Orsa Amarena: siamo stati ammessi parte civile nel procedimento contro l’assassino dell’orsa
Noi di LAV siamo stati ammessi come parte civile nel processo contro l’assassino di Amarena. Si è da poco conclusa l’udienza presso il Tribunale di Avezzano che vede imputato l’uomo reo confesso di avere ucciso a fucilate l’orsa Amarena sotto gli occhi dei suoi cuccioli.
Siamo molto felici di entrare nel procedimento così da poter fornire ai Giudici ogni elemento utile affinché nel più breve tempo possibile si giunga alla condanna della persona che ha fucilato a bruciapelo, sparandole alle spalle, un’orsa che da tempo era diventata il simbolo della convivenza pacifica tra orsi e umani nell’area del Parco d’Abruzzo Lazio e Molise . Fra le altre cose chiederemo il sequestro di tutte le armi in possesso dell’assassino e l’interdizione perpetua alla loro detenzione.
Amarena sarà il simbolo della nostra battaglia anche in Trentino dove la giunta Fugatti si dimostra del tutto tollerante nei confronti degli atti di bracconaggio che sono costati la vita a più orsi negli ultimi anni, non avendo mai pronunciato una netta presa di posizione di condanna contro coloro che si macchiano del reato di uccisione di animali super protetti anche dalle norme internazionali.
La Giudice ha raccolto gli atti di richiesta di costituzione di parte civile di noi di LAV e delle tante associazioni che hanno chiesto che si faccia giustizia per un’orsa barbaramente uccisa a colpi di fucile nonostante non avesse mai avuto atteggiamenti aggressivi nei confronti degli esseri umani, tanto da essere diventata una sorta di simbolo per il territorio abruzzese, protagonista di numerosi video quando casualmente incrociava i centri abitati accompagnata dai suoi cuccioli.
Noi di LAV, e le altre associazioni, seguiremo ogni udienza per dare un contributo concreto e attivo perché si arrivi a una sentenza di condanna nel più breve tempo possibile, scongiurando il rischio di scorciatoie quali il patteggiamento o altri strumenti che possano alleggerire le responsabilità di un atto così violento ed efferato quale l’uccisione di una mamma nel preciso momento in cui stava educando i suoi piccoli alla vita. Nel frattempo, a livello nazionale, continuiamo a lavorare affinché si giunga ad un inasprimento delle pene previste per questo tipo di reati: è vergognoso che chi uccide un animale sull’orlo dell’estinzione rischi al massimo una condanna a poco più di due anni (che sicuramente non passerà in carcere) o un’ammenda inferiore al valore dell’arma con cui lo ha ucciso.