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FAQ

Catena corta che lega un cane? I cacciatori possono venire a sparare vicino a casa mia?  Cosa fare se vedo un maltrattamento di animali? E’ lecito mettere le aragoste poste vive sul ghiaccio per la vendita?

Questo è un piccolo compendio delle domande più comuni e delle risposte che possono aiutarci a difendere meglio i nostri diritti di cittadini e  quelli degli animali.

Rivolgendoci all’interlocutore giusto e citando gli estremi di una legge potremo evitare risposte evasive o “scaricabarile”.

Maltrattamenti
Cosa fare dopo aver sporto la denuncia?

Successivamente alla presentazione della denuncia è consigliabile chiedere, dopo un certo periodo di tempo (qualche mese, di norma) qual è stato l'esito dell'atto.
In caso sia stata chiesta l'archiviazione può esserne richiesta copia, valutarne i motivi ed eventualmente fare opposizione, nel termine di 10 gg.
Nei casi di inerzia degli organi di Polizia Giudiziaria può essere segnalato il fatto ai superiori ed al Procuratore della Repubblica.

Viene considerata reato anche l'uccisione di animali propri?

L'uccisione gratuita è punita a norma dell'art. 544-bis c.p. , uccisione di animali: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi.”

Cosa prevede l’art. 544-ter del codice penale?

L’art. 544-ter c.p. (Maltrattamento di animali) stabilisce che “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale.”

Quali fattispecie criminose sono ricomprese nell'art.727 del codice penale?

L'art. 727 c.p., riformulato dalla legge 189/04, punisce chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro. Inoltre prevede la stessa pena per chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze.

Cosa fare nel caso in cui si ravvisi un maltrattamento su animali?

In caso di illeciti previsti dall'art. 544-ter del codice penale, è possibile sporgere denuncia (orale o scritta) presso un qualsiasi organo di polizia giudiziaria (Polizia, Carabinieri, polizia municipale, Corpo Forestale, ecc.), o presso la cancelleria del Procuratore della Repubblica.
La Polizia giudiziaria è obbligata a riceverla e ad accertare il reato per impedire che questo venga portato ad ulteriori conseguenze (art. 55 c.p.p.).
La denuncia deve contenere i dati del denunciante (non è consentito l'anonimato), una precisa esposizione dei fatti, l'indicazione dei responsabili e degli elementi che possano condurre all'individuazione di essi (è comunque possibile agire "contro ignoti"), i nomi di eventuali testimoni, infine la data e la sottoscrizione.

Detenzione animali
Ci sono delle regole precise sulla detenzione di un cane in catene?

La catena deve consistere in un anello scorrevole, su un filo metallico lungo almeno 3, 6 o 8 metri (a seconda del Comune o della Regione dove vigono Ordinanze, Regolamenti o leggi regionali) e teso tra due punti fissi: in questo modo si eviterà che la catena si attorcigli attorno ad un palo, compromettendo i liberi movimenti del cane.
La catena deve essere lunga tanto da permettere al cane di sdraiarsi a terra e deve essere dotata di moschettoni rotanti alle due estremità, per evitare lo strangolamento.
Infine, il collare del cane deve essere morbido e deve essere legato alla catena solo eccezionalmente, permettendogli comunque la possibilità di almeno due corse giornaliere.

E' reato abbandonare un cane?

L'articolo 727 del codice penale punisce chi "abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività, con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro.” E' quindi possibile sporgere denuncia presso un qualsiasi organo di Polizia Giudiziaria. Il ritrovamento di un cane vagante deve essere denunciato ad uno dei suddetti organi o al Servizio Veterinario della Asl, ai sensi della legge nazionale 281/91 sulla tutela degli animali d'affezione e la prevenzione del randagismo (la consegna al canile senza denuncia comporta l'acquisizione della qualifica di proprietario e il pagamento delle spese sanitarie e di mantenimento).
Successivamente, il cane è consegnato al Sindaco del luogo in cui è stato ritrovato, e tramite il canile (pubblico o privato), potrà essere predisposto un affidamento temporaneo.

E' possibile fare accattonaggio con animali?

Contro il fenomeno dell'accattonaggio con gli animali è possibile, innanzitutto, far riferimento alle ordinanze del Sindaco o ai Regolamenti comunali che, sempre più spesso, si stanno schierando per vietare tale pratica.
E' inoltre possibile invocare l'articolo 544-ter del codice penale, che può essere applicato nel caso in cui l'animale sia sottoposto ad eccessive fatiche (spesso, per esempio, si è fatto uso di cagne debilitate per gravidanze ripetute, di cucciolate appena nate o di animali in cattivo stato di salute.). invece, nel caso in cui l’animale sia detenuto in condizioni incompatibili con la sua natura, è possibile applicare l’art. 727 c.p.
In questi casi si può intervenire presso il Servizio Veterinario della Asl e tramite esposto alla Polizia Municipale competente per territorio.
Le sanzioni amministrative comminate vanno da un minimo di 50mila lire fino ad un milione, ed è, inoltre, possibile ottenere il sequestro o la confisca degli animali utilizzati.

