Siamo nel 2026 e ci sono ancora miliardi di animali rinchiusi negli allevamenti.
Ci sono alcuni corposi file sui tavoli europei che sono fermi da tempo, o sono stati impoveriti e svuotati.
Si
tratta delle leggi di tutela degli animali allevati in tutte le fasi della loro vita, la cui revisione dichiarata nel lontano 2020 dalla Commissione europea ha subito continui ritardi e attacchi da parte della lobby dell'agroindustria zootecnica a Bruxelles e negli Stati Membri.
Il DIVIETO DELL'UTILIZZO DI GABBIE
La Commissione, che deve
presentare la bozza di legge per questo divieto, aveva preso un impegno
pubblicamente nel giugno 2021. Siamo nel 2026, e ancora nulla di fatto. Lo
scorso anno, siamo intervenuti contro la Commissione presso il Tribunale UE
proprio contro questo ritardo e mancato rispetto dell'impegno preso e siamo in
attesa che sia fissata l'udienza.
Dopo che nel Programma di lavoro della
Commissione pubblicato lo
scorso anno non c'era alcuna menzione della “animal
welfare legislation”, alle richieste urgenti da parte delle organizzazioni per
la protezione degli animali e della società civile, il Commissario Várhelyi ha
dichiarato che ci sarà una bozza entro l'anno ma ancora non sono chiari i
tempi di transizione né se saranno incluse tutte le specie, come è urgente che
sia. Intanto, grazie ad un lavoro congiunto con le altre organizzazioni
italiane, nella legge di bilancio 2026 è stato previsto un fondo per il
sostegno all'abbandono delle gabbie in Italia per un totale di 1.5 milioni di
euro. Una somma esigua, ma un piccolo passo verso il divieto.Come se servisse ancora evidenza,
dopo anni di battaglie, 1.4 milioni di firme raccolte, scienziati e la stessa
EFSA che hanno ribadito gli effetti deleteri delle gabbie sugli animali, dopo
che anche parte del sistema produttivo ha mostrato supporto per questa
transizione, l'ultima, ennesima, consultazione pubblica lanciata dalla
Commissione si è chiusa in dicembre.
IL TRASPORTO DI ANIMALI VIVI
Tutto fermo anche su quel fronte.
Il testo della nuova bozza di regolamento ha subito tantissimi attacchi e modifiche
che rischiano di svuotare il senso di questa riforma che
dovrebbe assicurare
maggiore protezione agli animali che ancora sono trasportati. Sono 0ltre 1.5
miliardi ogni anno, in e fuori dall'Europa in condizioni di sofferenza
estrema, animali fragili, femmine gravide, animali non svezzati, viaggi lunghi
e spesso in condizioni proibitive, manipolazioni violente. E rimane ancora
urgente il tema dello stop al trasporto da e per paesi Terzi anche via nave, come
dimostra il caso della nave Spiridon II che
ancora una volta ha mostrato la vergogna di questo trasporto. Questa è la
realtà del trasporto di animali vivi che va cambiata. Proprio la settimana
prossima ripartirà il dialogo, almeno al Parlamento europeo, sull'urgenza della
riforma.
LE MALATTIE ANIMALI SI DIFFONDONO TRA GLI ALLEVAMENTI
Nel frattempo, le malattie
animali hanno continuato a correre tra gli allevamenti causando la morte
o l'uccisione degli animali coinvolti. Influenza aviaria, dermatite
nodulare contagiosa, afta epizootica, lingua blu, peste suina africana. Gli
ultimi anni sono stati caratterizzati da diffusione massiccia in particolare di
alcune di queste malattie, di cui una su tutte, l'influenza aviaria, è fonte
di grande allarme anche nella
comunità scientifica, ben consapevole del
potenziale pandemico di questa patologia, visto la sua possibilità di
contagiare l'uomo e l'altissimo tasso di mortalità, in passato, registrato
proprio tra la popolazione umana. La prevenzione con vaccinazioni e
biosicurezza, come mostrano i fatti, non sono sufficienti: solo riducendo
sempre di più le densità e i numeri degli animali allevati, favorendo una
riconversione del sistema, può rappresentare una vera soluzione all'enorme
problema sanitario rappresentato dall'attuale modello. Proprio partendo da
standard di tutela degli animali più stringenti, controlli efficaci del
rispetto di questi, e requisiti stretti di riduzione densità e numeri.
L'ACCORDO MERCOSUR
E ancora, l'accordo
commerciale Mercosur tra quattro Paesi del sud America e l'UE, ha un potenziale
distruttivo enorme per quanto riguarda passi avanti per gli animali in
Europa. Gli standard di tutela degli animali allevati nei Paesi
di origine, così come i farmaci e le sostanze autorizzate, sono infatti diversi e
peggiorativi rispetto alle normative UE. Questo pone una concreta minaccia
al fatto che la revisione dei regolamenti per la tutela degli animali possa
andare a buon fine, considerato che un aspetto cruciale per rendere effettivi
gli standard europei è imporre anche ai prodotti importati gli stessi requisiti,
anche per creare un mercato senza vantaggi competitivi per chi applica ancora
meno tutele.
Lorenza Bianchi - Responsabile LAV Area Animali negli Allevamenti e Chair EfA Farm Animal Working Group