L’89% dei piloti indossa pelle di canguro, la più grande mattanza di animali selvatici terrestri. Il campione Marco Melandri sceglie di stare dalla parte degli animali
L’89% dei piloti usa ancora tute con inserti di pelle di canguro. Abbiamo fatto un’analisi sui 102 piloti in griglia nel 2026 e questo dato chiama in causa l’intera filiera produttiva: dai brand di abbigliamento tecnico ai team, fino ai manufacturer, nessuno deve sentirsi escluso.
A supportare LAV in questa campagna anche Marco Melandri, campione del mondo della 250cc nel 2002 e per oltre vent’anni protagonista delle griglie di MotoGP e WorldSBK, che ha scelto di prestare la sua voce alla campagna. “Ho indossato per anni quelle tute, senza chiedermi di cosa fossero fatte. Oggi lo so, e voglio che lo sappiano anche gli altri piloti e i fan”, ha dichiarato Melandri in una video intervista rilasciata a LAV.
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Con un canguro gonfiabile di quattro metri e materiali informativi distribuiti ai tifosi, LAV sarà presente al Moto GP in tutti i punti di accesso al Mugello Circuit - anche grazie alla disponibilità della Pro Loco di Scarperia e del suo presidente Matteo Campertogni per il sostegno alla campagna Ride Smart. Go K-Free! tramite concessione dell’area per l’allestimento della nostra “Angry Kanga Mom” - per accendere un riflettore su un uso ancora invisibile ai più, quello della pelle di canguro nelle tute da gara dei piloti.
LAV ha condotto un’analisi sistematica su tutti i 102 piloti iscritti ai campionati MotoGP™, Moto2™, Moto3™ e WorldSBK 2026, verificando marca e materiale delle tute per ciascun atleta. I risultati sono inequivocabili.
Il brand più diffuso è Alpinestars, che equipaggia 51 piloti (68%) con la Racing Absolute V2, una tuta in “canguro e pelle bovina”. Al secondo posto Dainese con 15 piloti (20%): la sua Mugello RR D-air e la Demone GP sono “interamente realizzate in pelle di canguro”. L’unica alternativa 100% animal-free in griglia è la Virus Power MultiProtective®, indossata dal WorldSBK rider Alberto Surra: la prova concreta che si può gareggiare senza uccidere.
Si lavora sulla moto per migliorarne le prestazioni, si è lavorato tanto sulla sicurezza, si lavora sul fisico per essere più prestanti, è importante anche salvaguardare gli altri e in questo caso gli animali, i canguri. Quando andate in Australia a salutare i canguri provate a pensare che potrebbe essere il prossimo che vestite. Mettetevi una mano sul cuore e preferite materiali alternativi alla pelle animale.
La pelle di canguro è ottenuta nell’ambito della caccia commerciale autorizzata dal governo australiano. Quattro sono le specie oggetto di abbattimento nei principali stati continentali (Queensland, Nuovo Galles del Sud, Australia Meridionale e Australia Occidentale): il Canguro rosso (Macropus rufus), il Canguro grigio orientale (Macropus giganteus), il Canguro grigio occidentale (Macropus fuliginosus) e il Wallaroo comune o Euro (Macropus robustus). In Tasmania si abbattono inoltre il Wallaby di Bennett e il Pademelon.
Secondo i dati ufficiali elaborati da noi di LAV, la quota autorizzata per il 2026 ammonta a 4.430.000 canguri per le quattro specie principali (esclusa l’Australia Occidentale, i cui dati non sono disponibili). A questa cifra si aggiungono altri 283.623 canguri abbattibili con licenze non commerciali e una stima di 2,5 milioni di cuccioli vittime collaterali non contabilizzate nelle quote ufficiali. Il totale dei canguri che potranno essere uccisi nel 2026 è quindi di circa 5 milioni. Dal 2000 al 2018, nelle sole specie commerciali continentali, sono stati uccisi oltre 44 milioni di canguri.
