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Mufloni del Giglio: condanniamo l’uccisione da parte del Parco dell’Arcipelago Toscano

Lo spostamento di 52 animali in oasi protette è la prova che l’alternativa al piombo c’era.

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Ultimo aggiornamento

sabato 16 dicembre 2023

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Il Parco ha sulla coscienza l’uccisione di 35 mufloni che potevano essere salvati

Dopo che il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano ha reso pubblici i dati sull’eradicazione dei mufloni compiuta nell’isola del Giglio, è stato più volte richiamato l’accordo sottoscritto a novembre 2021 da LAV e WWF con il Parco stesso al fine di sospendere le uccisioni degli animali trasformandole in catture e trasferimenti sulla terraferma.

Una sospensione “sine die” che non aveva cioè una data di scadenza, ma che è stata deliberatamente violata in maniera unilaterale dal Parco – per ammissione pubblica del Parco stesso - che non si è neppure preso la briga di informare la LAV.

Ma visto che su questo accordo il Parco stesso ha citato solo le parti che più gli aggradano, è decisamente arrivato il momento di focalizzarsi sui punti che riportano gli impegni dei tre attori, Parco, LAV e WWF:

Il Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano si impegna a:

1.  Sospendere le operazioni di abbattimento dei mufloni previste dal progetto Let’s Go Giglio

2. Intensificare le operazioni di cattura e trasporto presso altre località con modalità che tengano conto del benessere animale come previsto dal Protocollo operativo sottoscritto con ISPRA

3. Costituire un Gruppo di lavoro formato da esperti e tecnici designati dallo stesso e da rappresentanti delle associazioni firmatarie del presente accordo, finalizzato a:
- accogliere le offerte di disponibilità e a stabilire entro il termine di 30 giorni dalla sua istituzione le migliori destinazioni per gli animali che garantiscano il loro benessere;
- assicurare per quanto possibile il confinamento preventivo dei mufloni in area adatta ai bisogni degli animali e sicura per il periodo necessario alla realizzazione delle attività sopradescritte;

4. Allocare le risorse economiche necessarie alla realizzazione delle attività descritte.

5. Disporre e realizzare controlli in collaborazione con i Carabinieri Forestali per contrastare l’ingresso di specie selvatiche non autoctone sull’isola del Giglio.

Le associazioni firmatarie si impegnano a:
1. designare un proprio rappresentante ciascuna nel Gruppo di lavoro citato;
2. collaborare alle operazioni di cattura, trasporto e sterilizzazione dei mufloni.

È chiaro quindi come il primo e più rilevante punto che il Parco si era impegnato a rispettare, fosse nettissimo nella sua semplicità. Pur trattandosi di una sospensione, non prevedeva una data termine, quindi nel momento in cui il Parco ha deciso di riprendere le “operazioni di abbattimento dei mufloni” senza neppure avvisare la LAV, ha concretamente, unilateralmente e responsabilmente violato l’accordo.

Richiamare quindi la questione delle catture mediante telenarcosi proposte dalla LAV e non realizzate, è solo un plateale tentativo di scaricabarile, che non ha altro effetto se non quello di inchiodare con ancora più forza il Parco alle sue responsabilità.

Quello che emerge da questa violenta vicenda che ha causato la condanna a morte di decine di mufloni, è ancora una volta l’atteggiamento dominante dell’essere umano che, privo di qualsiasi etica, ha considerato gli altri esseri viventi alla stregua di oggetti nella sua piena disponibilità. Prima trasferendoli all’isola del Giglio, poi sterminandoli a colpi di fucile, infischiandosene della loro vita e delle loro relazioni sociali e familiari.

Il Parco ha sulla coscienza l’uccisione di 35 mufloni che potevano e dovevano essere salvati.

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mercoledì 13 dicembre 2023

Mufloni del Giglio: condanniamo l’uccisione da parte del Parco dell’Arcipelago Toscano.

Il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano qualche giorno fa ha diffuso un comunicato stampa per informare della conclusione delle operazioni della cosiddetta eradicazione, ovvero l’uccisione degli ultimi mufloni sull’isola del Giglio.

