Settimana del prosciutto: quello che la campagna del MIPAAF non dice

Sta per iniziare la campagna del Mipaaf per promuovere il prosciutto italiano DOP, una campagna che nasconde troppi elementi fondamentali della realtà per definirsi di sostegno ad un “consumo consapevole e sostenibile”.

Nella campagna non si trova traccia della realtà degli allevamenti di suini nel nostro Paese - ampiamente documentata da LAV in diverse investigazioni sulle condizioni negli allevamenti - e la situazione di estrema sofferenza in cui versano troppo spesso gli animali, ammassati in capannoni sporchi, in pessime condizioni igienico-sanitarie, e sottoposti a routinarie mutilazioni illegali e castrazione senza anestesia o analgesici, né alcun controllo veterinario.

L’etichettatura secondo il nuovo Sistema Nazionale Qualità per il Benessere Animale, proposta dallo stesso Ministero dell’Agricoltura, insieme al Ministero della Salute, consentirebbe di etichettare prodotti provenienti da allevamenti in cui le scrofe sono confinate in gabbia e i suini subiscono le dolorose mutilazioni con il bollino di benessere animale: una misura inaccettabile che deve essere completamente rivista.

La filiera oggetto della campagna ha anche un enorme impatto ambientale e sanitario, come evidenzia la ricerca #CarissimaCarne. Eppure, il comparto non solo riceve un ingente sostegno alla produzione, ma anche attraverso finanziamenti per attività promozionali sia da fondi europei che nazionali.

In un momento di acceso dibattito in vista degli eventi della Cop26 sul clima, è necessario riconoscere il ruolo della zootecnia, ed intraprendere con urgenza una transizione alimentare verso cibi vegetali.