Provincia dovrà avviare una seria verifica delle mangiatoie per ungulati autorizzate nonostante le comprovate interazioni con gli orsi e quindi i rischi per i cittadini.
La sesta sezione del Consiglio di Stato ha pubblicato stamane la sentenza sul ricorso presentato da noi di LAV per contrastare il foraggiamento a fini venatori degli ungulati.
Il foraggiamento è una pratica utile ai cacciatori per incrementare il numero degli animali da uccidere, ma è scientificamente provato che danneggia gli ecosistemi, il benessere degli animali che si alimentano dalle mangiatoie e contribuisce a creare orsi confidenti, dunque potenzialmente pericolosi, nei confronti delle persone.
Siamo molto felici di questa importante vittoria per la quale ringraziamo le avvocate Casella, Ferroni, Squintu e Rizzi, una vittoria che arriva dopo anni di attività realizzate dalla LAV a beneficio della sicurezza dei cittadini e degli orsi, tentando di porre fine a una pratica utile solo ai cacciatori ma che incide anche sulla convivenza con gli orsi. Ora la Provincia di Trento deve adeguarsi alle indicazioni fornite dal massimo organo della giustizia Amministrativa.
IL FORAGGIAMENTO CREA ORSI “CONFIDENTI”
Il foraggiamento degli animali selvatici,
mediante l’installazione di strutture in legno, vere mangiatoie, che fungono da
contenitori e distributori di cibo, è una pratica assai diffusa su tutto il
territorio provinciale, allo scopo di fornire un surplus alimentare nel
periodo invernale agli ungulati, in particolare cervi e caprioli.
Si tratta di una pratica molto criticata dal mondo scientifico, perché altera
gli equilibri naturali tra fauna e territorio. Viola infatti la tutela della
biodiversità e degli ecosistemi come riconosciuta dalla sentenza del Consiglio
di Stato secondo cui "la tutela della biodiversità e dell’ecosistema,
affermata dall’art. 9 Cost. come modificato dalla l. cost. n. 1/2022 (...) dovrebbe
imporre di evitare quelle pratiche (nel caso in esame il foraggiamento) che
alterino l’equilibrio naturale ed il rapporto tra le specie animali e tra
queste ultime e l’uomo, comportando
conseguenze dannose maggiori rispetto ai benefici ritraibili dalle singole
specie
animali nel cui interesse la pratica è attuata”. (Consiglio di
Stato, sez. VI, n. 1077/2026).
Il foraggiamento può incidere molto sul comportamento degli orsi che, attratti dal cibo custodito nelle strutture costruite dall’uomo, diventano “confidenti”, perché tendono a perdere la naturale diffidenza nei confronti dell’essere umano. Lo stesso orso M90 è stato ucciso proprio perché, pur non avendo mai aggredito nessuno, aveva sviluppato un comportamento “confidente” a causa della frequentazione dei cassonetti dei rifiuti non adeguatamente protetti.
La Provincia di Trento ha sempre risposto in maniera evasiva, parziale - o addirittura non ha mai dato riscontro - alle richieste formulate dalla nostra associazione per porre fine alle attività di foraggiamento degli ungulati, costringendoci a rivolgerci alla Giustizia Amministrativa allo scopo di tutelare la sicurezza dei cittadini e degli orsi.
COSA CAMBIA CON QUESTA SENTENZA
La sentenza del Consiglio di Stato impone ora
alla Provincia di riesercitare il proprio potere di sospendere,
secondo i profili indicati dal Giudice Amministrativo, la pratica del
foraggiamento almeno nel Distretto della Alta Val di Non, Val di Sole,
Distretto di Chiese, Distretto Giudicarie e Distretto Rendena, tenendo conto dell'avvicinamento dell'orso
alle mangiatoie, dell’incidenza di questa pratica sul periodo di letargo
dell’orso, della vicinanza dell’orso e delle mangiatorie ad ambienti
frequentati dall’uomo, nonché delle evidenze scientifiche relative alla
correlazione tra approvvigionamento dell’orso con cibi messi a disposizione
dell’uomo e la maggiore aggressività dell'animale nei confronti dell’uomo
medesimo.
Per anni noi di LAV abbiamo chiesto alla Provincia di Trento lo smantellamento dei siti di foraggiamento, indicati dalle evidenze scientifiche quali elementi che possono mettere a rischio la sicurezza dei cittadini. La Provincia ha sempre risposto che tali strutture erano regolarmente autorizzate, infischiandosene della possibilità che qualche persona potesse entrare in contatto con orsi resi confidenti proprio da quelle strutture.