Questi animali sono stati cancellati dall’isola perché, a detta del parco e purtroppo con il parere positivo dell’ISPRA, sarebbero non originari del Giglio e provocherebbero perciò danni al rinnovamento forestale che sono stati negli anni quantificati come del tutto trascurabili.

Nel 2019 il Parco aveva avviato il progetto LIFE LETSGO GIGLIO che prevedeva la scomparsa forzata dei mufloni esclusivamente attraverso l’uccisione degli animali finanziata tramite l’impiego di fondi pubblici europei e nazionali.

Ma a novembre 2021, dopo le proteste sollevatesi sull’isola e nel resto d’Italia, LAV e WWF erano riuscite a sottoscrivere un accordo con il Presidente del Parco, per sospendere le uccisioni dei mufloni all’interno dell’area parco (la specie è purtroppo cacciabile in tutta Italia esclusa la Sardegna dove è giustamente specie protetta) sostituendole con catture e traslocazioni degli animali in aree sottoposte a divieto di caccia. Accordo che ha consentito di salvare la vita a più di una cinquantina di animali che ora vivono in alcune oasi protette in Toscana.

Per poter facilitare la cattura degli animali, LAV aveva proposto anche il ricorso all’uso della telenarcosi, incaricando due veterinari per la verifica della fattibilità. Un’attività che richiedeva tempi necessariamente lunghi sia per la progettazione, sia per la successiva fase esecutiva. Tempi a quanto pare giudicati troppo lunghi dal Parco che ha quindi deciso di riprendere improvvisamente e unilateralmente le uccisioni dei mufloni all’interno dell’area, senza neppure premurarsi di avvisare i firmatari dell’accordo sullo stop alle uccisioni, con le quali vigeva un accordo.

Evidentemente il Parco aveva la necessità di chiudere il progetto nei tempi stabiliti – entro il prossimo 31 dicembre - per ottenere i preziosi finanziamenti pubblici e poter di conseguenza sbandierare ai quattro venti la conclusione della “eradicazione” dei mufloni dal Giglio.

Siamo stati sempre stata ovviamente contraria all’uccisione anche di un solo muflone, per questo motivo avevamo sottoscritto assieme al Wwf un accordo con il Parco prendendocene in carico alcuni che ora vivono nel centro di recupero di Semproniano, la violazione dell’accordo è di esclusiva responsabilità del Parco ed è stato un gesto unilaterale e grave Massimo Vitturi, responsabile Animali Selvatici

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mercoledì 02 novembre 2022

Ampliare la superfice del Parco dell’Arcipelago Toscano per tutelare i mufloni dell’Isola del Giglio

Le Associazioni LAV e WWF rilanciano la proposta di ampliare quanto prima la superfice del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano all’intera isola del Giglio.

Attualmente solo metà dell’Isola è ricompresa nell’area protetta nazionale ed è insostenibile continuare a mantenere a ridosso dei confini del Parco attività umane che finiscono per arrecare danni o disturbo alla biodiversità tutelata. Prima fra tutte, l’attività venatoria che è consentita nella metà dell’Isola ad oggi ancora esterna al Parco.

Continuando con questa assurda divisione di un territorio che presenta le medesime condizioni e valenze, si rischia di vanificare la funzione primaria del Parco nazionale che è proprio la conservazione del patrimonio naturale. Al tempo stesso si rinuncia alle tante opportunità che un’area naturale protetta di valenza nazionale offre anche in termini di marketing e promozione territoriale.

Allo stesso tempo, il mantenimento della caccia rappresenta un limite alle operazioni di cattura dei mufloni che, grazie ad un accordo tra LAV, WWF e Parco, sta consentendo di superare l’originario obiettivo del loro abbattimento secondo quanto previsto dal Progetto LIFE LETS GO GIGLIO sull’eradicazione delle specie aliene.

