A rischio anche le anguille: una crisi che impone di ripensare l'attuale modello alimentare.
L’alta temperatura delle acque derivanti dal canale della Muzza, nel lodigiano, e la siccità hanno determinato la morte di tutti gli storioni allevati presso l’allevamento Sesmones, impossibilitati dal fuggire e trovare riparo, come farebbero in natura. Lo storione è un pesce longevo e in via di estinzione. Le condizioni degli storioni in allevamento sono terribili e innaturali, la riproduzione è artificiale e le femmine subiscono violente manipolazioni per la spremitura delle sacche ovariche.
Questa situazione rischia di ripercuotersi nell’intero sistema ittico della zona e a rischio ora sono anche le anguille allevate per l’ingrasso, animali molto resistenti che rischiano di morire per lo stesso motivo.
Mentre molte testate giornalistiche, ricordando che l’Italia è attualmente il maggior produttore europeo di caviale e seconda al mondo dopo la Cina, si concentrano soprattutto sugli ingenti danni economici subiti dagli allevamenti, è necessario sottolineare che tali perdite sono la conseguenza di un modello produttivo fondato sullo sfruttamento degli animali acquatici, un sistema che mostra sempre più chiaramente i propri limiti.
Il vero dramma è per questi animali, già in via di estinzione, ingabbiati, manipolati e sfruttati per massimizzare una produzione crudele di “prodotto ittico”. Circa 7000 storioni sono morti tra atroci sofferenze, intrappolati in acque troppo calde per loro, impossibilitati , in quanto allevati, dal trovare riparo o migrare, come loro natura, in zone più adatte.
In un momento storico in cui l'acquacoltura ha ormai superato la pesca come principale fonte di animali acquatici destinati al consumo umano, è indispensabile che le autorità competenti riesaminino le autorizzazioni degli impianti ittici esistenti e valutino con estrema cautela la realizzazione di nuovi allevamenti, tenendo conto degli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici e dell'aumento del rischio di siccità.
Non si può continuare a parlare, come si sta facendo, di eventi eccezionali. Temperature elevate, scarsità d'acqua e fenomeni di stress idrico rappresentano ormai una nuova normalità con cui è necessario fare i conti. Nel caso specifico, la tragedia è stata determinata dalla concomitanza di diversi fattori: la drastica riduzione della portata idrica, le temperature esterne eccezionalmente elevate e l'immissione nel canale Muzza delle acque di raffreddamento provenienti dalla centrale EP di Tavazzano.
In un contesto di crescente emergenza idrica, non è più sostenibile continuare ad autorizzare impianti che richiedono enormi quantità di acqua e che trasformano gli animali in semplici unità produttive. La risposta più efficace e lungimirante consiste nel promuovere un modello alimentare basato su produzioni di origine vegetale, capace di coniugare tutela degli animali, sostenibilità ambientale e salute pubblica.