Chi è responsabile per i danni provocati da un animale?

L'art. 2052 del codice civile pone a carico del proprietario o del detentore dell'animale una presunzione di responsabilità: questi, dunque, sono sempre responsabili per i danni cagionati dall'animale anche in casi di smarrimento o fuga, salvo che si provi il caso fortuito.

Cosa fare in caso di continuo abbaiare del cane?

Il continuo abbaiare di un cane, che innanzitutto può essere un segno di disagio per l'animale e dovrebbe essere prontamente affrontato e risolto dal custode, deve basarsi comunque sulla segnalazione di più persone e monitorato dal Servizio veterinario della Asl, il quale dovrà accertare che questo sia una abbaiare continuo e non periodico.
Alla fattispecie si applica l'art. 844 del codice civile (immissioni moleste), secondo il quale la parte che le subisce può chiedere al giudice la cessazione ed il risarcimento del danno. E’ ipotizzabile anche l’applicazione dell’art. 659 c.p.. disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone. Verrà poi stabilito caso per caso dal giudice se tali immissioni - tra queste si annovera anche il cattivo odore del cane - superino la soglia della normale tollerabilità. 

Animali in condominio
Il Regolamento condominiale può sancire il divieto di tenere animali nell'appartamento? 

Il divieto di tenere negli appartamenti animali domestici non può essere stabilito legittimamente dal Regolamento condominiale, sia a norma dall'art.1138 del codice civile, secondo il quale le norme del regolamento non possono in alcun modo menomare i diritti di proprietà e di godimento spettanti a ciascuno dei condomini nell'ambito della proprietà esclusiva, sia per evitare che vi sia contrasto con la legge nazionale sul randagismo 281/91, la quale, invece, sancisce la tutela gli animali d'affezione e sanziona l'abbandono.
L'unico divieto ammissibile in questo senso può essere contenuto solamente nel contratto d'affitto stipulato tra il proprietario ed il locatore.

Vi sono delle condizioni da rispettare per detenere animali domestici in un appartamento? 

Le regole da seguire nella detenzione di un animale domestico in condominio riguardano soprattutto i problemi igienico-sanitari che possono essere facilmente risolti con un adeguata pulizia e cura dell'animale, nonché il disturbo della quiete pubblica, per il quale i vicini possono essere legittimati ad agire in giudizio, nel caso in cui l'abbaiare del cane arrechi gravi disturbi a norma dell'art. 844 c.c..
Per quanto riguarda, inoltre, il diritto di uso dell'ascensore o delle scale del condominio, considerate "parti comuni del condominio" (art.1117 del codice civile), questo non può essere menomato dal regolamento.
Sono sanzionabili, pero', quelle condotte che provocano il deterioramento, la distruzione, o che deturpano o imbrattano cose mobili o immobili altrui (art.635 c.p. "danneggiamento", art. 639 c.p. "deturpamento o imbrattamento di cose altrui").

Come difendersi dalla minaccia di avvelenamento di un animale domestico? 

In caso di minaccia di avvelenamento di un cane, è possibile presentare una denuncia-querela nei confronti dei responsabili, alla Polizia Municipale, alla Polizia di Stato, ai Carabinieri o al Corpo Forestale dello Stato.
Questa, infatti, configura i reati di cui all’articolo 638 e 544-bis c.p., cioè uccisione di animali, e quelli previsti dal Testo Unico delle Leggi Sanitarie, che punisce la distribuzione di sostanze velenose.

Animali e Spettacoli (Mostre cuccioli / feste / sagre / palii)
Esistono delle regole per la detenzione degli animali nei circhi? 

Non esistendo una normativa che stabilisca le dimensioni minime per la detenzione degli animali nei circhi stabili o itineranti, o negli zoo, si è sopperito con dei "criteri per il mantenimento di animali nei circhi e nelle mostre viaggianti", formulati dall'Autorità Scientifica Cites del Ministero dell'Ambiente il 10 maggio 2000, sulla base dei quali si ottiene la certificazione di idoneità per la detenzione di specie che possono costituire pericolo per la salute e l'incolumità pubblica.
Queste regole minime vengono però palesemente disattese, come testimoniato anche dalle iniziative degli organi di polizia effettuate negli ultimi mesi.
In seguito al recepimento della Direttiva 1999/22 CE (29 marzo 1999) relativa alla custodia degli animali selvatici nei giardini zoologici, l'Italia, entro il prossimo anno, dovrà comunque dotarsi di una legge specifica sul settore.

Cosa si può fare nel caso cui si constati una cattiva detenzione degli animali? 