Ad oggi l’operazione di cattura sta producendo i risultati sperati e circa 50 esemplari sono già stati trasferiti dall’Isola del Giglio in altre aree naturali selezionate e assolutamente idonee ad ospitare gli animali: qui i mufloni del Giglio potranno continuare a vivere tranquillamente senza in ambienti più adatti.

Le Associazioni LAV e WWF, quindi, fanno appello alla Regione Toscana affinché sospenda immediatamente la caccia nella parte dell’Isola esterna al Parco nelle more che si possano verificare, con il coinvolgimento dei cittadini dell’Isola del Giglio, di esperti naturalisti e portatori di interesse, la fattibilità di una proposta di ampliamento del Parco.

Chi ha veramente a cuore le sorti dei mufloni e di tutti gli altri animali dell’Isola non potrà che convenire sulla proposta di aumentare l’area naturale protetta, adottando atteggiamenti responsabili e costruttivi proprio al fine di garantire il benessere degli animali. Del resto in tutta Italia sarà necessario procedere all’aumento della superfice di territorio naturale protetto al fine di rispettare gli obblighi europei che lo Stato Italiano ha accettato e che sono finalizzati ad avere almeno il 30% di territorio protetto entro il 2030.


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venerdì 30 settembre 2022

Mufloni del Giglio: inizia la strage voluta dalla regione nelle zone al di fuori del Parco

Nonostante le diffide inviate dalla LAV alla Regione Toscana e all’Ambito Territoriale di Caccia 7 di Grosseto, sembra oramai segnato il destino dei Mufloni che vivono al di fuori dell’area del Pa... LEGGI I DETTAGLI

Nonostante le diffide inviate dalla LAV alla Regione Toscana e all’Ambito Territoriale di Caccia 7 di Grosseto, sembra oramai segnato il destino dei Mufloni che vivono al di fuori dell’area del Parco dell’Arcipelago Toscano sull’isola del Giglio, che diventeranno il bersaglio della sanguinaria passione di alcuni cacciatori.

A seguito di un accordo sottoscritto a novembre scorso tra il Parco, LAV e WWF, le uccisioni dei mufloni nell’area del Parco erano state sospese e sostituite da catture e traslocazioni in aree continentali interdette alla caccia. Ma non c’è pace per i mufloni, perché ora la Regione, cosa mai fatta negli anni precedenti, ha predisposto un piano venatorio che prevede l’uccisione di 37 mufloni nelle zone al di fuori del Parco.

Eppure, un recente studio sulla genetica di questi animali ha evidenziato che si tratta di mufloni sardi, protetti dalla legge nazionale che ne vieta la caccia.

“Uccidere quei mufloni, oltre che rappresentare una crudeltà intollerabile, rischia di compromettere un patrimonio faunistico unico nel suo genere, violando per di più la norma nazionale sulla tutela della fauna selvatica. Questo il motivo alla base delle diffide inviate alla Regione Toscana e ai cacciatori che dovrebbero eseguire la sentenza di morte.” Massimo Vitturi , Responsabile LAV Animali Selvatici

Nei confronti di chi uccide anche un solo Muflone sardo è prevista una sanzione penale che comporta l’arresto da tre mesi a un anno e un’ammenda che può arrivare a circa seimila euro, per questo motivo alcuni volontari saranno presenti sull’isola del Giglio, con lo scopo di raccogliere tutto il materiale probatorio necessario per poi denunciare chiunque dovesse rendersi responsabile della morte dei mufloni.

Assieme al WWF ci siamo attivati perché il territorio del Parco sia esteso a tutta la superficie dell’isola del Giglio. Questo comporterebbe l’automatica istituzione del divieto di caccia garantendo così la sopravvivenza degli animali che sarebbero tutelati dall’accordo che ne prevede esclusivamente la cattura e traslocazione.” Massimo Vitturi , Responsabile LAV Animali Selvatici

Nel caso in cui la proposta di allargamento del Parco dovesse prendere tempi più lunghi di quelli ragionevoli, anche per i mufloni, si potrebbe da subito sospendere con apposito decreto qualunque attività venatoria, riconoscendo al territorio fuori del Parco Nazionale una funzione di fascia di salvaguardia esterna, così come avviene anche per molti altri Parchi naturali.



