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MotoGP: LAV al Mugello con la campagna “Ride smart. go kangaroo-free!

L’89% dei piloti indossa pelle di canguro, la più grande mattanza di animali selvatici terrestri. Il campione Marco Melandri sceglie di stare dalla parte degli animali

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mercoledì 27 maggio 2026

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Basta mattanza dei canguri! Esistono alternative animal-free ugualmente performanti

L’89% dei piloti usa ancora tute con inserti di pelle di canguro. Abbiamo fatto un’analisi sui di LAV sui 102 piloti in griglia nel 2026 e questo dato chiama in causa l’intera filiera produttiva: dai brand di abbigliamento tecnico ai team, fino ai manufacturer, nessuno deve sentirsi escluso.Simone Pavesi, Responsabile LAV Area Moda Animal Free

A supportare LAV in questa campagna anche Marco Melandri, campione del mondo della 250cc nel 2002 e per oltre vent’anni protagonista delle griglie di MotoGP e WorldSBK, che ha scelto di prestare la sua voce alla campagna. “Ho indossato per anni quelle tute, senza chiedermi di cosa fossero fatte. Oggi lo so, e voglio che lo sappiano anche gli altri piloti e i fan”, ha dichiarato Melandri in una video intervista rilasciata a LAV.

GUARDA L'INTERVISTA

Con un canguro gonfiabile di quattro metri e materiali informativi distribuiti ai tifosi, LAV sarà presente al Moto GP in tutti i punti di accesso al Mugello Circuit per accendere un riflettore su un uso ancora invisibile ai più, quello della pelle di canguro nelle tute da gara dei piloti.

LAV ha condotto un’analisi sistematica su tutti i 102 piloti iscritti ai campionati MotoGP™, Moto2™, Moto3™ e WorldSBK 2026, verificando marca e materiale delle tute per ciascun atleta. I risultati sono inequivocabili.

Il brand più diffuso è Alpinestars, che equipaggia 51 piloti (68%) con la Racing Absolute V2, una tuta in “canguro e pelle bovina”. Al secondo posto Dainese con 15 piloti (20%): la sua Mugello RR D-air e la Demone GP sono “interamente realizzate in pelle di canguro”. L’unica alternativa 100% animal-free in griglia è la Virus Power MultiProtective®, indossata dal WorldSBK rider Alberto Surra: la prova concreta che si può gareggiare senza uccidere.

Si lavora sulla moto per migliorarne le prestazioni, si è lavorato tanto sulla sicurezza, si lavora sul fisico per essere più prestanti, è importante anche salvaguardare gli altri e in questo caso gli animali, i canguri. Quando andate in Australia a salutare i canguri provate a pensare che potrebbe essere il prossimo che vestite. Mettetevi una mano sul cuore e preferite materiali alternativi alla pelle animale. Marco Melandri

La pelle di canguro è ottenuta nell’ambito della caccia commerciale autorizzata dal governo australiano. Quattro sono le specie oggetto di abbattimento nei principali stati continentali (Queensland, Nuovo Galles del Sud, Australia Meridionale e Australia Occidentale): il Canguro rosso (Macropus rufus), il Canguro grigio orientale (Macropus giganteus), il Canguro grigio occidentale (Macropus fuliginosus) e il Wallaroo comune o Euro (Macropus robustus). In Tasmania si abbattono inoltre il Wallaby di Bennett e il Pademelon.

Secondo i dati ufficiali elaborati da noi di LAV, la quota autorizzata per il 2026 ammonta a 4.430.000 canguri per le quattro specie principali (esclusa l’Australia Occidentale, i cui dati non sono disponibili). A questa cifra si aggiungono altri 283.623 canguri abbattibili con licenze non commerciali e una stima di 2,5 milioni di cuccioli vittime collaterali non contabilizzate nelle quote ufficiali. Il totale dei canguri che potranno essere uccisi nel 2026 è quindi di circa 5 milioni. Dal 2000 al 2018, nelle sole specie commerciali continentali, sono stati uccisi oltre 44 milioni di canguri.

