Ammassati in vasche o gabbie, trasportati in condizioni estreme, soggetti ad editing genetico, manipolati in modo invasivo e cruento e infine uccisi.
Gli animali acquatici vengono costretti in 3 tipi di allevamenti ittici: in acqua marina (utilizzano per lo più reti circolari o gabbie a diverse profondità), in acqua dolce (vasconi in terra o cemento) e in acqua salmastra (in aree lagunari). Si parla di piscicoltura, in vasche a terra o in gabbie in mare (sia di pesci marini che di acqua dolce), di molluschicoltura (mitili e vongole veraci) e di crostaceicoltura.
L'acquacoltura italiana ad oggi conta circa 800 siti concentrati per il 60% al Nord, il 15% al Centro e il 25% al Sud. Si allevano circa 30 specie per 185.000 tonnellate di pesci e altri animali acquatici ogni anno e se ne consumano circa 1,5 milioni di tonnellate (fonte FAOSTAT 2015). L'Italia è, a livello europeo, il quarto 'produttore' di organismi acquatici e il terzo importatore e il secondo a livello mondiale nella produzione di caviale di storione, con più di 65 tonnellate (2023).
Orate, branzini (o spigole) tonni, ricciole, ombrine cernie e rombi sono costretti a vivere:
I pesci
sono nel loro habitat, ma vivono ingabbiati in spazi ristretti, sono bersaglio
di agenti atmosferici e non hanno possibilità di nuotare dove la loro natura
indicherebbe. Le esigenze delle specie non sono rispettate
in alcun modo. Dopo
giorni di digiuno vengono concentrati e ammassati nelle gabbie,
aumentando paura e stress. Poi sono catturati con reti o aspirati attraverso
pompe a vuoto, senza possibilità di fuga. Infine finiscono immersi in acqua
ghiacciata: una pratica che li stordisce ma li conduce a una morte lenta per asfissia, tra freddo estremo, sofferenza e panico.
L'impatto
ambientale
Questi impianti
occupano importanti zone e la loro collocazione in mare determina un diretto
contatto con mangimi, farmaci e trattamenti per i parassiti che colpiscono i
pesci e deiezioni. Le conseguenze per gli animali selvatici e l'ecosistema in
generale sono devastanti.
IL TONNO ROSSO: CATTURATO, INGABBIATO, INGRASSATO E UCCISO
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L'allevamento del tonno rosso consiste nella cattura di individui selvatici destinati all'ingrasso in devastanti recinti in mare, sempre più intensivi. Ciò accade nonostante il tonno rosso sia nella lista rossa dei pesci ossei e la sua cattura sia soggetta a normative molto rigide, come limiti di pesca imposti da accordi internazionali (ICCAT) e il rispetto di quote pesca, taglie minime e periodi di fermo.
Nel Mediterraneo ogni anno vengono
pescati - prevalentemente
con pesca a circuizione -circa 235.000 tonni giovani durante il periodo riproduttivo. Dalle reti di cattura sono trasferiti a speciali
gabbie di trasporto trainate in mare fino agli impianti di ingrasso, dove il
loro peso aumenterà del 70% in meno di 4 mesi (per ingrassare un tonno in 4
mesi, si utilizzano 1500 kg di pesce azzurro), quando la loro vita viene brutalmente interrotta, i tonni vengono uccisi sparandogli
in testa e i loro corpi sono spediti soprattutto
verso il mercato asiatico.
La crudeltà è evidente: animali liberi, catturati giovani nel periodo riproduttivo, si feriscono nelle fasi di pesca e traino fino all'allevamento. Stremati,feriti e affatto curati arrivano nell'impianto di ingrasso, sovraffollato, dove verranno privati dei loro bisogni primari come il nuoto per km, la migrazione, la predazione. Dopo 4 mesi di sfruttamento estremo, la morte.
L'impatto ambientale è significativo: oltre all'uccisione dei pesci azzurro, l'allevamento del tonno causa elevate emissioni di CO2 e inquinamento marino nelle zone circostanti le gabbie.
Storioni, trote iridee, anguille e carpe sono costretti a vivere ammassati in vasche o stagni artificiali, privati del loro spazio naturale e alimentati con mangimi.
Le
caratteristiche di specie non vengono rispettate. Pesci, per natura
solitari, territoriali e migratori, si trovano costretti in spazi angusti e
sovraffollati. L'accumulo di deiezioni provoca stress, malattie e alta
mortalità. Anche il trasporto è fonte di enorme sofferenza, gli animali vengono
infatti tenuti digiuni fino a 72 ore per evitare che l'acqua si contamini.
Durante il carico lo scarico, il pompaggio nei mezzi causa dolore, paura e
spesso lesioni fisiche.
