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“Cani Liberi e Accuditi”: conclusa la prima fase operativa assieme ai comuni di Tivoli e Guidonia

L'obiettivo è un modello di convivenza che permetta ai cani di vivere liberi, accuditi e in sicurezza.

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Ultimo aggiornamento

giovedì 24 settembre 2026

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#lazio
Animali familiari

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La sfida è creare le condizioni perché i cani che possono vivere liberi sul territorio riducendo le situazioni di rischio sia per loro sia per le persone.

Dopo mesi di lavoro con Comuni e Servizio Veterinario, il nostro progetto entra nella fase operativa. L’obiettivo non è semplicemente catturare e sterilizzare i cani, ma costruire un modello di convivenza che permetta loro, quando le condizioni lo consentono, di continuare a vivere liberi, tutelati e in sicurezza nell’ambiente e nei gruppi sociali di cui fanno parte da anni.

Nell’area delle cave tra Tivoli e Guidonia vive da anni una popolazione di cani liberi. La maggior parte sono nati e cresciuti lì, si sono organizzati in gruppi sociali e hanno sviluppato competenze che consentono loro di vivere in quell’ambiente mantenendo una notevole distanza dalle persone.

Il censimento che abbiamo commissionato e realizzato sia nel febbraio scorso che nell’ultima settimana ha stimato una popolazione complessiva di circa 60 animali, compresi alcuni cani di proprietà lasciati liberi di vagare. L’osservazione sul campo ha evidenziato, per molti dei cani liberi, caratteristiche tipicamente ferali, con distanze di fuga anche di 30-40 metri e buone competenze comunicative all’interno dei gruppi.

È da questa realtà, da questi cani, dalle loro caratteristiche e dal territorio in cui vivono, che nasce il nostro progetto “Cani liberi e accuditi”, presentato pubblicamente nel febbraio scorso. Da allora abbiamo lavorato per superare le criticità amministrative e normative emerse e per definire insieme agli enti competenti le condizioni necessarie alla sua realizzazione. Oggi siamo finalmente prossimi all’avvio della fase operativa.

Gestire una popolazione di cani liberi, non cancellarla dal territorio

Quando si parla di cani vaganti, la soluzione apparentemente più immediata può sembrare quella di catturarli e portarli tutti in canile. Ma togliere i cani dal territorio non significa necessariamente tutelarli.

Molti dei cani delle cave sono ferali o semiferali, non sono abituati alla stretta convivenza con le persone e vivono da anni all’interno di gruppi sociali e in un ambiente che conoscono. Per un cane con queste caratteristiche, la prospettiva di essere catturato e trascorrere il resto della propria vita in un box, con possibilità di adozione estremamente ridotte o inesistenti, può significare una condizione permanente di confinamento incompatibile con le sue necessità etologiche. Il canile, quindi, non può essere considerato automaticamente una messa in sicurezza. Per un cane ferale si trasforma in una reclusione a vita.

La sfida è un’altra: creare le condizioni perché i cani che possono vivere liberi sul territorio e possano continuare a farlo in una popolazione stabile, controllata e accudita, riducendo le situazioni di rischio sia per loro sia per le persone.

La sterilizzazione è uno degli strumenti fondamentali di questa gestione. Un intervento intensivo, rivolto a una quota molto elevata della popolazione, permette di limitarne la crescita attraverso nuove nascite e di mantenerne nel tempo una consistenza numerica sostenibile. Il progetto è stato costruito proprio secondo un approccio di gestione della popolazione canina basato su censimento, sterilizzazione, identificazione, controllo sanitario e monitoraggio.

Perché i cani vengono reimmessi

La reimmissione non è il ritorno alla situazione precedente all’intervento. Ed è soprattutto importante non confonderla con l’abbandono. I cani che, dopo le valutazioni sanitarie e comportamentali, risulteranno idonei a continuare a vivere liberi saranno riportati sul territorio, nel gruppo sociale di provenienza. Questa scelta consente di preservare relazioni, competenze e riferimenti costruiti dagli animali nel corso degli anni. Le procedure prevedono infatti che il rilascio avvenga nel luogo di cattura proprio per favorire il reintegro nel gruppo familiare e ridurre il rischio di dispersione. Da quel momento quei cani saranno parte di un sistema organizzato di gestione.

