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Oggi, 25 marzo, sciopero globale per il clima: i dati sull'impatto del consumo di carne sulla crisi climatica

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Ultimo aggiornamento

giovedì 24 marzo 2022 23:00

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Sono passati tre anni dal primo sciopero globale per il Clima del 15 marzo 2019, da allora le conseguenze della crisi climatica sono diventate sempre più evidenti, una fra tutte l’attuale siccità nel nostro Paese. Uno scenario disastroso, avvertono gli esperti, a cui si aggiunge lo sconvolgente evento del conflitto in Ucraina con le conseguenze in termini di perdite umane e non umane, di distruzione e di inquinamento incommensurabile.

Lo sciopero di oggi, con le efficaci mobilitazioni a livello globale, ci ricorda che l’emergenza climatica è anch’essa una guerra che mieterà innumerevoli vittime, se non agiamo subito. È una sfida globale da vincere velocemente per garantire un futuro al Pianeta e per farlo è necessario agire su molteplici fronti.

Uno di questi è il cambiamento radicale del sistema alimentare e la sua trasformazione in un sistema sostenibile, un sistema che il Pianeta sia davvero in grado di sostenere, e non sia tale solo a parole.

Il contributo del consumo di carne, pesce, uova e latticini alla crisi climatica è enorme, non possiamo fingere di non saperlo. Poco tempo fa, uno studio ha stimato il sistema alimentare come responsabile di un terzo di tutti i gas climalteranti emessi dall'attività umana, con la zootecnia che causa il doppio dell’impatto rispetto alla produzione di alimenti a base vegetale. Ricercatori della Stanford University e della University of California a Berkley, in una recente analisi, hanno rilevato come l’eliminazione degli allevamenti nei prossimi 15 anni condurrebbe a una riduzione netta del 68% delle emissioni climalteranti. Inoltre, il nuovo Rapporto IPCC, diffuso qualche settimana fa, ribadisce il ruolo chiave delle proteine vegetali per la salvaguardia del Pianeta. Il ragionamento è presto fatto: non esiste una transizione ecologica - una roadmap verso la possibile soluzione dell’emergenza climatica - senza un’immediata transizione alimentare che privilegi le proteine di origine vegetale rispetto ai cibi di origine animale. Lo abbiamo ribadito anche in occasione della Pre-Cop 26 e continueremo a farlo.

Nessuno si deve sentire troppo piccolo per fare la differenza in questo processo di cambiamento. A livello individuale possiamo decidere di non nutrire il sistema zootecnico distruttivo, scegliendo di essere vegan, a livello collettivo e politico possiamo far sentire il nostro peso chiedendo alle istituzioni di smetterla di dare sussidi a pioggia a pratiche che stanno distruggendo il Pianeta, di includere le emissioni del settore zootecnico nei target di riduzione di emissioni di gas serra e di incentivare la produzione proteine vegetali destinate direttamente al consumo umano e non ai mangimi.

Così facendo, si compiranno ampi passi avanti nel contrasto all’emergenza climatica, con positive e visibili ricadute sulla giustizia sociale e sulla pace e sulla vita di miliardi di animali.


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