L'impatto ambientale
L'allevamento
intensivo richiede farmaci, con gravi effetti su animali e ambiente. Deiezioni
e mangimi non consumati causano eutrofizzazione e carenza di ossigeno, mentre
antibiotici e pesticidi contaminano le acque. L'acquacoltura in acqua dolce consuma
molte risorse e dipende da mangimi spesso ottenuti dalla pesca selvatica, può inoltre
favorire la diffusione di patogeni o specie aliene, mettendo a rischio la
biodiversità locale.
In Italia i crostacei decapodi come granchi, astici e aragoste sono gli unici animali senzienti che possono essere esposti, venduti e bolliti vivi tra sofferenze atroci.
Gli allevamenti di crostacei sono meno diffusi rispetto a quelli di pesce, ma ci sono I VIVAI per le specie tropicali importate in condizioni terribili per il mercato 'del vivo'. Sono sistemi specializzati, presenti in zone costiere e lagunari, dotati di una zona frigo dove avvengono tutte le operazioni di confezionamento e smistamento di quello che è ritenuto “prodotto”, ma che in realtà è un animale confezionato vivo e spedito.
I crostacei vengono infatti venduti vivi ed esposti vivi e addirittura bolliti vivi.
Questi animali vengono infatti esposti con chele legate in acquari, spesso alta densità di animali, ma possono anche essere esposti fuori dall’acqua e ancora vivi, in agonia. Anche se il contatto diretto del crostaceo con il ghiaccio è vietato perché provoca gravi ustioni, si tratta di una tecnica espositiva crudelmente praticata. I crostacei sono esseri senzienti, sentono dolore e studi neurobiologici e comportamentali indicano che la loro reazione agli stimoli nocivi non è un semplice riflesso automatico, ma una vera esperienza dolorosa che merita tutela.
I crostacei rappresentano circa il 9% del consumo totale di pesce. Questo 9% è dominato dai gamberi (49,8%), seguiti dai gamberetti (21,6%), dalle mazzancolle (19,8%) e dagli scampi (8,8%). La regione con maggiore produzione è la Sicilia, per il gambero rosso di Mazara, pescato a strascico in modo intensivo.
Cozze, vongole filippine e ostriche sono allevate sia in acque aperte che in
impianti costieri. La raccolta può essere eseguita con mezzi diversi (es. draghe idrauliche o turbosoffianti, rastrelli), in operazioni che possono danneggiare gusci e tessuti dei molluschi, poi trasferiti al centro di depurazione o di stabulazione, ad un'azienda di trasformazione o direttamente al centro di spedizione
L'Italia è il terzo allevatore di molluschi bivalvi nell'Unione Europea (dopo Spagna e Francia), con circa 75.000 tonnellate l'anno, tra cozze (in particolare nelle regioni costiere, da Friuli a Puglia, Romagna, Liguria) , vongole (soprattutto a Delta del Po, Laguna di Chioggia e Venezia) e lupini (centro-sud), con una forte crescita dell'ostricoltura, soprattutto in Sardegna.
Il polpo al momento non viene allevato, ma in Spagna, la multinazionale Nueva Pescanova, ha già investito oltre 65 milioni di euro per il primo allevamento che sarà in grado di crescere e uccidere fino a 1 milione di animali l'anno.
La
scellerata scelta di realizzarlo, invece che
optare per alternative
vegetali, dipende dalla drastica riduzione, a causa
della pressione della pesca, di polpi selvatici: dal 2015 al 2023 il numero di
polpi catturati nel mondo è passato da 400 mila a 380 mila secondo la FAO.
La Legge dello stato di Washington (USA) contro l’allevamento di polpi è la prima a vietare la pratica. Anche la California ha seguito l’esempio, diventando il secondo Stato USA a proibire l’allevamento di polpi, ma è la prima giurisdizione a estendere il divieto all'importazione, evitando così che la produzione venga spostata altrove.
Anche le associazioni ambientaliste americane si sono unite a Eurogroup for Animals per chiedere alla UE di varare rigide norme a tutela di tutti gli esseri senzienti e di fermare la multinazionale iberica. Nel frattempo, già nel 202, il governo del Regno Unito ha commissionato un Rapporto pubblicato dalla London School of Economics le cui conclusioni hanno sottolineato che i polpi sono esseri senzienti bisognosi di protezione legale e che i presunti “allevamenti di polpi ad elevato benessere” sono una realtà impossibile da realizzare. Ne è seguita la legge che nel Regno Unito vieta di bollire vivi i polpi (ma anche granchi e aragoste) e riconosce i polpi come esseri senzienti.
Al momento in Italia non vi sono allevamenti di polpi e non sembrano esserci progetti simili, ma il caso spagnolo rischia di essere un precedente allettante per il comparto. Per questo continuiamo a monitorare la situazione e ci poniamo in netto contrasto con queste realtà allevatoriali, devastanti per animali coinvolti e biodiversità tutta.
Agiamo per favorire un cambiamento culturale e leggi più efficaci e servere per tutelare gli animali acquatici, di tutte le specie.
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