Nei casi di cattiva detenzione degli animali negli zoo, così come nei circhi o nelle mostra itineranti, è applicabile l'articolo art. 544-ter del codice penale, nel quale viene sanzionata la detenzione "in condizioni incompatibili con la natura" degli animali.
Queste devono essere accertate da un veterinario della ASL competente per territorio a cui è possibile fare un esposto, allegando - ove possibile- una documentazione fotografica delle condizioni denunciate.

Randagismo
Ci sono norme che tutelano i gatti randagi?

La legge nazionale 281/91 sulla tutela degli animali d'affezione e la prevenzione del randagismo, e le relative leggi regionali, dettano norme precise in materia, riconoscendo il diritto al territorio degli animali che vivono in stato di libertà.
La loro permanenza nelle aree pubbliche o private (tra cui i condomini) è legittimata e tutelata: i gatti che vivono in libertà, infatti, devono essere sterilizzati dall'autorità sanitaria competente per territorio, e rimessi nel loro gruppo; è consentito portargli da mangiare, con la sola accortezza di togliere il piattino del cibo, una volta finito, e lasciare tutto pulito; la ciotola dell'acqua, invece, deve essere sempre a disposizione (il diritto di dar da mangiare ai gatti randagi è sancito anche da una serie di pronunce giurisprudenziali).

Il cane va iscritto all'Anagrafe canina?

A norma della legge nazionale 281/91 per la prevenzione del randagismo, è prevista l'iscrizione all'Anagrafe Canina (istituite presso il Servizio veterinario delle Asl) entro tre mesi dalla nascita dell'animale o dall'inizio della detenzione dello stesso.
Nel libretto anagrafico verranno segnati i dati anagrafici del cane e del suo proprietario, ed un codice assegnato, tramite i quali si potrà facilmente risalire al proprietario in caso di smarrimento.
Il codice di riconoscimento dovrà essere impresso sull'animale, tramite tatuaggio indolore, tra il quarto e l'ottavo mese di vita o entro tre mesi dall'inizio della detenzione del cane.
Chiunque ometta di iscrivere il proprio cane all'Anagrafe canina è punito con una sanzione amministrativa compresa tra le 150 e le 600 mila lire (a seconda delle diverse disposizioni regionali); la stessa sanzione si applica a chi omette di sottoporre il cane a tatuaggio.

Quando è considerata lecita la soppressione di un cane?

Ai sensi dell’articolo 2 comma 6 della legge quadro 281/91“in materia di animali d’affezione e prevenzione del randagismo”, la soppressione di cani può avvenire solamente se questi siano “gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità”.
Una delle novità più importanti della legge nazionale sul randagismo consiste, infatti, nel divieto di soppressione dei cani vaganti catturati, che possono essere soppressi, solamente per pericolosità o malattia, in modo esclusivamente eutanasico.

Chi è il cane di quartiere?

L'istituzione del cane di quartiere, avutasi con l'attuazione della legge nazionale sul randagismo o con l'istituzione da parte del sindaco, costituisce una forma di adozione dei randagi da parte degli abitanti di una determinata zona, i quali devono provvedere alla cura dell'animale.
Il cane deve essere innanzitutto condotto al canile sanitario per l'identificazione ed il tatuaggio, i trattamenti sanitari e la sterilizzazione: subito dopo può essere reinserito nel quartiere di provenienza ed affidato alle cure di un tutore.

 

Vendita di animali
Come tutelarsi in caso di acquisto di un cane malato?

L'acquisto di un animale d'affezione è considerato un vero e proprio contratto di compravendita, ed è quindi regolato dalle norme del codice civile.
A parte la garanzia principale ex art. 1490 del codice civile, secondo il quale l'allevatore è tenuto a consegnare un animale che sia "esente da vizi che lo rendano inidoneo all'uso cui è destinato o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore", è possibile intentare un'azione redibitoria o estimatoria per dolo contro il venditore.
In questi casi si potrà ottenere una riduzione del prezzo pagato o l'annullamento del contratto, non essendo rese note le condizioni di salute dell'animale.
Il termine per iniziare una azione legale è fissato in otto giorni dalla scoperta del vizio (termine di decadenza) o entro un anno dalla consegna dell'animale (termine di prescrizione).

Cosa fare nel caso in cui sia constatata la vendita abusiva di datteri di mare? 

I datteri di mare sono una specie protetta, per cui ne è vietata la vendita a norma del DM del 16/10/98.
Si può quindi presentare un esposto scritto per chiedere l’intervento urgente a uno dei corpi di polizia.
Funzioni di polizia sono svolte anche dai servizi veterinari delle ASL competenti per territorio, assieme ai vigili urbani ed alla guardia costiera della capitaneria di porto più vicina.

Cosa fare quando si vedono al supermercato pesci o molluschi detenuti in cattive condizioni?