Il metodo di abbattimento previsto è il colpo alla testa da arma da fuoco. I cuccioli ancora nelle sacche marsupiali — i cosiddetti joey “pouch” — vengono uccisi separatamente, per decapitazione o trauma cranico. Si stima che ogni anno tra 372.000 e 783.000 cuccioli “pouch” e tra 133.000 e 280.000 cuccioli “at-foot” (deambulanti ma ancora dipendenti dalla madre) siano vittime collaterali della caccia commerciale, non computate nelle quote ufficiali.
La pelle è utilizzata dall’industria motorsport per il rapporto tra resistenza e leggerezza. Una caratteristica che però, come dimostra la presenza di Virus Power nel WorldSBK, non è più insostituibile: i materiali sintetici di ultima generazione offrono prestazioni equivalenti, senza alcun impatto sugli animali selvatici.
Con la tecnologia che abbiamo oggi è impossibile che non ci sia un modo alternativo per avere un materiale sicuro, comodo, innovativo. A volte si rimane attaccati alle tradizioni, si ha paura di cambiare. Però come è stato un po’ per l’airbag che all’inizio lo si vedeva come un qualcoa di pesante, di caldo – perché non passava l’aria – adesso è un qualcosa che non puoi più farne a meno. Sono convinto che sia solo una questioen di tempo e vedere un brand importante iniziare una strada diversa. Il materiale con cui è fatta una tuta ha la sua importanza ma è meno importante di quello che si crede.
LE NOSTRE RICHIESTE
Il Regolamento Fédération Internationale de Motocyclisme (FIM) è già dalla parte degli animali: gli articoli 2.4.5.2 (MotoGP), 2.5.5.2 (Moto2) e 2.6.5.2 (Moto3) del FIM Grand Prix World Championship Regulations 2025 — aggiornati nell'edizione del 12 settembre 2025 — prevedono espressamente che la tuta da gara possa essere realizzata “in pelle o in materiale equivalente". Non esiste dunque alcun ostacolo normativo alla transizione verso materiali animal-free: il problema è una scelta commerciale dei brand, non un vincolo tecnico.
Da mesi stiamo provando a contattare le principali aziende italiane dell’abbigliamento del motorsport ed anche le scuderie del MotoGP e WorldSBK per chiedere un confronto sulla insostenibilità della filiera “del canguro” e per individuare soluzioni alternativi ed animal-free; ad oggi, non abbiamo ricevuto alcun riscontro e per questo abbiamo avviato la campagna Ride Smart. Go K-Free! Invitando milioni di appassionati a sostenere il nostor appello.
Le richieste di LAV:
1. Ai brand produttori di tute — Alpinestars e Dainese in primis: di avviare entro la stagione 2027 un percorso pubblico e verificabile di transizione verso materiali 100% animal-free.
2. Ai team e ai manufacturer: di adottare una politica di fornitura responsabile, ponendo come criterio di selezione dei fornitori di abbigliamento tecnico l’assenza di materiali di origine animale, e di rendere pubblica tale scelta.
3. A Dorna Sports: di usare la propria piattaforma mediatica globale — seguita da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo — per promuovere attivamente la transizione animal-free nell’abbigliamento tecnico, anche attraverso i contratti commerciali con team, sponsor e fornitori.
4. Alla FIM: di valorizzare e comunicare l’apertura già presente nel proprio Regolamento alle tute in materiale sintetico omologato, incoraggiando brand e team ad avvalersi concretamente di questa possibilità.
5. Ai piloti: di esplorare e adottare alternative animal-free nel proprio equipaggiamento e di condividere pubblicamente questa scelta, diventando così ambasciatori di un cambiamento già tecnicamente possibile.
LA CAMPAGNA
"Ride Smart. Go K-Free!" è la campagna di LAV per eliminare la pelle di canguro dall’abbigliamento tecnico motorsport. Dopo il Mugello, la campagna proseguirà al Gran Premio di San Marino a Misano (11–13 settembre 2026) e in occasione della World Kangaroo Day (24 ottobre 2026) a Phillip Island nell’ambito di un coordinamento internazionale con organizzazioni NGO partner.