Saranno sterilizzati, identificati con microchip e registrati all’Anagrafe Canina. Saranno riconoscibili anche visivamente grazie ad apposite marche auricolari e inseriti in un programma continuativo di monitoraggio sanitario e comportamentale. I volontari incaricati controlleranno la presenza degli animali, il loro stato di salute, eventuali criticità e l’arrivo di nuovi soggetti. Essere liberi non significa essere lasciati soli.

Anche alimentare correttamente significa tutelare

Un altro elemento fondamentale è la gestione dell’alimentazione. Lasciare cibo in maniera incontrollata in molti punti diversi non significa necessariamente prendersi cura dei cani. In un progetto di gestione di una popolazione libera, scegliere con cura i punti di alimentazione è essenziale per poterli tutelare, osservare, controllarne le condizioni, accorgersi dell’arrivo di nuovi soggetti e, soprattutto, orientarne la presenza verso luoghi sicuri.

Per questo, dopo la reimmissione, cibo e acqua saranno distribuiti da volontari autorizzati in punti individuati insieme agli enti coinvolti, mantenendo un’adeguata distanza da abitazioni, viabilità e altre aree sensibili.

Nella fase preparatoria alle catture, inoltre, la gestione dell’alimentazione ha una funzione specifica. Per circa 30 giorni i sistemi di cattura vengono lasciati disattivati e i cani vengono gradualmente abituati, con il supporto dei volontari locali, a entrare al loro interno per alimentarsi. Fototrappole e sistemi di monitoraggio permettono di verificare quali animali entrano e quali rimangono più diffidenti. Solo nell’imminenza della cattura la quantità di alimento viene temporaneamente ridotta secondo un protocollo prestabilito.

Non significa affamare i cani. Significa creare le condizioni per catturare animali estremamente diffidenti nel modo meno invasivo e traumatico possibile, limitando il ricorso a tecniche più rischiose come la telenarcosi, che il progetto prevede infatti di utilizzare solo quando strettamente necessario.

Ogni cane avrà il percorso più adatto alle sue esigenze

Reimmettere i cani che possono continuare a vivere liberi non significa, però, stabilire a priori che tutti debbano tornare nelle cave. Ogni animale catturato sarà sottoposto a valutazione sanitaria e comportamentale. Saranno considerate le sue caratteristiche individuali, le modalità di relazione con le persone e con gli altri animali, il grado di socializzazione, la risposta alla manipolazione, il contesto di vita e l’appartenenza al gruppo sociale di provenienza.

Da queste valutazioni potranno derivare percorsi diversi.

I cani idonei saranno reimmessi. Quelli che necessitano di cure urgenti resteranno in strutture adeguate per il tempo necessario. Gli individui che, dopo un’effettiva valutazione professionale, risulteranno in difficoltà a vivere liberi sul territorio e compatibili con un percorso di vita in famiglia saranno avviati all’affidamento e all’adozione. Per i cani che presentano condizioni incompatibili con la reimmissione saranno individuati percorsi adeguati alle loro specifiche necessità.

Non basta che un cane si avvicini a una persona o accetti del cibo per poter concludere che sia pronto per una vita domestica. Allo stesso modo, vivere libero non significa necessariamente vivere male. La tutela deve partire dall’individuo: dalla sua storia, dalle sue competenze, dalle sue relazioni e da ciò che può davvero garantirgli una buona qualità di vita.

Cani liberi e accuditi: una convivenza possibile

Il progetto, quindi, non finirà con l’ultima sterilizzazione. La popolazione continuerà a essere monitorata nel tempo. Saranno verificati il numero e la presenza dei cani, le loro condizioni di benessere, eventuali nuovi ingressi. Le procedure potranno essere aggiornate sulla base dei risultati e delle criticità riscontrate in questa prima fase operativa.

L’obiettivo è arrivare a una popolazione numericamente stabile, identificata e conosciuta, accudita attraverso punti di alimentazione e abbeveraggio controllati e monitorata affinché i gruppi possano permanere in aree compatibili con la loro presenza e lontane, per quanto possibile, da strade e altre situazioni di pericolo.

Non vogliamo sostituire la libertà con un box quando non è necessario. Vogliamo creare le condizioni perché questi cani possano continuare a vivere nell’ambiente che conoscono, mantenendo i propri gruppi sociali e le proprie competenze, ma con una tutela che fino a oggi è mancata: sterilizzazione, cure, identificazione, alimentazione controllata e monitoraggio.