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giovedì 29 settembre 2022

LAV e WWF, ottimi risultati della salvezza dei mufloni con le catture e i trasferimenti

Sono 43, ad oggi, i mufloni messi in sicurezza, grazie alla collaborazione tra l’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, la LAV e il WWF Italia. È questo il risultato della cooperazione sot... LEGGI I DETTAGLI

Sono 43, ad oggi, i mufloni messi in sicurezza, grazie alla collaborazione tra l’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, la LAV e il WWF Italia. È questo il risultato della cooperazione sottoscritta nel novembre scorso tra le parti che ha consentito di contemperare gli obiettivi di gestione dell’Ente Parco per la biodiversità dell’isola, attraverso il Life LETSGO Giglio, e la vita dei mufloni oggetto del prelievo e del trasferimento in aree sicure come previsto dal progetto.

Originariamente il progetto del Parco, approvato e finanziato in parte dalla Commissione Europea, prevedeva la rimozione della popolazione di mufloni dall’isola del Giglio, anche attraverso l’abbattimento degli animali. Le conseguenti forti proteste di cittadini e associazioni hanno però contribuito a rivedere questa parte del progetto, giungendo ad una intesa sottoscritta tra il Parco e le Associazioni. I tre promotori dell’accordo, pur mantenendo il proprio posizionamento sul tema e nel rispetto delle diverse sensibilità, hanno condiviso l’obiettivo di salvaguardare la vita degli animali mantenendo le finalità del progetto del Parco che prevede la rimozione della popolazione di questo ungulato, in quanto estraneo alla biodiversità del luogo e quindi impattante sui fragili equilibri ecologici dell’isola.

Considerando che il muflone è una specie cacciabile, il cuore dell’accordo del novembre 2021 si realizza nella disponibilità dell’Ente Parco a sospendere gli abbattimenti come metodo di rimozione per dedicarsi alla cattura degli animali e a farsi carico del loro trasferimento fuori dall’isola in luoghi protetti. 43 mufloni sono stati infatti traferiti nel Centro Recupero Animali Selvatici Animanatura Wild Sanctuary di Semproniano (GR), nelle aree del Reparto dei Carabinieri Forestali della Marsiliana GR) e presso l’Oasi Dynamo, affiliata WWF Italia, di San Marcello Piteglio (PT) e in altre aree adeguate sulla terraferma.

Un grande successo dell’operazione – e quindi dell’accordo – che proseguirà nei prossimi mesi, con l’obiettivo di sistemare nelle condizioni migliori tutti i mufloni presenti nell’area parco. Con il mantenimento degli impegni presi, i promotori dell’iniziativa si augurano che d’ora in poi tutto possa procedere nel massimo ordine e che vengano meno tutte quelle azioni di disturbo che fino ad oggi hanno reso più complicate le operazioni di cattura, mettendo a rischio la stessa incolumità degli animali.

Il WWF Italia e la LAV, proprio in queste settimane, si stanno inoltre attivando per chiedere l’ampliamento del Parco nazionale al restante territorio dell’isola. Non si ritiene infatti più sostenibile il mantenimento di alcune attività antropiche, prima fra tutte quella venatoria, che possono nuocere alle finalità stesse del parco e agli equilibri ambientali del territorio, già fragile in quanto insulare. Con la nuova stagione venatoria si manterrebbe così il paradosso che mentre nel Parco si sta effettuando ogni sforzo possibile per tutelare la biodiversità unica dell’arcipelago e contrastare la presenza di fauna alloctona anche ricorrendo a metodi non cruenti - evitandone l’abbattimento come nel caso del muflone - al suo margine questa può essere abbattuta dai fucili dei cacciatori. L’allargamento del Parco, oltre ad avere una ragione ecologica in quanto tutelerebbe l’isola nella sua integrità, darebbe anche un contributo al nostro Paese per raggiungere l’obiettivo comunitario di tutelare il 30% della superficie nazionale a terra e a mare entro il 2030.

