Prosegue la crociata del Governo contro lo sviluppo del settore plant-based.
Ieri la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva, con il voto favorevole e compatto della maggioranza (FdI, Forza Italia, Lega, Noi Moderati) il disegno di legge recante “Disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani” (C.2721), già approvato dal Senato, concludendo l'iter parlamentare del provvedimento. Si tratta di un intervento presentato dal Governo come necessario per rafforzare la tutela del sistema agroalimentare nazionale e contrastare frodi e contraffazioni, ma che contiene al suo interno misure fortemente critiche, in particolare per quanto riguarda il trattamento delle alternative vegetali ai prodotti lattiero-caseari.
Già in occasione della prima lettura al Senato, nel novembre 2025, avevamo evidenziato le profonde criticità dell'impianto normativo , denunciando l'introduzione di un regime sanzionatorio sproporzionato per il cosiddetto milk sounding, ossia l'utilizzo di denominazioni riconducibili al latte per prodotti di origine vegetale. Il passaggio alla Camera non ha modificato questa impostazione: il testo è rimasto invariato, confermando una precisa scelta politica.
L'attuale articolo 10 del provvedimento – corrispondente all'articolo 9 nella versione approvata dal Senato – interviene sulle violazioni relative all'utilizzo delle denominazioni di latte e dei prodotti lattiero-caseari, introducendo un sistema sanzionatorio autonomo e più rigoroso rispetto al quadro europeo. La norma amplia infatti le condotte sanzionabili includendo anche i casi in cui tali denominazioni siano accompagnate da indicazioni esplicite sull'origine vegetale del prodotto o da formulazioni cosiddette “negative”(ad es. “non-latte”, “non-burro”, etc.), con il rischio di colpire anche comunicazioni trasparenti e non ingannevoli.
Il regolamento (UE) n. 1308/2013 disciplina in modo puntuale l'utilizzo delle denominazioni dei prodotti lattiero-caseari, mentre la Commissione europea ha più volte chiarito che la tutela di tali termini rientra nell'ambito della normativa sulla pubblicità ingannevole, in particolare della direttiva 2006/114/CE. Nonostante ciò, il Governo italiano ha scelto di intervenire nuovamente sul tema, introducendo un livello sanzionatorio ulteriore e più restrittivo.
Si tratta, quindi, della reiterazione di un orientamento politico già emerso a livello europeo. Il Ministro Lollobrigida aveva infatti promosso un analogo tentativo di irrigidimento delle regole sul milk sounding in sede UE, rispetto al quale la Commissione aveva già richiamato l'esistenza di un quadro normativo completo e sufficiente.
Pertanto, l'approvazione definitiva di provvedimento da parte della Camera si configura come un ulteriore tassello di una crociata ideologica volta impedire, o comunque limitare, la diffusione dei prodotti plant-based, in un contesto in cui questi rappresentano una componente crescente del mercato e uno strumento rilevante per la transizione verso modelli alimentari più sostenibili e senza sofferenza animale.
Da segnalare che nel corso dell'esame in Aula, tra gli emendamenti respinti sono rientrati anche quelli positivi presentati dall'On. Giuliano (M5S), che puntavano a introdurre minimi criteri di proporzionalità limitando l'ambito delle condotte sanzionabili sul milk sounding.
Il voto (circa 152 contrari e poco più di 90 favorevoli) conferma la chiusura totale della maggioranza. Si registra solo il voto favorevole della deputata Catia Polidori (Forza Italia) su una proposta che eliminava le formulazioni “negative” dal perimetro delle sanzioni.
Quello di introdurre un sistema sanzionatorio particolarmente severo, con importi elevati anche in assenza di un concreto rischio di confusione per il consumatore. Ne deriva un evidente problema di proporzionalità e un disallineamento rispetto al quadro europeo, che già disciplina la materia senza prevedere un simile livello di rigidità.
Ribadiamo la nostra contrarietà a un impianto normativo immotivato e sproporzionato, che rischia di penalizzare un settore in espansione senza apportare reali benefici in termini di tutela dei consumatori. Al contrario, sarebbe necessario orientare l'azione legislativa verso le criticità effettive del sistema agroalimentare, incluse le condizioni degli animali negli allevamenti e lungo la filiera, ancora una volta assenti dal perimetro di intervento del provvedimento.