Erano autorizzate per cinque anni durante il periodo riproduttivo degli animali.
Dopo l’udienza tenutasi nella mattinata di oggi 29 gennaio, il TAR di Venezia non si è ancora espresso sul ricorso presentato da noi di LAV contro l’autorizzazione della Regione Veneto allo svolgimento delle gare di cani da caccia sulle lepri.
Eppure la Regione era già ritornata sui suoi passi annullando di sua iniziativa l’autorizzazione, ammettendo così implicitamente tutti i profili d’illegalità contenuti nel suo provvedimento evidenziati dai nostri legali.
La Regione ci aveva già provato a febbraio 2025, autorizzando, a firma del suo direttore della gestione faunistico-venatoria, alcune gare di cani da caccia su lepri che vivono allo stato naturale in provincia di Treviso.
Tale autorizzazione era stata sospesa dal Consiglio di Stato a seguito del ricorso da noi presentato per le gravissime conseguenze che avrebbe causato sugli animali selvatici.
Non paga della censura ricevuta lo scorso anno, la Regione ci ha riprovato a dicembre scorso, autorizzando, sempre a firma dello stesso direttore, lo svolgimento delle stesse gare addirittura fino al 2030!
LE GARE
Le competizioni di questo tipo sono organizzate dai cacciatori per allenare i
loro cani a stanare le lepri che diventano così un facile bersaglio sul quale
sfogare il loro sanguinario passatempo. Durante le gare non è consentito
l’uso del fucile, ma la Regione Veneto ne aveva autorizzato lo svolgimento durante il periodo riproduttivo delle lepri con
inaccettabili ricadute fatali sulle madri e i cuccioli che sarebbero stati
uccisi dall’invasione dei cani.
Abbiamo perciò depositato con urgenza un ricorso al TAR di Venezia con la richiesta di cancellare un’autorizzazione contraria alla scienza e alla tutela degli animali selvatici. E' intollerabile che un’istituzione regionale si inchini alle richieste dei cacciatori anche quando è evidente e comprovato che comportano gravissime ricadute sugli animali selvatici e sull’ambiente, tutelati dall’articolo 9 della Costituzione!
I cacciatori non si limitano a causare la morte di milioni di animali durante la stagione di caccia. La loro arroganza, il loro deleterio impatto sulla vita selvatica, sostenuti come in questo caso da un’amministrazione regionale, vanno ben oltre la stagione di caccia rappresentando una minaccia per gli animali e l’ambiente in qualsiasi giorno dell’anno.
In attesa della sentenza del TAR, accogliamo con entusiasmo la marcia indietro della Regione e confidiamo che la nuova Giunta regionale del Veneto dia un chiaro segnale di discontinuità rispetto a quella precedente, cominciando a rispettare e far rispettare ai suoi funzionari, la Costituzione e le norme nazionali e internazionali, che da sempre indicano che la caccia e le attività connesse devono sempre essere considerate secondarie e quindi soccombenti, rispetto alla tutela di animali e ambiente.