Il metodo di abbattimento previsto è il colpo alla testa da arma da fuoco. I cuccioli ancora nelle sacche marsupiali — i cosiddetti joey “pouch” — vengono uccisi separatamente, per decapitazione o trauma cranico. Si stima che ogni anno tra 372.000 e 783.000 cuccioli “pouch” e tra 133.000 e 280.000 cuccioli “at-foot” (deambulanti ma ancora dipendenti dalla madre) siano vittime collaterali della caccia commerciale, non computate nelle quote ufficiali.

La pelle è utilizzata dall’industria motorsport per il rapporto tra resistenza e leggerezza. Una caratteristica che però, come dimostra la presenza di Virus Power nel WorldSBK, non è più insostituibile: i materiali sintetici di ultima generazione offrono prestazioni equivalenti, senza alcun impatto sugli animali selvatici.

Con la tecnologia che abbiamo oggi è impossibile che non ci sia un modo alternativo per avere un materiale sicuro, comodo, innovativo. A volte si rimane attaccati alle tradizioni, si ha paura di cambiare. Però come è stato un po’ per l’airbag che all’inizio lo si vedeva come un qualcoa di pesante, di caldo – perché non passava l’aria – adesso è un qualcosa che non puoi più farne a meno. Sono convinto che sia solo una questioen di tempo e vedere un brand importante iniziare una strada diversa. Il materiale con cui è fatta una tuta ha la sua importanza ma è meno importante di quello che si crede. Marco Melandri

LE NOSTRE RICHIESTE

Il Regolamento Fédération Internationale de Motocyclisme (FIM) è già dalla parte degli animali: gli articoli 2.4.5.2 (MotoGP), 2.5.5.2 (Moto2) e 2.6.5.2 (Moto3) del FIM Grand Prix World Championship Regulations 2025 — aggiornati nell'edizione del 12 settembre 2025 — prevedono espressamente che la tuta da gara possa essere realizzata “in pelle o in materiale equivalente". Non esiste dunque alcun ostacolo normativo alla transizione verso materiali animal-free: il problema è una scelta commerciale dei brand, non un vincolo tecnico.

Da mesi stiamo provando a contattare le principali aziende italiane dell’abbigliamento del motorsport ed anche le scuderie del MotoGP e WorldSBK per chiedere un confronto sulla insostenibilità della filiera “del canguro” e per individuare soluzioni alternativi ed animal-free; ad oggi, non abbiamo ricevuto alcun riscontro e per questo abbiamo avviato la campagna Ride Smart. Go K-Free! Invitando milioni di appassionati a sostenere il nostor appello. Siimone Pavesi, Responsabile LAV Area Moda Animal Free

Le richieste di LAV:

1. Ai brand produttori di tute — Alpinestars e Dainese in primis: di avviare entro la stagione 2027 un percorso pubblico e verificabile di transizione verso materiali 100% animal-free.
2. Ai team e ai manufacturer: di adottare una politica di fornitura responsabile, ponendo come criterio di selezione dei fornitori di abbigliamento tecnico l’assenza di materiali di origine animale, e di rendere pubblica tale scelta.
3. A Dorna Sports: di usare la propria piattaforma mediatica globale — seguita da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo — per promuovere attivamente la transizione animal-free nell’abbigliamento tecnico, anche attraverso i contratti commerciali con team, sponsor e fornitori.
4. Alla FIM: di valorizzare e comunicare l’apertura già presente nel proprio Regolamento alle tute in materiale sintetico omologato, incoraggiando brand e team ad avvalersi concretamente di questa possibilità.
5. Ai piloti: di esplorare e adottare alternative animal-free nel proprio equipaggiamento e di condividere pubblicamente questa scelta, diventando così ambasciatori di un cambiamento già tecnicamente possibile.

LA CAMPAGNA

"Ride Smart. Go K-Free!" è la campagna di LAV per eliminare la pelle di canguro dall’abbigliamento tecnico motorsport. Dopo il Mugello, la campagna proseguirà al Gran Premio di San Marino a Misano (11–13 settembre 2026) e in occasione della World Kangaroo Day (24 ottobre 2026) a Phillip Island nell’ambito di un coordinamento internazionale con organizzazioni NGO partner.

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