La consuetudine di vendere pesci, crostacei o molluschi esponendoli vivi sul banco, distesi su del ghiaccio e magari con le chele legate, è in contrasto con alcune norme di legge (il Decreto Legislativo. n .531/92 si applica a quelle all’ingrosso), le quali pur dovendo assicurare tutte le cautele indirizzate alla buona conservazione e protezione dell'alimento, non devono comunque essere causa di un inutile sofferenza per l'animale (in questo caso, infatti, sarebbe possibile applicare l'art. art. 544-ter del codice penale).
Una sentenza della Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un negoziante che "aveva incrudelito verso dei pesci lasciandoli in recipienti contenenti pochissima acqua, (…) prolungandone l'agonia": in casi come questi sarà possibile segnalare il fatto ad un agente di Polizia Giudiziaria tramite un esposto.

Sperimentazione animale
Che cos'è la sperimentazione animale? 

Per vivisezione s'intende qualsiasi esperimento eseguito su animali (cani, gatti, topi, mucche, suini, cavalli, pecore, pesci, uccelli etc.): si va dai test di tossicità acuta e cronica e irritazione della pelle, all'inalazione ed avvelenamento.
Gli vengono fatte ingerire sostanze tipo creme o pesticidi, vengono irradiati con raggi di ogni tipo e vengono torturati con elettrodi nel cervello.
Solo in Italia, ogni anno, vengono compiuti esperimenti su più di 3.500.000 animali, mentre nel mondo sono più di 400 milioni le vittime della vivisezione.

E' possibile per gli studenti universitari fare obiezione alla Vivisezione? 

La legge 413/93 ("norme sull'obiezione di coscienza alla sperimentazione animale") permette a medici, ricercatori, personale sanitario e studenti universitari a non prendere parte direttamente alle attività ed interventi riguardanti al sperimentazione animale.
L'obiezione di coscienza obbliga le Università ad organizzare corsi di studio alternativi per le facoltà scientifiche, e vieta qualsiasi tipo di discriminazione, accademica o economica, per chi vi aderisce.

Come si fa a sapere quali prodotti non sono testati sugli animali? 

Il DL n.126/97 ha fissato delle regole per le etichette che le aziende posso apporre volontariamente sui prodotti, ma è ancora assente una normativa chiara in materia: le diciture "testato clinicamente" o "testato dermatologicamente" non significano che questi non siano stati testati sugli animali.
Di alcuni prodotti, inoltre, non è stato testato sugli animali il prodotto finito, mentre non si può dire lo stesso per i singoli ingredienti.
La Coalizione Europea contro la Vivisezione, rappresentata in Italia dalla LAV, ha fatto un elenco di tutte le aziende, anche straniere, che hanno sottoscritto lo standard internazionale "non testato sugli animali".

Caccia
Cosa si può fare per scacciare i cacciatori dal proprio terreno? 

Nel caso in cui non vengano rispettate le distanze, stabilite dalla legge 11 febbraio 1992 n.157, è possibile sporgere denuncia presso un qualsiasi organo di Polizia Giudiziaria.
Le distanze che devono essere tenute in considerazione, entro le quali è vietata la caccia, sono: 100 metri da case, stabili e fabbricati, e 50 metri da strade e ferrovie; è, inoltre, vietato sparare ad una distanza inferiore a 150 metri in loro direzione.
Non è possibile cacciare il martedì e venerdì, giornate di silenzio venatorio ed
è vietata la caccia nei fondi agricoli in attualità di coltivazione (coltivazioni erbacee da seme, frutteti specializzati, vigneti e uliveti fino al raccolto, campi di soia, riso, mais fino al raccolto) anche se non recintati e tabellati (le Regioni possono comunque individuare altri terreni sui quali porre il divieto di caccia “in relazione alle esigenze di protezione di altre colture specializzate o intensive” (art. 15 comma 7) La sanzione prevista in caso di violazione va da 200.000 a 1.200.000 lire (da 500.000 a tremilioni se la violazione è ripetuta).

Di quali specie è vietata la cattura e la detenzione?

Di tutte, con esclusione delle specie cacciabili, ed anche in questo caso la possibilità viene limitata al periodo di caccia.
Gli animali non possono comunque essere posti vivi nelle gabbie, se non previa autorizzazione della Provincia.

Chi è competente ad intervenire nei casi di illeciti di caccia? 

La competenza è di tutti gli organi di Polizia Giudiziaria, con particolare riguardo la Polizia Forestale e le Guardie Provinciali.
Per evitare che i cacciatori entrino nel proprio terreno, si può provvedere alla chiusura (notificata agli uffici regionali caccia) del fondo, recintandolo con un muro, una rete metallica o altra effettiva chiusura di altezza non inferiore a 1,20 mt e applicando tabelle (esentasse) con la relativa indicazione.