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Sono passati tre anni dalla strage dei maiali a Cuori Liberi

Non dimentichiamo e continuiamo a cercare giustizia.

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Ultimo aggiornamento

domenica 20 settembre 2026

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In memoria di Crosta, Freedom, Pumba, Crusca, Dorothy, Bartolomeo, Ursula, Carolina, Mercoledì e Spino.

Tre anni fa, oggi, la polizia faceva irruzione e sfondava i cancelli al Rifugio Progetto Cuori Liberi, a Sairano in provincia di Pavia, dove ATS uccideva senza alcuna remora tutti i nove maiali che erano ancora vivi e potevano forse salvarsi dalla malattia.

In questi tre anni poco è cambiato: le istituzioni sono sorde alla richiesta di effettiva tutela degli animali liberati dall’industria zootecnica che diventano a tutti gli effetti compagni di vita, e non più pezzi di carne o corpi da sfruttare fino all’ultima goccia di latte o fino all’ultimo uovo.
Nessun cambiamento legislativo, nessun riconoscimento pubblico e formale della necessità di garantire vera protezione agli animali che vengono chiamati non DPA – non destinati alla produzione alimentare, o per meglio dire non più destinati alla produzione alimentare perché salvati e sottratti a quel sistema infernale di violenza.

La loro condanna? La specie.

Quello degli animali non DPA e della totale mancanza di tutela in caso di malattie ritenute pericolose “per il comparto zootecnico” è l’esempio massimo ed estremo dello specismo.

A Cuori Liberi, questi nove maiali avevano resistito alla malattia fino a quel punto. La PSA (peste suina africana) è una malattia molto grave, certo, e anche molto spesso mortale per i maiali. Ma una malattia per cui l’unica risposta è l’eradicazione, cioè l’uccisione di tutti i soggetti malati o venuti in contatto con il virus.

E molti si riempiono la bocca dicendo che l’uccisione è l’unica risposta possibile per le sofferenze che la malattia porta. E allora qualcuno che non sa bene come funziona il sistema zootecnico e le leggi che sono state fatte per tutelarlo e agevolarlo potrebbe anche cascarci. Ma la risposta sensata e coerente, a maggior ragione quella che dovrebbe arrivare da un medico veterinario pubblico o privato che sia, ad un animale malato che sta male è la cura e la valutazione delle condizioni del singolo. Quando non ci sono più speranze di miglioramento e non ci sono margini di guarigione, l’eutanasia può subentrare come azione estrema di cura e attenzione alla sofferenza del soggetto. Solo a quel punto e solo con una valutazione veterinaria scrupolosa.

Quanto di più lontano dal concetto di eradicazione che possiate immaginare. L’eradicazione è uccisione di massa. Con metodi brutali, violenti, indiscriminati verso tutti i soggetti di quella specie che loro malgrado si trovano in quel contesto. E che sarebbero in ogni caso finiti al macello poco dopo.

E questo si applica anche ai non DPA, agli animali che in quel mondo non sono più, perché adottati da una famiglia, o al sicuro in un rifugio che gli ha dato una possibilità di nuova vita. Se sei un maiale e ti ammali di PSA non hai diritto alla cura, non hai diritto all’eutanasia. Vieni sottratto dalla tua famiglia e vieni ucciso. Punto.

Ci siamo battuti contro tutto questo nelle aule di tribunale, dove finora la ragione è stata data al più forte. La legge del guadagno sta ancora vincendo. Ma non demordiamo e il 5 novembre ci sarà l’udienza al Consiglio di Stato.

Ma anche oltre le udienze, non smetteremo mai di parlare di Cuori Liberi e di tutti gli altri animali, quelli che nei rifugi e nelle famiglie non sono mai arrivati, perché l’unica loro destinazione è il macello. Gli animali salvati sono visti come minaccia dal comparto produttivo e quasi sempre anche dai veterinari pubblici. In realtà è il contrario: le condizioni disperate cui sono costretti gli animali allevati creano dei mostri. I mostri sono le malattie e le modalità di gestione delle malattie, che escono dai muri squallidi degli allevamenti e arrivano fino a casa nostra, imponendo violenza e brutalità.

In memoria di Crosta, Freedom, Pumba, Crusca, Dorothy, Bartolomeo, Ursula, Carolina, Mercoledì e Spino.

In memoria dei 9.907.372 di maiali macellati nell’ultimo anno in Italia.

In memoria dei 679.084.018 di animali terrestri macellati l’ultimo anno in Italia tra polli, galline, tacchini, conigli, pecore, capre, mucche, maiali, quaglie, anatre, oche, cavalli, asini.


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