Nel caso in cui la proposta di allargamento del Parco dovesse prendere tempi più lunghi di quelli ragionevoli, anche per i mufloni, si potrebbe da subito sospendere con apposito decreto l’attività venatoria, riconoscendo al territorio fuori del Parco Nazionale una funzione di area tampone o di fascia di salvaguardia esterna, così come del resto avviene anche per molti altri Parchi naturali.


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martedì 27 settembre 2022

La Regione Toscana dà il via agli abbattimenti dei Mufloni del Giglio, fuori dai confini del Parco

Non c’è pace per i mufloni che vivono sull’isola del Giglio. Lo scorso anno il Parco dell’Arcipelago Toscano, in virtù di un progetto europeo, decise di ucciderli tutti perché non originari d... LEGGI I DETTAGLI

Non c’è pace per i mufloni che vivono sull’isola del Giglio. Lo scorso anno il Parco dell’Arcipelago Toscano, in virtù di un progetto europeo, decise di ucciderli tutti perché non originari dell’isola. Poi, grazie alle proteste e a un successivo accordo con LAV e WWF, il Parco ha deciso la sospensione delle uccisioni. Grazie a questo sono in corso e proseguiranno ancora le attività di cattura e trasferimento in luoghi sicuri che hanno già salvato dalla morte decine di mufloni.

Ma ora è la Regione Toscana a esigere un tributo di sangue, avendo deliberato un piano venatorio che prevede l’uccisione di 37 mufloni sulla parte dell’isola che non rientra nei confini dell’area protetta.

Con questa decisione non viene tenuto in alcun conto il recente lavoro scientifico, pubblicato a luglio scorso sulla rivista scientifica Diversity che, indagando il DNA di quegli animali, li ha individuati portatori di un patrimonio genetico particolarmente prezioso perché riconducibile alla popolazione sarda – dalla quale i mufloni del Giglio in effetti provengono – ma nella sua caratteristica più ancestrale, non ancora “contaminata” da successivi incroci con altre specie, quali le pecore che popolano l’isola dei quattro mori.

Considerando che il muflone sardo è rigorosamente protetto dalla Legge nazionale sulla fauna selvatica, a differenza di quello “continentale” che è purtroppo specie cacciabile, e visto che da marzo la biodiversità di cui i mufloni specie protetta fanno parte è protetta addirittura dalla nostra Costituzione all’articolo 9 comma 3 abbiamo inviato una diffida legale urgente alla Regione Toscana, perché cancelli subito ogni ipotesi di uccisione degli animali presenti sull’isola del Giglio fuori dai confini del Parco. Massimo Vitturi, responsabile LAV Area Animali Selvatici

Alla luce delle recenti scoperte scientifiche, l’intervento dei cacciatori sull’isola potrebbe configurare infatti una grave illegalità, considerato che nei confronti di colui che uccide anche un solo muflone sardo è prevista una sanzione penale che comporta l’arresto da tre mesi a un anno e un’ammenda che può arrivare a circa seimila euro. Per questo motivo la LAV ha inviato una diffida anche all’Ambito Territoriale di Caccia Grosseto 7, al quale è demandata l’uccisione degli animali, in modo che i cacciatori siano informati dei potenziali rischi giudiziari ai quali andranno incontro nel momento in cui dovessero dare esecuzione alla delibera regionale.

Il lavoro di ricerca sul DNA del muflone conferma infatti che l’uccisione degli animali che vivono al Giglio potrebbe comportare un danno anche ecologicamente irreparabile, andrebbe infatti a distruggere una popolazione con caratteristiche uniche, oramai quasi non più riscontrabili neppure nella popolazione sarda di origine.

Chiediamo con forza al Presidente Giani e all’Assessora Saccardi di fermare subito i cacciatori, siamo certi che non vogliano essere ricordati come i responsabili dell’estinzione di una popolazione di mufloni unica al mondo, contribuendo così a danneggiare irrimediabilmente la peculiare biodiversità del nostro Paese.LAV

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