laboratori biomedici per la sperimentazione, nonostante il decreto vieti categoricamente l’utilizzo di primati non umani salvo casi eccezionali.
Grazie ai verbali di ispezione dell’ASL di Bologna, infatti, avevamo scoperto che quattro macachi sono arrivati nello stabulario del Dipartimento di Fisiologia (due nel 2022 e due nel 2023) e a distanza di anni la nostra lotta continua per chiederne l’immediata liberazione e la conversione dello stabulario per ricerche innovative, etiche e sicure basate su modelli non animali.
La documentazione ottenuta ha permesso di scoprire che i macachi vengono utilizzati per lo studio dei segnali neuronali emessi da determinate regioni del cervello e sottoposti a sessioni sperimentali molto invasive tramite apparecchi ferma testa e impianti cranici.
Immaginate di avere la testa bloccata da un macchinario e ricevere impulsi senza potervi difendere o liberare. Si tratta di una vera e propria tortura legalizzata. Questo tipo di ricerche sono collegate a sofferenze elevatissime (soprattutto per animali che hanno capacità cognitive così sviluppate): oltre al distress legato al confinamento in un luogo asettico fatto di sbarre metalliche e spazi limitati non adatti alla specie, si aggiungono le fasi di addestramento per compiere determinate azioni, limitazioni nei movimenti e molto altro
Come LAV, durante le numerose richieste di
incontro con l’Università, ci siamo più volte resi disponibile non solo a farci completamente carico degli
animali, ma persino a finanziare totalmente una nuova linea di ricerca nella
stessa area fornendo sostegno economico e di competenze scientifiche, proposte
che sono cadute puntualmente nel vuoto.