Home | Notizie | Scopri il lavoro di LAV contro le pellicce e scegli anche tu da che parte stare

Scopri il lavoro di LAV contro le pellicce e scegli anche tu da che parte stare

Decenni di battaglie e importanti risultati, non solo contro le “pellicce” bensì a tutela di tutti gli animali sfruttati dall’industria dell’abbigliamento.

Leggi l'articolo

Ultimo aggiornamento

lunedì 23 gennaio 2023 10:32

Condividi

E tu da che parte stai?

Scoprilo ora!

Protagonisti delle battaglie contro le pellicce in Italia e in Europa

Quella anti-pellicce è senz’altro una delle campagne che più ha caratterizzato il movimento per i Diritti degli Animali in Italia e nel mondo; LAV ne è stata diretta protagonista sin dagli anni ’90 con l’occupazione di un allevamento di volpi e il salvataggio di decine di animali. Ad inizio anni 2000 abbiamo portato all’attenzione dell’opinione pubblica italiana ed europea la vergogna dell’import di pellicce di cani e gatti, ottenendo prima un divieto nazionale (2002) e poi europeo (2009); nel 2006, dopo una campagna di sensibilizzazione che ci ha visto anche diretti testimoni della mattanza delle foche in Canada, l’Italia è il primo Paese Ue a vietare l’import di pellicce di foca (esempio virtuoso che diventerà un divieto europeo dal 2010).

Sfruttare animali non è solo a danno degli animali ma comporta inevitabilmente ripercussioni negative anche per l’uomo: lo abbiamo dimostrato con le indagini Toxic Fur nel 2013 e 2014 ottenendo il ritiro dal mercato di prodotti moda con componenti in pelliccia animale classificati dal Ministero della Salute come “prodotti pericolosi” per la presenza di sostanze chimiche tossiche e cancerogene utilizzate nelle fasi di concia.

Ulteriore esempio di quanto lo sfruttamento degli animali può avere ripercussioni anche nell’uomo è stato nel 2020, quando abbiamo dato notizia del primo allevamento italiano di visoni focolaio del coronavirus e con le due campagne #EmergenzaVisoni prima e #VoceaiVisoni poi, siamo arrivati ad ottenere lo storico divieto nazionale agli allevamenti di pellicce!

Il nostro lavoro per difendere gli animali dall’Industria della pelliccia non è stato solo in ambito istituzionale; fondamentale è stato l’approccio utilizzato verso le aziende della moda che ci ha consentito di porre la questione (non solo delle “pellicce”) tra i fattori prioritari della Responsabilità Sociale d’Impresa e accompagnare, in un confronto costruttivo, le principali aziende globali della moda verso la scelta fur-free, di cui le stesse aziende ne hanno fatto un valore aggiunto nelle proprie politiche di Sostenibilità.

LAV negli anni è diventata stakeholder di riferimento di alcune tra le più importanti aziende del settore condizionando attivamente le politiche di approvvigionamento sostenibile delle materie prime in favore di materiali alternativi a quelli di origine animale (come lana da conigli d’angora, piume per imbottiture, pelli di canguro, ecc.)

Il posizionamento di LAV come interlocutore primario per le aziende del settore è riconosciuto non solo dalle citazioni nei rapporti di Sostenibilità redatti dalle stesse aziende, ma anche come unica associazione animalista che interviene in convegni e panel sulla Sostenibilità espressamente rivolti al mondo delle aziende come il Salone della Responsabilità Sociale d’Impresa e Innovazione Sociale (Università Bocconi) e il Phygital Sustainable Expo (Roma, Sustainable Fashion Innovation Society).

Nello svolgimento delle nostre attività in ambito “fur” agiamo anche in coalizione con (e con il supporto di) Fur Free Alliance, un network internazionale di oltre 50 ONG.

Insieme a Fur Free Alliance e l’organizzazione ombrello Eurogroup for Animals oggi stiamo chiedendo alla Commissione Europea di:

  • estendere a tutta l’Unione il divieto agli allevamenti di pellicce già vigente in molti Stati membri;
  • introdurre, per coerenza, un divieto UE al commercio (e quindi anche all’import) di prodotti di pellicceria.

Queste istanze sono rappresentate nella Iniziativa dei Cittadini Europei #FurFreeEurope di cui LAV è diretta promotrice insieme ad altre 6 ONG europee; FurFreeEurope, lanciata il 18 maggio 2022, ha raggiunto il traguardo di 1 milione di firme il 6 dicembre, in pochi mesi, ma stiamo comunque proseguendo nella raccolta delle firme che scadrà il 18 maggio 2023.

Sempre grazie al lavoro sinergico con partner stranieri abbiamo avviato nel 2019 una coalizione internazionale per contrastare la caccia commerciale dei canguri in Australia e che vede l’Italia primo Paese Ue importatore di pelli. Con la campagna #SalvaCanguri siamo impegnati per l’ottenimento di un divieto nazionale ed europeo all’import di carni e pelli di canguro.

Non solo pellicce, l’Italia è l’unico Paese in Ue che, dal 2004, ha formalmente vietato la spiumatura delle oche in vivo.

Nel 2015 abbiamo avviato Animal Free Fashion una iniziativa finalizzata a fare conoscere meglio il nostro impegno a favore di una moda completamente Animal Free; Animal Free Fashion consiste in:

  • il primo rating etico nella moda che valorizza l’impegno delle aziende nella dismissione di materiali animali (valutazione progressiva suddivisa in 4 step: V, dismissione delle pellicce; VV, pellicce e piume; VVV, dismissione pellicce, piume, pelli; VVV+ dimissione pellicce, piume, pelli e filati);
  • label Animal Free (una etichetta che le aziende moda possono utilizzare per comunicare il valore del singolo prodotto moda privo di componenti animali).

E tu da che parte stai?

Da oltre 45 anni siamo schierati dalla parte degli animali, e tu? Scoprilo ora e scarica i nostri consigli gratuiti!

Scopri di più