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Ipofisi umana trapiantata in una scimmia in Giappone

Un errore scientifico e una vergogna etica

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Ultimo aggiornamento

martedì 20 ottobre 2026

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Ancora una volta la pseudoscienza supera ogni limite etico e sfrutta le altre specie per miraggi terapeutici.

Un team di ricerca guidato dall'Università di Nagoya (Giappone), in uno studio pubblicato sulla rivista Stem Cell Research & Therapy [1], ha effettuato il trapianto di tessuto ipofisario (ghiandola pituitaria) da cellule staminali umane in una scimmia: ancora una volta la pseudoscienza utilizza animali come bacini di organi per sperimentare procedure invasive e fallimentari superando ogni limite etico e sfruttando le altre specie per miraggi terapeutici. In una spirale di dolore lo studio ha previsto prima la sperimentazione sui topi dove creando in laboratorio dei "mini-organi", a partire da staminali umane in grado di produrre ACTH (ormone che stimola le ghiandole surrenali a rilasciare il cortisolo), tali organoidi sono stati trapiantati in modelli murini, successivamente il team è passato al trapianto in un macaco privato chirurgicamente dell'ipofisi (utilizzando farmaci immunosoppressori).

Si parla, quindi, ancora una volta, di xenotrapianti (trapianti tra specie diverse, come da animale a uomo o in questo caso di tessuti umani in modelli animali), una branca fallimentare che noi eravamoa riuscita a vietare in Italia, ma il cui divieto è stato, recentemente, cancellato nonostante le evidenze scientifiche che mostrano i rischi e gli insuccessi.

Dal punto di vista biologico, l'introduzione di tessuti derivati da altre specie o manipolati con cellule staminali comporta pericoli concreti, come il rischio di zoonosi (infezioni trasmesse da patogeni o retrovirus latenti), severe reazioni di rigetto immunitario e la potenziale formazione di tumori teratomi qualora rimangano cellule non differenziate.

A ciò si aggiunge la storica e comprovata inaffidabilità dei modelli animali come predittori della risposta umana. Le profonde differenze immunologiche e metaboliche tra topi, primati ed esseri umani rendono fallimentari i risultati ottenuti da animali nella fase clinica di terapie che in laboratorio sembravano efficaci. Lo stesso studio di Nagoya mostra, infatti, una durata limitata della risposta nel primate (soli tre mesi di sopravvivenza cellulare parziale), a dimostrazione di come la tolleranza e la funzionalità a lungo termine rimangano ostacoli complessi e ben lontani dall'essere superati per l'applicazione clinica sull'uomo.

Ad oggi esistono già moltissimi modelli human-based che sono l’unica vera scienza in cui investire, chiedi anche tu che l’Italia sia protagonista di una ricerca sicura, etica e innovativa.


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[1] https://en.nagoya-u.ac.jp/news/articles/pr-first-successful-primate-transplant-of-human-pituitary-tissue-restores-cortisol/